Felicità
di Martino Mora - 18/05/2026

Fonte: Martino Mora
Jean Baptiste Say, il fondatore dell’economia politica in Francia, così sentenziava a inizio Ottocento: La felicità di un individuo è proporzionale alla quantità di bisogni che può soddisfare, ovvero la felicità è proporzionale alla quantità di prodotti di cui può disporre”.
L’economista liberale Say, allievo francese di Adam Smith e amico personale di David Ricardo, riassumeva così quella concezione materialista della felicità che lo storico cattolico tradizionalista Gonzague de Reynold definì con disprezzo, sulla scia di Thomas Carlyle, come “la filosofia dei maiali”.
E’ proprio questa felicità dei maiali che incarna la visione del materialismo pratico diffuso nella ”società opulenta” (Galbraith) e consumista del capitalismo avanzato, la principale causa della scristianizzazione delle masse. E quindi del nichilismo attuale.
Le masse infatti non vanno più in chiesa, ma sciamano al centro commerciale, al fast food, alla palestra per il fitness.
La caua principale, non l’unica. Subito dopo viene l’orrendo tradimento perpetrato dalle gerarchie cattoliche a partire dal Concilio Vaticano II.
Ma non è stato forse anche questo tradimento un cedimento graduale e infine definitivo ai vincitori della Seconda guerra mondiale, e poi anche della Guerra fredda, portatori della felicità dei maiali?
Da questo materialismo economicista non si poteva che scendere.
Sempre più giù: dal panerotismo sessantottino all’istintualismo allucinato e drogato di massa, dalla pornografia onnipresente al tribalismo rockettaro, dal femminismo folle e feroce al laidissimo genderismo, infine al transessualismo più folle.
Per non parlare degli osceni menestrelli tatuati dei rave, del rap e del trap. E del carnevale osceno dei Pride.
E non dimentichiamo che se la filosofia dei maiali trionfa a sinistra, è ben presente anche a destra. Essa forse non unisce un Biden a un Trump? Un Macron a un Merz?
O da noi un Berlusconi a un Prodi, un Renzi a un Salvini, una Meloni a una Salis? Tutti loro sottoscriverebbero, se sinceri, le parole di Jean Baptiste Say. La stessa cosa vale per gli operatori dei media. Del laido mondo dello spettacolo è inutile parlarne.
Soprattutto la felicità dei maili è tipica dell’elite plutocratica del grande capitale. La vera gerarchia rovesciata “epsteiniana” che governa oggi il mondo occidentale.
Conducendolo a trionfale e definitiva sventura.
