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I file Chomsky-Epstein: una rete di connessioni tra un famoso accademico di sinistra e un noto pedofilo

di Alan MacLeod - 10/02/2026

I file Chomsky-Epstein: una rete di connessioni tra un famoso accademico di sinistra e un noto pedofilo

Fonte: Come Don Chisciotte

I 6 PUNTI CHIAVE DI QUESTA INDAGINE:

* Fino al momento del suo arresto per abuso di minori, Chomsky aveva fatto da consulente ad Epstein sulla gestione delle crisi, simpatizzando con lui per il “modo orribile in cui veniva trattato dalla stampa e dall’opinione pubblica”.

* In diverse occasioni, Chomsky aveva espresso il desiderio di visitare Little St. James Island, luogo dei famigerati crimini sessuali di Epstein.

* Chomsky aveva volato sul jet “Lolita Express” di Epstein, aveva soggiornato nelle sue ville a Manhattan e Parigi e lo aveva incontrato regolarmente per cene e altri eventi sociali.

* Chomsky aveva incontrato in gran segreto una serie di altri personaggi altamente discutibili, tra cui Steve Bannon, Woody Allen ed Ehud Barak. 

* Chomsky considerava Epstein il suo “migliore amico” e il suo più stretto consigliere e scambiava regolarmente regali con il pedofilo caduto in disgrazia.

* Chomsky aveva rotto i rapporti con i figli anche a causa delle loro proteste contro i suoi tentativi di nominare il contabile e braccio destro di Epstein nel consiglio di amministrazione del fondo fiduciario della famiglia. 

Documenti recentemente resi pubblici hanno fatto luce sull’insolita relazione tra il famoso professore di sinistra Noam Chomsky e il pedofilo caduto in disgrazia Jeffrey Epstein. Analizzando oltre 3800 e-mail e messaggi di testo che coinvolgono l’accademico MintPress News ha scoperto una profonda e pluriennale amicizia tra i due, che erano diventati “migliori amici” e confidenti l’uno dell’altro. Chomsky aveva volato sul famigerato jet “Lolita Express” di Epstein, soggiornato nei suoi appartamenti a Manhattan e Parigi ed espresso in più occasioni il desiderio di visitare Little St. James Island, luogo in cui Epstein aveva commesso molti dei suoi più orrendi crimini sessuali.

Anni di cene e scambi di regali, eventi che spesso avevano visto la partecipazione di altri personaggi molto controversi, come il regista caduto in disgrazia Woody Allen, lo stratega politico di estrema destra Steve Bannon e l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, avevano creato una profonda amicizia i due. Chomsky era diventato una figura chiave nei tentativi di Epstein di gestire le crisi, condividendo le sue riflessioni sulle strategie per reprimere e contrastare quelli che aveva definito “attacchi velenosi [della stampa]” contro di lui. Nel frattempo, Epstein era diventato il fidato consulente legale e finanziario del famoso filosofo politico, un fatto che avrebbe portato ad un collasso quasi totale del rapporto tra Noam e i suoi figli.

Questa è la storia del rapporto finora sconosciuto tra l’uomo che il New York Times aveva definito “il più importante intellettuale vivente” e il predatore sessuale più famigerato al mondo.

NOAM CHOMSKY: IL CRISIS MANAGER DI JEFFREY EPSTEIN

Nel 2008, dopo che trentasei giovani donne abusate – alcune delle quali di appena 14 anni – avevano denunciato il caso, il finanziere miliardario Jeffrey Epstein era stato condannato con l’accusa di reati sessuali su minori. Tuttavia, gli era stata inflitta una pena di soli 18 mesi, di cui ne aveva scontati solo 13 in un carcere di minima sicurezza da cui poteva uscire sei giorni alla settimana. Il procuratore federale che aveva stipulato questo accordo clemente avrebbe dichiarato di averlo fatto sotto costrizione e di aver ricevuto l’ordine di “lasciar perdere” perché Epstein “apparteneva ai servizi segreti”.

Il fatto che aveva portato alla luce i crimini di Epstein era stata la testimonianza di una delle sue vittima, Virginia Giuffre. La Giuffre aveva affermato che Epstein e la sua compagna Ghislaine Maxwell gestivano un giro di prostituzione a livello mondiale, in cui donne e ragazze venivano rapite e costrette ad avere rapporti sessuali con personaggi ricchi e potenti di tutto il mondo. Tra questi figuravano presumibilmente membri della famiglia reale come il principe Andrea, politici come Donald Trump e Bill Clinton e accademici come Alan Dershowitz. Secondo quanto riferito, Epstein avrebbe fatto fortuna conservando numerose prove dei loro crimini sessuali e ricattando i suoi clienti. Le precedenti pubblicazioni degli Epstein Files avevano chiaramente fatto capire che Epstein, come il padre e la famiglia della Maxwell, lavorava per i servizi segreti israeliani.

La testimonianza della Giuffre e di altre aveva scatenato un putiferio a livello mondiale, costringendo alla fine il governo degli Stati Uniti ad agire. Nel 2019, l’FBI aveva arrestato Epstein, incarcerandolo in una prigione di massima sicurezza a Manhattan. Poche settimane dopo era stato trovato morto nella sua cella, in circostanze altamente sospette.

Epstein era consapevole che il cerchio si stava chiudendo. Mesi prima del suo arresto, in preda al panico aveva inviato a Chomsky una serie di e-mail chiedendo disperatamente consigli su come evitare le continue richieste di arresto [che apparivano sui media].

Il 23 febbraio 2019, aveva scritto:

Noam. Mi piacerebbe avere un tuo consiglio su come gestire la stampa che mi sta attaccando. La situazione sta sfuggendo al mio controllo. Devo chiedere a qualcuno di scrivere un editoriale? Difendermi? O cercare di ignorare la cosa? Mi rendo conto che la folla è pericolosa!

Mi servirebbe un consiglio. La stampa mi dipinge come un mostro. Il Congresso e il Senato sono influenzati dai querelanti. Gli avvocati vogliono solo soldi. Non sono in grado di gestire il grande pubblico o i media… Suggerimenti?“, aveva chiesto un’altra volta.

Il suggerimento di Chomsky era stato quello di rimanere in silenzio, nella speranza che la situazione si sgonfiasse. “Ho visto il modo orribile in cui sei stato trattato dalla stampa e dall’opinione pubblica. È doloroso dirlo, ma penso che il modo migliore per procedere sia ignorarlo. Ho avuto molte esperienze simili, anche se ovviamente non di questa portata“, aveva risposto, aggiungendo che anche alcuni dei suoi amici più cari avevano vissuto la stessa cosa.

Ciò che gli avvoltoi desiderano ardentemente“, aveva continuato, “è una risposta pubblica, che fornisca poi un’occasione per sferrare un attacco velenoso, spesso da parte di persone in cerca di pubblicità o di eccentrici di ogni tipo“.

Difficile da dire, ma è il miglior consiglio che mi viene in mente“, aveva concluso, mostrando comprensione per tutte le “torture e sofferenze” causate dalla vicenda. Non si riferiva al gran numero di ragazze e donne che Epstein aveva rapito, abusato e violentato, ma all’angoscia mentale che lo stesso Epstein stava vivendo, mentre la sua rete criminale veniva lentamente e pubblicamente smantellata.

Nelle sue e-mail ad Epstein, Chomsky denunciava quella che descriveva come la “cultura dei pettegoli” che stava distruggendo il suo carattere stellare. “Queste cose non durano per sempre. La reazione migliore, credo, è quella di rimanere al di sopra del clamore, aspettare che passi e andare avanti con ciò che conta“.

Il 29 dicembre 2018, Epstein aveva chiesto al suo responsabile non ufficiale della gestione delle crisi un parere su un articolo di opinione che aveva scritto su se stesso in terza persona e che avrebbe inviato al Washington Post affinché fosse pubblicato.

L’articolo, adulatorio e melenso, presentava Epstein quasi come un santo vittima di calunnie oltraggiose:

“I critici sbagliano sui fatti e sulla legge. Ignorano anche un fatto che va al cuore della fondamentale equità: nel decennio trascorso da quando ha pagato il suo debito alla società, Jeffrey Epstein ha condotto una vita caratterizzata da cittadinanza responsabile, numerosi atti di generosità e buone azioni. Ecco i fatti chiave: Jeffrey Epstein è un imprenditore di successo che si è fatto da solo, senza alcun precedente penale”.

L’articolo affermava anche che “era stato trattato esattamente come qualsiasi altro detenuto statale (compreso il periodo di detenzione scontato)” per la sua condanna del 2008, un’affermazione bizzarra, considerando la sua ridicola pena e le condizioni di detenzione.

Nonostante fosse chiaramente un articolo fittizio (una pratica in cui un individuo finge di essere un’altra entità per aumentare la propria credibilità), Chomsky ne era rimasto profondamente colpito. “È una dichiarazione forte e convincente“, aveva risposto, anche se, ancora una volta, lo aveva sconsigliato di attirare ulteriormente l’attenzione dei media sulla questione:

“Pochi sono disposti a riflettere su argomenti e su dettagli fattuali o a cercare di giudicare affermazioni contrastanti. Ho visto questo accadere più volte in altre questioni… Per quanto sia brutto e amaro, sospetto che la cosa migliore da fare ora sia non agitare le acque sollevando pubblicamente la questione, aprendo la porta ad accuse e recriminazioni che, senza dubbio, potrebbero trovare risposta in un tribunale basato sulla logica e l’equità, ma questa è una cosa che non succede nel dominio pubblico, dove regnano insinuazioni, sospetti e accuse”. 

Chomsky aveva suggerito che, purtroppo, Epstein avrebbe semplicemente dovuto “farsi il callo” per “essere in grado di respingere qualsiasi cosa brutta si presenti di tanto in tanto“. “Il grande lavoro che hai fatto parla da sé“, aveva concluso, senza spiegare a cosa si riferisse esattamente.

Sebbene le e-mail dimostrino chiaramente quanta fiducia riponesse fiducia in Chomsky, nel suo intelletto e nel suo giudizio, Epstein non ne aveva seguito del tutto i consigli, prendendo invece una serie di misure per confondere le acque e migliorare la sua immagine pubblica. Una di queste era stato il tentativo di produrre un film documentario su se stesso, che lo presentasse sotto una luce positiva. Epstein aveva sfogliato la sua rubrica di persone influenti, chiedendo favori per vedere chi sarebbe apparso davanti alla telecamera per sostenerlo.

Se i suoi messaggi sono attendibili, Chomsky era uno dei suoi sostenitori più entusiasti. “Ho parlato con Chomsky, è d’accordo“, aveva scritto in un messaggio ad un collaboratore non identificato nel dicembre 2018.

Epstein aveva già fatto affidamento sul sostegno di Chomsky. Nel 2017, aveva chiesto al professore di scrivere alcuni paragrafi per un articolo sulla rivista Forbes sul motivo per cui [Chomsky] continuava a dare valore alla loro amicizia. Il razionale del pezzo, secondo Epstein, sarebbe stato “perché le persone continuano a volere i consigli di Epstein anche dopo tutte le sue vicissitudini personali”. Sembra che l’articolo non sia mai stato pubblicato.

Chomsky è spesso descritto come una “rock star intellettuale” o il “Socrate americano”. Padre della linguistica moderna, è più noto per il suo attivismo e il suo impegno politico, che lo hanno reso un’icona della sinistra. Divenuto famoso per la sua opposizione alla guerra del Vietnam, ha scritto oltre 150 libri su politica, scienze sociali e media.

La sua prima moglie, Carol, con cui ha avuto tre figli, era morta nel 2008. Nel 2014 aveva sposato Valeria Wasserman, una traduttrice brasiliana di 35 anni più giovane di lui. Nel 2023 ha subito un ictus debilitante che lo ha reso incapace di parlare o di conversare in modo significativo. Tuttavia, fino alle sue ultime apparizioni pubbliche, ha sempre continuato a difendere Epstein, anche dopo che quest’ultimo era stato trovato morto nella sua cella.

Nel 2020, quando gli era stato chiesto delle condanne per reati sessuali di Epstein, Chomsky era stato categorico: “C’è un principio del diritto occidentale secondo cui, una volta che una persona ha scontato la pena, è uguale a tutti gli altri. Sembra che questo principio sia stato dimenticato. Perché questa ossessione [su di lui] e non per personaggi più importanti?“, aveva dichiarato, cercando anche di sviare l’attenzione, sottolineando che persone ben peggiori di Epstein donavano regolarmente alla sua università, il M.I.T.

Una delle sue ultime interviste era stata con il Wall Street Journal, che lo aveva espressamente interrogato sui suoi legami con il miliardario caduto in disgrazia. Chomsky era stato insolitamente schietto. “Non sono affari vostri. Né di nessun altro“, aveva affermato, aggiungendo: “Lo conoscevo e ci incontravamo occasionalmente“.

Tuttavia, come dimostrerà questa indagine, si tratta di una descrizione egoistica e fuorviante di un rapporto veramente stretto e sviluppatosi nel corso di molti anni.

IN VOLO SUL LOLITA EXPRESS, SOGNANDO L’ISOLA DEGLI STUPRI DI EPSTEIN

Per anni Jeffrey Epstein aveva permesso a Chomsky di vivere periodicamente una vita di lusso sfrenato, riempiendo lui e la moglie di regali e fornendo loro accesso alle sue proprietà, ai suoi veicoli e al suo staff.

Le e-mail dimostrano che, nel maggio 2016, mentre si trovava a New York per una conferenza, Noam aveva incontrato Epstein e aveva soggiornato nella sua residenza. Si trattava molto probabilmente della sontuosa villa di Epstein, alta sette piani e con una superficie di 4.700 m². Ex ospedale trasformato in un unico appartamento, la proprietà era piena di dipinti di donne nude e di altre opere d’arte a tema sessuale, ed era il luogo in cui Epstein portava e violentava le sue schiave, oltre a organizzare orge sessuali per i suoi ospiti potenti. Chomsky aveva descritto la residenza come “quel delizioso appartamento dove una volta ci hai ospitato“, indicando che vi aveva soggiornato in più di un’occasione.

Quando, nel luglio 2019, gli agenti federali avevano fatto irruzione nella proprietà avevano trovato su un comodino una foto incorniciata di Epstein insieme ai coniugi Chomsky.

Non era la prima volta che Chomsky alloggiava in alcune delle residenze più lussuose di New York grazie alla cortesia di Epstein. Nel 2015, il miliardario gli aveva prenotato la Manhattan Suite, da 1400 dollari a notte, al Mark Hotel nell’Upper East Side.

E, per viaggiare con stile, volava sul jet privato di Epstein, soprannominato “Lolita Express”, un riferimento ai crimini sessuali su minori che, secondo quanto ampiamente riportato, avrebbero regolarmente avuto luogo a bordo.

Molti anni fa, alcuni investigatori di Internet che setacciavano il profilo Facebook di Valdson Vieira Cotrin, il maggiordomo parigino di Epstein, erano rimasti scioccati da un’immagine che sembrava mostrarlo a braccetto con Chomsky. L’ultima serie di e-mail dimostra che questa foto è autentica.

Caro Jeffrey, abbiamo trascorso una giornata meravigliosa. Valdson si è preso cura di noi. Ci ha accompagnato al Louvre, è venuto a prenderci e ci ha portato nel tuo meraviglioso appartamento per un pasto delizioso. Ci è mancata solo la tua compagnia“, aveva scritto Valeria, allegando un selfie.

La proprietà in questione era l’appartamento di Epstein di 700 metri quadrati al 22 di Avenue Foch, nell’esclusivo XVI arrondissement di Parigi, a pochi passi dall’Arco di Trionfo.

Altre e-mail mostrano che Epstein aveva offerto altre delle sue proprietà ai Chomsky. “Sentitevi liberi di usare anche la mia casa di Palm Beach, solo per voi e [OMISSIS]. Sarete trattati benissimo. È molto accogliente. In qualsiasi momento questo mese o il prossimo“, aveva scritto nel febbraio 2016. Noam era stato tentato. “Offerta allettante. Non pensare che non ci stiamo pensando. Ci stiamo pensando seriamente“, aveva risposto.

Chomsky, tuttavia, aveva messo gli occhi su una proprietà di Epstein completamente diversa: quella situata sull’isola di Little St. James. In diverse occasioni, aveva manifestato il desiderio di visitare quella che sarebbe diventata nota come una delle residenze più famigerate del pianeta.

L’isola privata di Epstein di 70 acri [28,3 ettari] era diventata famosa in tutto il mondo dopo che il procuratore generale delle Isole Vergini americane, Denise George, aveva affermato che decine di ragazze, alcune delle quali di appena 12 anni, erano state imprigionate e violentate nella proprietà. Il complesso, ricco di simbolismo occulto, era stato messo in vendita nel 2022 per pagare una serie di cause legali.

Nel febbraio 2016, [Epstein] si era offerto di mandare il Lolita Express a Boston per andare a prendere i Chomsky e portarli a Little St. James Island. “Non riesco a dirti quanto sia allettante l’invito. Devo trovare un modo per organizzare il programma“, aveva risposto Noam.

Qualche mese dopo, Noam sognava ancora di andarci. “Valeria è sempre entusiasta di New York. Io sto davvero fantasticando sull’isola caraibica“, aveva detto ad Epstein nel luglio 2016.

Nonostante tutto, nei fascicoli non vi è alcuna indicazione che qualcuno dei Chomsky abbia assistito o partecipato a crimini sessuali o attività illegali con Epstein.

A CENA CON “CARI AMICI” E CRIMINALI DI GUERRA 

Jeffrey Epstein, inutile dirlo, era un uomo con importanti agganci politici. Tra principi a presidenti, il miliardario trafficante era una figura centrale tra l’élite globale. Uno dei suoi più stretti collaboratori era Donald Trump. Documenti precedentemente divulgati mostrano che Epstein  si era auto-definitol’amico più caro di Trump“, affermando di essere stato lui a presentare il presidente a Melania, la sua futura moglie.

L’improbabile vittoria elettorale di Trump nel 2016 aveva scatenato onde d’urto in tutto il mondo. Ma, attraverso Epstein, Valeria Chomsky aveva intravisto un modo per influenzare direttamente la politica del governo statunitense e aveva chiesto al suo amico di suggerire al nuovo presidente che suo marito avrebbe potuto diventare un suo consulente politico. “Una volta mi avevi chiesto chi mi piacerebbe vedere parlare con Noam. Ecco il tipo adatto!“, aveva detto [Valeria], pochi giorni dopo la vittoria di Trump nel novembre 2016. “Puoi organizzare una cosa del genere? [Trump] potrebbe fare buon uso dei consigli di Noam“, aveva aggiunto, affermando poi che anche lei avrebbe dovuto essere nominata analista politica alla Casa Bianca.

Sebbene potesse aver scherzato sulla sua nomina, l’idea che Epstein fosse in grado di predisporre qualcosa del genere per suo marito non era poi così assurda. All’epoca, Epstein aveva già combinato incontri tra Noam e influenti leader mondiali. Nell’estate del 2015, aveva organizzato una cena con l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, un uomo che Chomsky aveva fortemente denunciato sulla stampa. “Spero che [OMISSIS] e tu vi siate divertiti ieri tanto quanto me e Barak“, aveva scritto Epstein a Noam quel settembre.

Contemporaneamente all’incontro con Barak, Chomsky aveva programmato un viaggio in Israele, una mossa che probabilmente avrebbe fatto infuriare molti esponenti del movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni. Nell’ottobre dello stesso anno, tuttavia, aveva annullato la visita. Non a causa dei crimini commessi da Israele contro la Palestina, ma perché Valeria aveva avuto uno strappo muscolare e doveva concentrarsi sulla convalescenza.

Nel 2018, Epstein aveva invitato i Chomsky ad una piccola cena privata con Barak e Steve Bannon, stratega di Trump. Per molti esponenti della sinistra, l’idea di essere nella stessa stanza con un primo ministro israeliano, il pedofilo più famoso al mondo e un pensatore suprematista bianco spesso descritto come “fascista” sarebbe sembrata un incubo.

Chomsky, tuttavia, aveva descritto il suo rammarico per aver perso l’occasione a causa di impegni di lavoro, inviando un’e-mail direttamente a Bannon. “Mia moglie Valeria ed io siamo rimasti piuttosto delusi di non averti incontrato l’altra sera e speriamo di poter organizzare qualcos’altro al più presto. Abbiamo molto di cui parlare“, aveva scritto.

Mesi dopo, [i Chomsky] avevano invitato personalmente Bannon nella loro casa in Arizona. “Jeffrey è un caro amico e non vediamo l’ora di incontrarla. Le sarebbe possibile venire domani alle 16:00?“, aveva scritto Valeria.

Le immagini del famoso intellettuale di sinistra sorridente e a braccetto con la forza trainante della destra alternativa e molte delle politiche più razziste e punitive di Trump avevano causato scalpore quando erano state pubblicate nell’ambito di una precedente divulgazione degli Epstein Files.

IN VOLO SUL LOLITA EXPRESS PER PARTECIPARE AD UNA “CONVENZIONE DI PEDOFILI”

Chomsky, tuttavia, frequentava da tempo personaggi controversi, grazie alla sua amicizia con Epstein. Nell’ottobre 2015, come dimostrano le e-mail, aveva volato da Boston a New York City con Epstein sul suo jet privato per partecipare ad una serata nella famigerata casa di Epstein a Manhattan con il regista caduto in disgrazia Woody Allen e sua moglie, Soon-Yi Previn.

Le inclinazioni di Allen, semmai, erano ancora più note di quelle di Epstein. La sua relazione di lunga data e di alto profilo con l’attrice [Mia Farrow] era finita in modo spettacolare nel 1992, dopo che la loro figlia adottiva di sette anni, Dylan, aveva affermato di essere stata molestata dal padre per un certo periodo di tempo.

Nello stesso periodo, Allen aveva avuto una relazione con un’altra figlia adottiva della Farrow, la ventiduenne Soon-Yi Previn. Cinque anni dopo, Allen aveva sposato Previn.

Allen era un ospite frequente di queste cene a Manhattan e aveva osservato che Epstein era come “Dracula con giovani vampire al suo servizio“. Epstein aveva lasciato ancora meno spazio all’immaginazione quando aveva parlato del tempo trascorso con Allen, descrivendo i loro incontri come una “convenzione di pedofili“.

Chomsky non si era pentito delle sue azioni. Ad una precisa domanda del Wall Street Journal, aveva risposto: “Se ci fosse stato un volo, cosa di cui dubito, sarebbe stato da Boston a New York, 30 minuti“. Ora ci sono prove fotografiche che Chomsky aveva effettivamente volato con il miliardario molestatore sul suo aereo. Riguardo alla sua associazione con Allen, aveva risposto: “Non sono a conoscenza del principio che mi obbliga ad informarvi di una serata trascorsa con un grande artista“.

“UN’AMICIZIA PROFONDA, SINCERA ED ETERNA”

L’immagine travolgente che emerge dai quasi 4000 documenti appena pubblicati riguardanti la coppia è quella di un’amicizia profonda e pluriennale tra Noam Chomsky e Jeffrey Epstein. I due si scambiavano battute e parlavano di soldi, politica, problemi medici e guai legali. Epstein era diventato l’amico più caro di Chomsky, al di sopra di tutti gli altri.

Caro Jeffrey, ti consideriamo il nostro migliore amico. Intendo dire ‘il’ migliore. È sempre un piacere vederti“, aveva scritto Valeria Chomsky nel 2017.

Il linguista di fama mondiale lo aveva ribadito, concludendo una nota indirizzata ad Epstein con le parole: “Come una vera amicizia, profonda, sincera e duratura da parte di entrambi, Noam e Valeria“.

Il miliardario aveva ricoperto i Chomsky di regali, come un cesto di prodotti alimentari del Carnegie Deli, un iconico ristorante ebraico di New York City, e un maglione di cashmere per l’87° compleanno di Noam. In un’occasione, Epstein aveva noleggiato un’auto privata per accompagnare la coppia all’aeroporto.

I Chomsky avevano ricambiato il favore. Nel 2016, Noam aveva contribuito al libro di compleanno di Epstein. Una precedente edizione del libro di compleanno di Epstein [un album/scrapbook di circa 238 pagine compilato da Ghislaine Maxwell e regalato a Jeffrey Epstein nel 2003 per il suo 50º compleanno, N.D.T.] conteneva illustrazioni scandalose che lo ritraevano mentre riceveva massaggi da ragazze giovani e un disegno a mano di una donna nuda regalatogli da Donald Trump, riferimenti che molti avevano interpretato come allusioni di atti sessuali con ragazze minorenni.

Non ci sono indicazioni su cosa abbia contribuito Chomsky, né che abbia mai visto il libro, ma Epstein ne era rimasto “entusiasta e commosso”, secondo un’e-mail.

Epstein e i Chomsky si incontravano spesso e, a giudicare dalle loro interazioni, si divertivano molto insieme. Come aveva scritto Valeria, “Sono molto entusiasta di questi incontri“. Un’altra volta, secondo un’e-mail dell’assistente esecutiva di Epstein, Lesley Groff, [Valeria] si era fatta promettere da Epstein di “includerla nelle prossime foto“. I pubblici ministeri stanno attualmente valutando se incriminare la Groff per il suo presunto ruolo nei crimini sessuali di Epstein, che includono la programmazione di appuntamenti per massaggi con donne e ragazze. La Groff ha negato ogni illecito.

Un segno di quanto fosse diventato stretto il loro rapporto è il fatto che Epstein aveva sviluppato una notevole predilezione per la cucina di Valeria. In un’e-mail di Noam si legge che Valeria aveva preparato il suo “dessert preferito” (probabilmente una mousse al frutto della passione, a giudicare da altre e-mail in cui si parlava delle sue prodezze culinarie) in vista della sua visita del febbraio 2016 nella loro casa nel Massachusetts.

Epstein e Noam condividevano sentimenti ed emozioni profonde, ma anche argomenti più leggeri. Epstein inviava messaggi con frasi del tipo “pensavo che questo ti avrebbe divertito“.

In uno scambio, i due avevano persino fatto battute a sfondo sessuale. Epstein aveva scritto che considerava Noam e Valeria come “Pluto e la sua luna“. Chomsky aveva risposto: “Chi è Pluto?”, al che Epstein aveva condiviso un’immagine del personaggio Disney con le orecchie dritte. Dopo che Chomsky aveva convenuto di assomigliare al cane e Epstein aveva scherzato dicendo: “Alla tua età, se qualcosa si alza, sii orgoglioso“. “Ahi“, aveva risposto Chomsky, al che Epstein aveva ribattuto: “Bene, allora sente ancora qualcosa“, riferendosi al pene di Chomsky.

Nel 2017, gli incontri di persona tra Epstein e i Chomsky erano diventati meno frequenti. Non a causa della crescente ondata di prove sui misfatti dell’oligarca newyorkese, ma perché i Chomsky si erano trasferiti ad ovest per assumere un incarico di insegnamento presso l’Università dell’Arizona. “Noi saremo qui [a Tucson] e tu sei il benvenuto come sempre. A Noam manca parlare con te“, aveva scritto Valeria ad Epstein nel novembre 2018, pochi mesi prima del suo arresto.

PUBBLICAMENTE UN INTELLETTUALE DI SINISTRA, PRIVATAMENTE UN DIFENSORE DEI PREDATORI SESSUALI ANTIFEMMINISTI

Chomsky parlava spesso di politica con Epstein e, pur sostenendo apertamente posizioni politiche di estrema sinistra, alcune delle sue conversazioni private sembravano più simili alle parole di figure conservatrici, come Jordan Peterson o Ben Shapiro.

Criticava aspramente il movimento #MeToo e il femminismo moderno, descrivendoli come “un’isteria collettiva sull’abuso delle donne, che ha raggiunto il punto in cui anche solo mettere in discussione un’accusa è un crimine peggiore dell’omicidio”.

Aveva difeso con veemenza il suo amico Lawrence Krauss, un famoso scienziato accusato di una serie di reati di natura sessuale e comportamenti scorretti, risalenti ad oltre un decennio prima.

E nonostante si lamentasse di essere stato definito “neo-nazista” da “eccentrici”, aveva paragonato le femministe che ponevano domande su Krauss alle camicie brune di Hitler e ai fanatici religiosi:

“Purtroppo le culture possono essere travolte dalla follia. Il nazismo, per esempio. O il Grande Risveglio. Ora ci troviamo in una di quelle fasi. Se c’è un’accusa, è vera, anzi Verissima. Qualsiasi risposta è ‘mansplaining’[*], un altro gioco di potere che rafforza l’accusa. Avete sicuramente visto cosa è successo a Lawrence. Una risposta completa ed esauriente equivale a zero. Non viene nemmeno presa in considerazione. È come cercare di discutere razionalmente con dei fanatici religiosi”.

Aveva anche attaccato aspramente il Venezuela sotto i presidenti socialisti Hugo Chavez e Nicolás Maduro. Chomsky aveva incontrato Chavez in Venezuela e lo aveva pubblicamente elogiato, affermando: “Posso vedere come si sta creando un mondo migliore e posso parlare con la persona che lo ha ispirato“.

Con Epstein, però, Chomsky aveva descritto il Venezuela come “un grave disastro” causato da “corruzione e incompetenza“. Aveva definito il Paese come una burocrazia “completamente verticistica” e nemmeno “lontanamente simile al socialismo“.

FIDARSI DI EPSTEIN PIÙ CHE DEI PROPRI FIGLI

Nel corso degli anni, Epstein era diventato non solo il più caro amico di Chomsky, ma anche il suo consulente legale e finanziario più fidato. Questo rapporto aveva persino danneggiato il legame con i suoi figli, che avevano espresso la loro preoccupazione per quello che avevano definito un aumento “drammatico e inspiegabile” delle sue spese dopo il matrimonio nel 2014. “Questo esborso inaspettato sta mettendo a rischio il tuo futuro finanziario“, lo avevano avvertito.

Si erano anche opposti con forza all’insistenza del padre affinché Richard Kahn, commercialista personale e stretto collaboratore di Epstein, fosse inserito nel consiglio di amministrazione del fondo fiduciario di famiglia, istituito per gestire il patrimonio accumulato da Chomsky nel corso della sua vita accademica ed editoriale, patrimonio a cui molti membri della famiglia avevano accesso.

Nel luglio 2017, i suoi tre figli avevano scritto una lettera congiunta in cui affermavano: “Ti preghiamo ancora una volta di incontrare noi e le persone che hanno istituito il Trust, il prestito, ecc. per chiarire queste questioni“, arrivando persino a contattare un mediatore professionista per chiedere aiuto.

Richard Kahn lavorava a stretto contatto con Epstein, gestendo le sue finanze, i suoi investimenti, i suoi pagamenti e altri aspetti personali, comprese le attività a Little St. James Island. Una causa legale del 2021 lo descriveva come il “capitano” dell’organizzazione criminale internazionale di Epstein, sostenendo che “aveva diretto, approvato, consentito e giustificato pagamenti per milioni di dollari che avevano alimentato il traffico sessuale della Epstein Enterprise, compresi i pagamenti alle donne che erano state costrette ad avere rapporti sessuali con Epstein e/o avevano reclutato altre donne da vittimizzare“. Kahn aveva negato con veemenza le accuse.

Negli ultimi anni, Chomsky si era allontanato dai figli, alleandosi con la moglie e con Epstein su diverse questioni, cosa che aveva causato loro grande angoscia. “A livello personale, siamo affranti dal sentirci così lontani da te nella tua nuova vita“, aveva scritto una delle sue figlie; “Eravamo entusiasti di sapere che avevi trovato una nuova compagna, ma ci ha rattristato renderci conto che avremmo potuto vederti solo raramente“.

Chomsky aveva condannato aspramente il comportamento dei suoi figli, definendolitre multimilionari che si preoccupavano più dei soldi che della sua qualità di vita“. Valeria, dal canto suo, li aveva paragonati ai nazisti. La vicenda aveva avuto un forte impatto su Noam, che l’aveva descritta come “una nuvola dolorosa che non avrei mai immaginato potesse oscurare i miei ultimi anni“.

Il motivo per cui questa separazione amara e aspra è nota o rilevante per il pubblico è che Noam e Valeria Chomsky inoltravano tutti i messaggi che descrivevano nei dettagli la disputa finanziaria/familiare ad Epstein, che li consigliava in ogni fase del processo. Epstein aveva utilizzato i suoi contatti finanziari e legali e, a un certo punto, aveva inviato a Chomsky 270.000 dollari, una somma probabilmente destinata a facilitare il trasferimento dei suoi fondi accademici.

Durante l’intera vicenda, i due avevano profondamente apprezzato la competenza di Epstein. “Ancora una volta, non potrò mai ringraziarti abbastanza per tutto il tuo aiuto e la tua premura“, aveva scritto Noam. Valeria era stata ancora più effusiva nelle sue lodi. “Sei un eroe, Jeffrey!!!“, aveva detto.

Epstein aveva incoraggiato Noam a tagliare completamente i ponti con i suoi figli. In uno degli suoi ultimi messaggi aveva fatto capire che Chomsky aveva probabilmente seguito il suo consiglio. “Volevo che il comunicato riconoscesse che sono consapevoli che hai deciso di lasciare tutto il tuo patrimonio a Valeria“, aveva scritto.

L’ETÀ DEL CONSENSO PRODOTTA IN SERIE

La reazione immediata alla nuova serie di documenti pubblicati (Epstein Files) da parte dei milioni di seguaci di Chomsky è stata di disgusto e incredulità. “Sono profondamente addolorato“, ha scritto l’intellettuale indiano Vijay Prashad, autore di due libri insieme a Chomsky. “A mio avviso, non c’è alcuna giustificazione, nessun contesto che possa spiegare questo oltraggio… Da parte mia, sono inorridito e scioccato“.

Chomsky ha avuto una grande influenza su di me e su milioni di altre persone. È una figura fondamentale della sinistra globale. Ma la sua frequentazione con Epstein è imperdonabile. Una vergognosa conclusione per una vita dedicata a smascherare il potere e le menzogne“, ha aggiunto il giornalista britannico Matt Kennard.

Anche prima della morte di Epstein nel 2019, il suo rapporto con Chomsky aveva già iniziato a destare sospetti. Perché uno degli accademici di sinistra più famosi al mondo sarebbe stato così determinato a mettere a rischio la sua reputazione professionale e a danneggiare il rapporto con i suoi figli, tutto per Epstein? Chomsky è noto per essere una delle menti più brillanti al mondo. Eppure si è rifiutato dogmaticamente di vedere l’ovvio pericolo morale nel frequentare così da vicino un noto pedofilo.

Lo ripetiamo, non vi è alcuna indicazione nei fascicoli che Chomsky fosse coinvolto in comportamenti illegali con Epstein, tanto meno in reati sessuali. Tuttavia, la sua decisione di coinvolgere Epstein così da vicino nella sua vita è ancora più discutibile se confrontata con la reazione di Norman Finkelstein, accademico, discepolo e collaboratore di Chomsky. Nel 2015, quando il professore di Harvard Robert Trivers aveva messo in contatto Finkelstein ed Epstein tramite e-mail, il primo aveva risposto definendo Epstein un pedofilo, aggiungendo che avrebbe dovuto essere condannato a morte per i suoi atroci reati sessuali. Aveva scritto:

“La mia ipotesi è che, se Epstein mettesse tua figlia di 15 anni in una posizione del genere, non lo descriveresti pubblicamente come un ‘amico’ e una persona ‘integra’. Anzi, spero che strangoleresti subito sia Epstein che [il suo avvocato Alan] Dershowitz”.

Il rapporto tra Chomsky ed Epstein è stato profondamente contraddittorio. L’accademico si presentava pubblicamente come un anarchico antistatale, ma, in privato, collaborava con l’incarnazione stessa del cosiddetto “deep state”. E, anche se Chomsky era uno dei critici più accesi di Israele, il suo più caro amico era un agente israeliano.

Queste rivelazioni hanno seriamente indebolito la reputazione pubblica di Chomsky e gli ultimi anni della sua vita saranno senza dubbio segnati da un nuovo interrogativo sia sul suo carattere morale che sulla sua opera.

In definitiva, quindi, grazie al suo potere finanziario e alle sue conoscenze, Epstein potrebbe essere riuscito a far risparmiare a Chomsky un po’ di soldi e a offrirgli qualche giorno da vero ricco. Ma questo è costato a Chomsky qualcosa di molto più prezioso: la sua reputazione.

QUI LA NOSTRA ANALISI DEI FILE CHOMSKY-EPSTEIN CON MNAR ADLEY E ALAN MACLEOD

 

 [*] In questo contesto il termine si riferisce ad un uomo che spiega qualcosa ad una donna (o a qualcuno percepito come “inferiore”) in modo condiscendente, patronizzante o supponente, assumendo che l’interlocutore non capisca o ne sappia di meno solo per via del genere (o di altre dinamiche di potere), N.D.T.

Fonte: mintpressnews.com
Link: https://www.mintpressnews.com/the-chomsky-epstein-files/290658/
07.02.2026
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org