Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / L’abolizione dell’uomo

L’abolizione dell’uomo

di Lorenzo Borrè - 03/02/2026

L’abolizione dell’uomo

Fonte: Barbadillo

Afine gennaio Adelphi ha distribuito nelle librerie italiane, per la collana “i tascabili”, L’abolizione dell’uomo, agile  saggio di Clives Staples Lewis, che raccoglie le trascrizioni di un ciclo di conferenze -per l’esattezza tre- tenute nel 1943 dallo  scrittore nordirlandese, conosciuto ai più come autore de Le cronache di Narnia e de Le lettere di Berlicche.

Le riflessioni del saggio, pur risalenti a più di ottant’anni fa, sono di assoluta attualità in quanto  tangenzialmente interessano in tema le cronache minute di questi giorni (l’educazione scolastica e l’orientamento ideologico dei docenti sono gli argomenti da cui prende spunto la prima conferenza) sviluppando un’analisi che giunge al suo completamento nella  terza conferenza, ove lo scrittore del circolo degli Inklings affronta quello che è il kulturkampf dell’ultimo ventennio (con la v rigorosamente minuscola, ovviamente ): la resistenza dell’Umano al Nomos della Tecnica.

C. S. Lewis mette in luce il collegamento lineare e progressivo tra un insegnamento scolastico fondato sul  disincanto del mondo e  l’era dei nuovi Titani, in cui la  volontà di potenza della tecnica tenta di oscurare il Sacro predicando alle masse le infinite possibilità del Postumano. 

Una volontà di potenza della Tecnica che   il suo amico e sodale  J. R.R. Tolkien ha poi  efficacemente icastizzato nelle  visione delle fucine di Angband.

Partendo dall’analisi di un testo di grammatica inglese per le scuole medie Lewis nota come gli autori di alcuni manuali abbiano abbandonato la via della Paideia antica -che concepiva l’educazione come una sorta di iniziazione del discente alla vita nella comunità basata su conoscenza e virtù, per renderlo spiritualmente   libero e responsabile- per rendersi alfieri di un’idea della scuola come percorso di  condizionamento per la realizzazione di un determinato tipo di società ideale (ideale per gli autori di tali manuali e dei docenti che li adottano), fondato appunto sul disincanto del mondo (visibile e invisibile) e sulla razionalizzazione dei sentimenti e delle funzioni, in un processo che mira (e porta) alla destrutturazione delle fonti di produzione di senso (il Mito e il Sacro) e alla trasformazione della persona in individuo funzionale. 

Lewis rende efficacemente l’antitesi tra Paideia e istruzione moderna ricorrendo all’esempio dell’uccello che insegna alla nidiata a volare, contrapponendolo a quello dell’allevatore che, con tecnica,  tarpa le ali ai pulcini per renderli domestici.

E questo tipo di educazione moderna, propria di un’ideologia che -nota il conferenziere- nega il TAO, la Via della virtù e della giustezza, e che gli si contrappone perchè le finalità di questa Via sono inadatte e impermeabili alla società del progresso, è prorpio il tipo di educazione condizionante  che prepara gli uomini al dominio della tecnocrazia, ad  un mondo in cui la Tecnica è  lo strumento del dominio di pochi su una  moltitudine di individui privati di qualsiasi vincolo comunitario, e quindi di autentica solidarietà, in quanto ridotti alla dimenticanza di sé quali  essere umani e all’oblio dei valori delle società tradizionali, ovvero di quei valori eterni che Lewis compendia nell’appendice del saggio, richiamando massime, principi e visioni dei testi sacri e dell’epos mitico dell’umanità: dai Veda ai testi omerici, dalla Bibbia al Vangelo e all’Edda di Snorri).

“L’abolizione dell’uomo” di C.S. Lewis

Valori che -evidenzia  Lewis-  ci insegnano e ricordano che il Sacro è sempre presente in tutto ciò che appartiene all’indicibile e all’invisibile della vita, al sublime dunque, e che la Virtù libera l’uomo dai condizionamenti.

E -aggiungerebbe Pietro Barcellona- che il ritorno del sacro, di ciò che non è nella disponibilità della Tecnica, è la sola resistenza alla dissoluzione dell’umano nel meccanismo dell’artificialità del vivente. 

Il Woke non passerà.