L'eredità del colonialismo britannico
di Daniele Perra - 28/02/2026

Fonte: Daniele Perra
Siamo sempre portati a pensare che i "cattivi" siano i Russi, i Tedeschi in passato, gli Iraniani oggi e così via. In realtà, il colonialismo britannico, con i suoi strascichi postcoloniali, ha fatto più danni della peste bubbonica, dal Vicino Oriente (si pensi solo alla questione palestinese) al subcontinente indiano. Anche l'attuale conflitto Pakistan-Afghanistan è un prodotto di questa immane sciagura storica che corrisponde al nome di Impero britannico. Nel 1893, più o meno in concomitanza con la fine del "grande gioco" con la Russia zarista, sir Mortimer Durand disegnò una linea sulla carta geografica che avrebbe dovuto delimitare le rispettive zone di influenza tra Afghanistan e India britannica. Gli Afghani, a differenza dei Britannici, non l'hanno mai pensato come un confine internazionale permanente, soprattutto alla luce del fatto che questo divideva i territori abitati dai Pashtun, gruppo etnico maggioritario in Afghanistan. E, di fatto, tale linea non ha mai rappresentato un confine reale. Kabul scelse di votare contro l'ingresso del Pakistan all'ONU; tra anni '50 e '60 sostenne il progetto del "Grande Pashtunistan" e gli stessi Pashtun si sono sempre mossi con grande libertà sui due lati del confine, sia durante la guerra contro i sovietici, sia durante la disastrosa occupazione USA.
I Pakistani, in passato, hanno sostenuto i Talebani al preciso scopo di mettere al potere a Kabul un potenziale governo filo-pakistano capace di dare ad Islamabad profondità strategica in caso di guerra con l'India, e di riconoscere la Linea Durand. I Talebani, invece, hanno presto assunto una posizione più nazionalista di quanto immaginato a Islamabad. Il conflitto odierno (definito "guerra aperta" dal ministro degli esteri del Pakistan) arriva a seguito del fallimento dell'accordo patrocinato da Turchia, Qatar ed Arabia Saudita di ottobre 2025, ed a seguito di reciproche accuse. Il Pakistan accusa Kabul di sostenere i cosiddetti Talebani pakistani ed altri gruppi secessionisti del Balocistan attivi nella destabilizzazione delle rotte commerciali legate alla via della seta cinese (il sabotaggio del CPEC, ad esempio, o delle rotte che collegano Cina e Iran). Kabul, a sua volta, accusa Islamabad di sostenere l'ISIS-K; nemico strategico dei Talebani afghani che, a sua volta, è stato a lungo alleato dei Talebani pakistani nei loro attentati contro le infrastrutture cinesi. È uno scontro geopolitico su più livelli in cui ci sono almeno due elefanti nella stanza: Stati Uniti e India. Gli Stati Uniti vedono assai di buon occhio una destabilizzazione regionale che indebolisca un alleato di Pechino (il Pakistan) ed i suoi progetti infrastrutturali. L'India punta a ricostruire i rapporti con l'Afghanistan per riproporre il sogno strategico dell'epoca Karzai: schiacciare il Pakistan su due lati. Questo ha negato a Kabul la costruzione di rotte commerciali con l'India che dovrebbero necessariamente passare per il suo territorio. La coercizione commerciale, infatti, rimane l'arma più forte in mano al Pakistan (nonostante l'evidente superiorità militare) per tenere a bada i Talebani afghani.

