Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / L'Heartland mediorientale

L'Heartland mediorientale

di Daniele Perra - 03/03/2026

L'Heartland mediorientale

Fonte: Daniele Perra

L'analista geopolitico Stefano Vernole ha detto una cosa che mi trova perfettamente d'accordo: l'assassinio di Qassem Soleimani (2020, prima amministrazione Trump) è stato, sul piano strategico (sia ben chiaro), più rilevante dell'assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei. 
Soleimani era colui che aveva costruito uno schema di difesa su molteplici linee della Repubblica Islamica (che lui definiva in termini di "santuario", un territorio sacro), utilizzando le milizie, sciite e non, libanesi, siriane ed irachene. Appare evidente come tale schema sia venuto meno con la caduta di Damasco, la drastica riduzione dei canali di sostegno per Hezbollah in Libano (la conseguente aggressione israeliana allo stesso) e la pressione sui governi sia libanese che iracheno (da parte degli Stati Uniti) per disarmare suddetti gruppi militanti armati. Di fatto, una volta che questo modello strategico si è rotto, sono iniziati gli attacchi diretti contro l'Iran. 
Come scritto in altre occasioni, al momento, l'obiettivo di scatenare un sommovimento popolare contro le istituzioni iraniane (come suggerisce Pete Hegseth, autore di un libro squallido dal titolo "Crociata Americana, di cui comunque consiglio la lettura almeno per capire il livello di fanatismo pro-israeliano che contraddistingue i vertici politici americani) sembra ancora lontano dal verificarsi. 
Tra l'altro, gli Stati Uniti, nonostante i fallimenti, ripropongono questa strategia con una imbarazzante e sadica continuità. Già tra il 1941 ed il 1945, le campagne di bombardamenti indiscriminati contro Giappone e Germania avevano il medesimo obiettivo. Risultato: centinaia di migliaia di civili morti. Per ciò che concerne l'Iran, ancora una volta, si parla di attacchi mirati. Tuttavia, oltre a scuole (colpite in pieno giorno) e ospedali, vengono presi di mira anche siti storici. Ad esempio, lo splendido Palazzo Golestan di Teheran è finito sotto le bombe. Non si capisce quale sia il vantaggio strategico di distruggere un museo. Ma questo rientra in un progetto più ampio che prevede l'annichilimento culturale di una civiltà millenaria in nome del profitto e dell'accumulazione di risorse da poter usare nel confronto con la Cina. 
Un altro degli obiettivi, in fin dei conti, è quello di eliminare lo sciismo come "religione politica" in quello che è l'Heartland mediorientale: l'arco settentrionale del Golfo Persico dove la popolazione è in maggioranza sciita e dove si trovano ingenti risorse naturali. Questa regione, ad oggi, è il vero e proprio cuore della geopolitica globale. 
Come detto in precedenza, l'obiettivo del crollo sistemico iraniano sembra ancora lontano dall'essere raggiunto. A questo proposito, andrebbe anche sottolineato che la strategia USA-Israele si fonda sull'individualismo esasperato ed ignorante proprio della tradizione liberal-capitalistica; quella secondo cui un volta tagliata una testa (una volta eliminato un individuo) si risolvono tutti i problemi. Questa idea è incapace di comprendere che esistono culture in cui la comunità ha preminenza sull'individuo singolo. Non ha funzionato con Hamas in Palestina, né con Hezbollah in Libano. Anzi, paradossalmente, con la decapitazione dei vertici della Repubblica Islamica, USA e Israele stanno favorendo una transizione verso le generazioni più giovani che, forse, avrebbe richiesto molto più tempo. 
Ad ogni modo, qui volevo concentrarmi sulla figura di Alireza Arafi: Guida Suprema "ad interim" dopo la morte di Khamenei. Bene, Arafi è sia un teologo che un esperto di cybersicurezza ed IA. A tutti gli effetti è un uomo di Khamenei, che lo ha seguito passo passo per tutta la sua carriera religiosa, universitaria e politica. Proveniente da una famiglia che, si dice, rimase zoroastriana fino al XIX secolo, Arafi ha avuto un ruolo di primo piano nell'Università al-Mustafa di Qom e nella diffusione di seminari sciiti all'estero: Africa e Asia. Arafi, inoltre, è in ottimi rapporti con al-Sistani, il grande ayatollah iracheno che solo qualche tempo fa Israele aveva inserito nella lista delle persone da eliminare. Curioso perché al-Sistani non ha mai espresso particolare simpatia per quello che in Occidente viene definito in modo anche dispregiativo come "khomeinismo". L'ayatollah, che ha avuto un ruolo di rilievo nella sconfitta dell'ISIS in Iraq (altro fattore che lo rende antipatico ad Israele), inoltre, ha recentemente lanciato un appello al popolo iraniano per mantenere l'unità di fronte alla nuova aggressione USA-Israele. 
La sua eventuale eliminazione, dunque, come scritto sopra, si porrebbe perfettamente in linea con la strategia di cancellazione dello sciismo come religione di opposizione alla costruzione della "Grande Israele" sia geoeconomica che geopolitica: ovvero, un Medio Oriente, nella sua interezza, sotto diretto controllo sionista.