Differenzialismo
di Francesco Petrone - 22/08/2026

Fonte: Francesco Petrone
Per comprendere dove nasce la teoria della società multietnica e multiculturale occorre risalire al filosofo tedesco Johann Gottfried Herder, 1744-1803. Il pensatore polemizzava contro l'Illuminismo francese che diceva: esiste una sola civiltà, quella razionale e universale, e noi francesi ne siamo l'esempio più alto, gli altri devono assimilarsi.
Herder rovescia questa affermazione che a lui sembra assurda e ribatte: ogni popolo, Volk, ha la sua anima, la sua lingua, il suo spirito.
Ogni cultura è un organismo unico e irripetibile, non si può giudicare dall'esterno. Non esiste una scala da selvaggio a civile, esiste solo una pluralità di culture, ognuna con un suo valore proprio nella sua terra. Quello di Herder è il relativismo culturale romantico. Da queste idee nasce il nazionalismo culturale: ogni popolo deve avere la sua nazione, la sua lingua, il suo stato, nella sua terra. Ed è da lì che nasce, in seguito, l'antropologia culturale. Franz Boas negli USA ne è l'erede ideale.
In quella stessa linea, Oswald Spengler porterà l'idea all'estremo: ogni civiltà è una pianta che nasce, cresce e muore. Non si possono mescolare. Sono incomparabili.
Negli anni sessanta e settanta il liberalismo progressista americano e canadese ha preso lo stesso principio herderiano, l'idea che ogni cultura abbia un valore proprio, e lo ha applicato in senso opposto. Herder diceva: ogni cultura ha pari dignità e per questo deve restare distinta, radicata nella sua terra, non mescolata. Il multiculturalismo moderno dice il contrario: ogni cultura ha pari dignità e per questo possiamo mescolarle tutte insieme nello stesso spazio e farle convivere. È letteralmente un rovesciamento di 180 gradi.
Herder era anti-assimilazionista verso l'esterno: non voleva che i tedeschi diventassero francesi. Il multiculturalismo è anti-assimilazionista verso l'interno: non vuole che l'immigrato diventi americano, canadese o italiano. Il primo vuole proteggere la diversità separando. Il secondo vuole proteggere la diversità mescolando.
Herder non avrebbe mai pensato a un quartiere di un unico Stato dove convivono venti culture con pari dignità. Per lui sarebbe stato il caos, la morte di tutte le culture. Da questa confusione nascono tutte le contraddizioni di oggi. Se ogni cultura ha davvero pari dignità e valori opposti, come le fai convivere con una sola legge?
Se trasliamo su questo punto il pensiero di Leopardi nello Zibaldone, la conseguenza diventa chiara: se come dice il poeta ogni morale nasce non da una essenza necessaria ma da una volontà, sia essa di Dio o di una cultura, allora ammettere infinite culture con pari dignità significa ammettere infinite morali ugualmente legittime e tra loro incompatibili. A quel punto una legge comune non può più fondarsi sul vero e sul giusto, ma solo su tre surrogati: sulla forza di chi detiene il potere, su una procedura vuota che rinuncia a giudicare, o su una nuova morale assoluta mascherata da tolleranza che si impone come giudice di tutte le altre, ricadendo così esattamente nell'assolutismo che voleva negare.
