L’Epopea nazionale Shāh-nāmeh di Ferdowsi: mito fondante e identitario dell’Iran
di Maria Morigi - 18/05/2026

Fonte: Come Don Chisciotte
Il giorno 25 del mese di Ordibehesht del calendario iraniano si è commemorato Abol-Ghāsem Ferdowsi, detto Hakim (saggio / sapiente) come titolo onorifico. La stessa giornata è stata anche dedicata alla tutela della lingua persiana attraverso la campagna internazionale “Persiano, lingua della cultura e della civiltà iraniana”, lanciata nel maggio 2026 dalla Fondazione Saadi in collaborazione con l’Organizzazione per la Cultura e le Relazioni Islamiche. L’iniziativa promuove la lingua persiana e la conoscenza del pensiero e del patrimonio storico dell’Iran. Quest’anno l’importante duplice anniversario è stato lo scorso Venerdì 15 maggio.
Ferdowsi pseudonimo di Abū al-Qasem Manṣūr (nato c. 935 e morto c. 1020-26, nell’antica città di Ṭūs provincia Razavi Khorasan) è autore dello Shāh-nāmeh (Libro dei Re) poema monumentale di quasi 60.000 distici. La vita del poeta è quasi leggendaria, poiché l’unica fonte affidabile è Neẓāmī-ye ʿArūẓī che visitò la tomba di Ferdowsi un secolo dopo la sua morte raccogliendo testimonianze.
Lo Shāh-nāmeh, summa della storia leggendaria della Persia del periodo preislamico ed una delle opere più importanti della poesia orientale, copre circa 2000 anni di tradizioni e storia. Per gli iraniani è la storia di un glorioso passato, tramandato in versi nobili e solenni. La versione poetica si basa su un’opera in prosa precedente di Ferdowsi stesso e, in parte, traduzione di Khvatāy-nāmak, testo pahlavi (lingua medio-persiana) sulla storia dei re di Persia dai tempi mitici al regno di Cosroe II (590-628), cioè fino alla caduta della dinastia sasanide per opera degli arabi a metà del VII secolo. Lo Shāh-nāmeh, scritto in lingua persiana con una minima mescolanza di arabo, fu completato nel 1010 e presentato a Maḥmūd di Ghazna, che a quel tempo era sultano del Khorāsān.
Il poema è introdotto da lodi a Dio, all’Intelligenza divina e umana, lodi al profeta Maometto e ai suoi primi seguaci e dal racconto della creazione. La struttura narrativa si articola in quattro fasi:
1- Età Mitica (Pishdadian) narra la nascita della civiltà persiana, la scoperta del fuoco, l’istituzione delle caste sociali e la lotta contro il male. Primo uomo e primo re è Kaiomortz (o Gayumars) che visse in una grotta e insegnò agli uomini a vestirsi di pelli. In tale epoca mitica i sovrani rappresentano l’evoluzione della civiltà e il diritto divino a governare (farr). Ad esempio il Re Jamshid istituì il Nowruz (Capodanno) e divise la società in classi ma perse il favore divino per la sua superbia.
2- Età Eroico-Leggendaria (Kayānian) narra la guerra secolare degli Irani contro i Turani dell’Asia settentrionale e con i Devi (Devs) Demoni creazioni di Ahriman, Signore del Male. La guerra contro i Devi e i Turani rappresenta la lotta tra il Bene e il Male, fra il creatore, Ormuzd, e il demonio Ahriman: una guerra religiosa, alla quale prendono parte tutti i re e gli eroi del popolo persiano guerriero. Tra i sovrani troviamo Fereydun che sconfigge il re tiranno Zahhak – rappresentato con due serpenti che gli crescono sulle spalle e che si nutrono di cervelli umani – e divide il mondo tra i suoi tre figli, dando inizio alla faida millenaria tra Iran e Turan. Questa parte eroica del poema include il ciclo di Rostam, il più grande eroe della mitologia persiana, che difende il trono da nemici come Turan.
3- Età Storica (Tariji) narra in modo favoloso la storia dei re arsacidi e sasanidi, tra cui Kay Khosrow, considerato il re ideale e saggio che alla fine del suo regno decide di ritirarsi, ed Iskandar (Alessandro Magno) presentato non come un conquistatore straniero, ma come un saggio, erede legittimo al trono. La storia dei Sassanidi arriva fino al 651 dell’Era volgare, quando la Persia fu conquistata dagli Arabi.
Le leggende più antiche cui attinge il Libro dei Re provengono da testi religiosi del Medio Evo iranico e dallo Zend Avesta il testo sacro attribuito a Zoroastro. Molte leggende risalgono anche ai Veda, i testi sacri fondanti dell’induismo composti in lingua sanscrita dal 2200 a.C. circa, e specialmente al Rig-Veda, dove si trovano figure mitiche simili: ad esempio Yima – l’eroe civilizzatore che insegnò l’agricoltura, addomesticò i primi animali e salvò dal Diluvio uomini buoni, animali e semi delle piante – è una rivisitazione del mito di Vivaswati divinità solare vedica presente nei Veda.
Nella seconda parte eroico-leggendaria, coinvolto nelle avventure più famose dell’intero poema, emerge Rostam, il più potente degli eroi persiani, figlio di Zal e Rudaba. Fin dalla nascita Rostam è un essere straordinario, infatti la gravidanza della madre di Rostam fu prolungata a causa delle formidabili dimensioni del nascituro, ma il parto si risolse con l’intervento di Simurgh (uccello gigantesco di immenso potere, simbolo di sapienza e purificazione) che insegnò come praticare un Rostamzad (parto cesareo) salvando sia la madre che il bambino. Ancora fanciullo Rostam uccide l’elefante bianco impazzito del re Manuchehr con un solo colpo della mazza e cattura il celeberrimo stallone Rakhsh dal manto luccicante. Nella tradizione Rostam si ricollega a Surena, generale partico del I secolo a.C., celebre protagonista della vittoria contro i Romani nella battaglia di Carre del 53 a.C. Il personaggio storico e il mitico Rostam sono entrambi paladini e difensori della Persia.
Nella parte intitolata Haft Khan-e Rostam (le Sette Fatiche di Rostam) gli eroi che affrontano imprese seriali (come il greco Ercole) sono due: lo stesso Rostam ed Esfandyar, figlio del re Goshtasp, conosciuto principalmente per la battaglia con Rostam, uno degli episodi più lunghi e salenti del poema. Tra le loro imprese memorabili: uccidere il Drago, sventare il complotto della Strega e ucciderla, punire il Signore dei Cavalli di Olad, combattere Div-e Sepid, il Demone Bianco, Capo dei Demoni che viene ucciso in un’epica battaglia nell’ultima fatica. Fra le storie più famose di Rostam vi è quella in cui l’eroe uccide involontariamente il suo stesso figlio, Sohrab, senza che nessuno dei due conoscesse l’identità dell’avversario. Da notare la similitudine tra la vicenda di Rostam e quella dell’eroe irlandese Cú Chulainn: entrambi guerrieri invincibili, massacratori di bestie feroci, ma anche uccisori dei propri figli, infine assassinati a tradimento e capaci di uccidere il proprio assassino prima di morire.
Lo Shāh-nāmeh, spesso paragonato ai poemi omerici o alla Divina Commedia per il suo ruolo identitario, ha avuto diffusione in tutta la “Grande Persia”, dall’Afghanistan, Uzbekistan, Tagikistan e in tutta l’Asia Centrale fino all’India del Nord. Numerosi esemplari manoscritti furono miniati e illustrati presso grandi scuole di pittura e diffusi nelle corti orientali, dai turchi Selgiuchidi ai Safavidi ai Timuridi, da Esfahan a Herat. Il poema è stato inoltre studiato, tradotto e apprezzato in Occidente; merito dell’Italia è di conservare la più antica copia del poema presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Nel 2025, Luni Editrice ha ripubblicato un’edizione integrale (4112 pagine, in 6 volumi), basata sulla storica traduzione di Italo Pizzi, prima traduzione integrale in una lingua europea condotta sul testo originale, pubblicata a Torino tra 1886 e 1888, un capolavoro della nostra filologia, cui Pizzi dedicò l’intera vita.
A Tus, città natale del poeta, il complesso del maestoso Mausoleo di Ferdowsi, uno dei più belli dell’Iran, è ispirato alla tomba di Ciro il Grande con elementi decorativi di epoca achemenide. Fu costruito nel 1935 nel giardino della casa del poeta alla ricorrenza dei mille anni dalla sua nascita, da tutto il mondo invitando alle celebrazioni i più grandi orientalisti esperti dello Shāh-nāmeh e iranisti.
Maria Morigi. Nata a Ravenna, laureata in archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso l’Università di Trieste, è stata docente in Istituti e Licei artistici a Udine e a Trieste. Si è dedicata allo studio di storia delle religioni orientali, ricerca archeologica, tutela di beni culturali e patrimonio, specie per l’Afghanistan e per le regioni autonome cinesi del Tibet e dello Xinjiang, con attenzione ai caratteri storici, politici, culturali ed etnico-sociali di quelle aree. Ha svolto catalogazione presso il Museo Archeologico di Aquileja e seguito missioni di scavo in vari paesi (Turchia, Pakistan, Iran, Cina e regione dello Xinjiang).
