Il fiato corto della coalizione Epstein
di Andrea Zhok - 23/03/2026

Fonte: Andrea Zhok
I segni di disperazione nella coalizione Epstein cominciano a farsi sempre più evidenti.
Per la seconda notte di fila i (non molti) missili arrivati su Israele sono passati quasi tutti come nel burro. Le difese aeree sembrano andate.
La strategia iraniana non è quella della distruzione massiva - che caratterizza Israele - ma quella del logoramento. I missili a grappolo, pressoché non intercettabili, non producono distruzioni imponenti, non fanno crollare caseggiati, ma disseminano granate che non consentono alcun ritorno alla normalità. Ciò avviene soprattutto di notte, impedendo il sonno in intere aree del paese.
Le basi americane in Iraq sono in fase di liquidazione. Il comando americano ne ha ordinato l'abbandono entro 20 giorni e le milizie sciite in Iraq ne hanno concessi 5. L'occupazione americana dell'Iraq sembra dunque stia volgendo rapidamente al termine.
In questo contesto in cui è palese che il tempo gioca a favore dell'Iran, che si è preparato per un confronto di lungo periodo, i segni di impazienza nel reparto neurodeliri che guida la coalizione Epstein si fanno sempre più preoccupanti.
Ieri pomeriggio Donald Trump sembra aver minacciato in maniera piuttosto esplicita il ricorso all'atomica (c'è chi dice che il post sia un fake, forse è un ballon d'essai, in ogni caso il suo contenuto è plausibile e riecheggia discorsi già fatti). Equiparando, con uno dei suoi soliti sofismi da avanspettacolo, il possibile attacco agli impianti di desalinizzazione del Golfo ad un'arma di distruzione di massa ha detto che non esiterà a sua volta a farne uso.
C'è una logica interna all'escalation che conduce fatalmente in quella direzione e che naturalmente non ha niente a che fare con le scuse che il lupo racconta per mangiarsi l'agnello.
Questa logica non concerne però gli USA, ma Israele.
Gli USA stanno combattendo la solita guerra di destabilizzazione regionale lontano da casa. Nel momento in cui ci fossero abbastanza pressioni interne potrebbero mollare il terreno di guerra senza particolari problemi (salvo quelli politici per Trump in vista delle elezioni di mid-term). Certo, lascerebbero un Medio Oriente sotto molto minore controllo di un mese fa, e questa tecnicamente sarebbe una sconfitta, ma possono giocarsi la partita a colpi di annunci roboanti intorno all'avvenuta distruzione dell'Iran. La loro guerra futura verso l'Iran è fatta di retorica e talk show.
Diversa la situazione di Israele, che sta rapidamente passando dal sogno della Grande Israele all'incubo di star perdendo lo scudo americano, proprio nel momento in cui ha suscitato un odio irrefrenabile tutto intorno a sé.
L'atteggiamento israeliano di distruzione indiscriminata verso chiunque gli desse fastidio, Libano, Iraq, Iran, Gaza, vantandosi della propria spietatezza, della propria ferocia, ingannando, assassinando personalità autorevoli come Khamenei, macellando donne e bambini, ha concentrato su Israele un odio che credo abbia pochi analoghi storici.
Nel momento in cui Israele dovesse mostrare segni di debolezza, l'odio seminato gli ritornerà addosso (e questo - beninteso - prima o poi accadrà comunque, quali che siano gli esiti dell'attuale aggressione all'Iran).
Ma al presente questo contesto fa sì che la pressione per l'utilizzo dell'arma nucleare come ultimo, estremo, mezzo di coercizione, continui ad aumentare.
Ora, nessuno sa esattamente quali aiuti la Russia stia fornendo all'Iran. Si parla di intelligence, sistema satellitare, MANPADS, ecc. Ma c'è un'unica cosa che potrebbe ricondurre la regione ad una situazione di equilibrio e, alla fine di pace duratura, ed è il possesso da parte iraniana di qualche ordigno nucleare.
Spiace molto dover trarre queste conclusioni, ma obiettivamente, di fronte a uno stato che ha ripetutamente manifestato l'intenzione di liberarsi con qualunque mezzo disponibile dei suoi avversari regionali, che ha attaccato unilateralmente con un esplicito programma di distruzione del nemico, e che ora sta correndo il rischio che l'odio seminato gli ritorni in faccia, l'orizzonte futuro non è quello di un accordo di convivenza, non finché Israele si sente più forte.
Nelle condizioni attuali di distruzione di ogni diplomazia e sostituzione di ogni parvenza di diritto con il diritto della forza, l'unica situazione in cui ci potrebbe essere un nuovo equilibrio regionale è definito da un nuovo "equilibrio del terrore", e questo può avvenire solo nella cornice di una Mutual Assured Desctruction.
E viste le improvvide scelte pacifiste della fu Guida Suprema, ora l'unica garanzia di ripristino di una condizione di equilibrio e dunque di pace nella regione è, paradossalmente, l'arrivo in Iran di un numero, ancorché piccolo, di ordigni nucleari, sufficienti a garantire risposte letali verso il proprio aggressore.
La collaborazione militare tra Russia e Iran è stata ribadita due giorni fa da Putin. Cosa questo implichi non lo sa nessuno, ma quale sia l'aiuto ora necessario credo lo sappiano in molti (e non è neppure escluso che questo passo abbia già avuto luogo).
