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Sciacalli

di Andrea Zhok - 22/08/2026

Sciacalli

Fonte: Andrea Zhok

Rimbomba su giornali e social media il caso di una bambina di 4 anni morta forse di difterite.
Sul caso specifico c’è poco da dire finché non verranno fatti i dovuti accertamenti da parte delle autorità competenti.
Più interessante è notare il senso dell’operazione di roboante sciacallaggio, avviata da giornali e telegiornali sul corpo ancora caldo di una bambina.
L’oggetto dell’operazione è il fatto che la bambina, a quanto sembra, non fosse vaccinata contro la difterite. Sulla base di questo fatto si è scatenata la torma dei burionidi, nostalgici del bei tempi del Covid.
Ora, premesso che - per quel poco che contano i pareri personali - credo che vaccinarsi per una malattia seria, per cui esiste un vaccino ben testato, come la difterite sia assai raccomandabile, la cosa più interessante da notare mi pare un’altra.
La difterite è una malattia seria, ma si cura. Qui, a quanto pare, non è stata curata.
Ora se cominciamo ad avere un sistema sanitario sovraccarico, medici di famiglia introvabili, sanitari affaticati e con sempre minore esperienza clinica, la possibilità di NON venire curati per problemi CURABILI cresce esponenzialmente.
Questo è il dettaglio che viene sempre trascurato quando si scatenano le tempeste sul tema “vaccini”.
I vaccini sono dispositivi somministrabili da chiunque, che rappresentano un trasferimento diretto dalle casse pubbliche alle multinazionali del farmaco.
Le vaccinazioni sono quel mezzo sanitario che, se funziona, salta la necessità della cura (anche se le cure esistono e nessuna vaccinazione copre al 100%).
Pompare i vaccini significa immaginare un sistema in cui non c’è bisogno di cure ospedaliere.
Ora, concedendo tutto quello che si vuole sull’utilità dei vaccini, che non è qui in discussione, nessuno vede uno schema in un sistema che:
a) terrorizza la popolazione amplificando ogni notizia a ciò funzionale;
b) cura i malati in modo sempre più inefficiente, spingendoli verso il privato;
c) promuove come salvifico l’unico dispositivo sanitario che non richiede ospedali pubblici funzionanti e che rappresenta un guadagno netto per le aziende farmaceutiche?
Non cascano troppo bene tutte le tessere del puzzle?