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L’accondiscendenza USA per le “marachelle” israeliane non è una esclusiva trumpiana

di Maurizio Murelli - 19/03/2026

L’accondiscendenza USA per le “marachelle” israeliane non è una esclusiva trumpiana

Fonte: Maurizio Murelli

L’accondiscendenza USA per le “marachelle” israeliane non è una esclusiva trumpiana come i media tentano di accreditare. Essa va molto indietro nel tempo e viene elargita persino quando ad esserne vittima sono gli stessi USA. È per esempio il caso riguardante la “USS Liberty”, una nave tecnica della Marina USA di cui si è persa memoria. Accadde l’8 giugno 1967 durante la Guerra dei Sei Giorni: le forze aeree e navali israeliane attaccarono, in acque internazionali al largo della penisola del Sinai, la *USS Liberty* causando la morte di 34 membri dell’equipaggio e il ferimento di 171. Gli aerei israeliani prima la sorvolarono un paio di volte, poi tornarono e, in tandem con le motosiluranti, la colpirono distruggendo i sistemi di comunicazione – rendendo impossibile la richiesta di soccorso – e abbattendo l’asta della bandiera americana, un atto con palese significato simbolico, volgarmente tradotto con “chissenefrega se siete americani: qui comandiamo noi”.
Il caso fu chiuso con le parti che concordarono essersi  trattato di un tragico errore: sarebbe stata identificata come nave egiziana. Senonché, stanti le dichiarazioni dei sopravvissuti e di alcuni analisti militari, la nave era stata certamente identificata come americana e si sarebbe trattato pertanto di un attacco intenzionale.
Perché cose come queste possono accadere? 
Mi è tornato in mente l’episodio della *USS Liberty* riflettendo sul fatto che una delle tesi maggiori sull’accondiscendenza di Trump verso Netanyahu – quindi verso Israele – è che essa sia dovuta all’“affaire Epstein”, ovvero al fatto che il Mossad disporrebbe di una vasta documentazione scritta e fotografica che incastrerebbe Trump come pedofilo. Che Trump sia parte in causa nel porcaio di Epstein è più certo che probabile, ma pensare che Trump, non fosse esistito Epstein, non avrebbe sostenuto Israele nel massacro di Gaza e nell’aggressione dell’Iran significa avere poca dimestichezza con la concezione geopolitica, la “cultura”, la visione complessiva del mondo degli USA. Soprattutto significa non avere contezza della colleganza con Israele sull’immaginario religioso attraverso la sincronica lettura della Bibbia, né di quale sia il substrato religioso che formatta le innumerevoli chiese battiste ed evangeliche guidate da predicatori invasati e fanatici e che porta gli americani all’identificazione con tutto l’armamentario dell’ebraismo: “Terra Promessa”, la venuta del Messia etc. Per lo statunitense, Israele è carne della propria carne e l’espressione usata da papa Giovanni Paolo II, “Ebrei fratelli maggiori”, si attaglia molto meno al cattolicesimo che non all’insieme delle varie sette religiose americane, nel senso che mentre il cattolicesimo è “condizionato” dalla visione e radice romana, ovvero dalla *religiosità* “pagana”, la concezione religiosa delle sette e confessioni americane è direttamente subordinata alla Gerusalemme ebraica. 
Poi c’è tutto il resto: la necessità imprescindibile dell’alleanza geopolitica per il dominio del Medio Oriente e la subordinata colleganza con l’alta finanza ebraica: per quanto, da quando, agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso, a seguito della fine della convertibilità del dollaro in oro fu siglato un accordo strategico tra USA e Arabia Saudita in base al quale il petrolio sarebbe stato venduto solo in dollari e il surplus finanziari delle vendite reinvestito in titoli del Tesoro USA. Da qui la potenza del dollaro a livello globale, che genera il meccanismo di una perpetua domanda di dollari che permette agli USA di finanziare il proprio deficit commerciale. A insidiare questo meccanismo è l’avvento dei BRICS che spiega la reazione degli USA e dei molteplici accadimenti a livello planetario, tra l’altro quel che è accaduto in Venezuela e quel che sta accadendo nel Golfo. Sta di fatto che a partire dal 1974 è proprio l’Arabia Saudita a reggere, con un immane flusso di denaro, l’economia americana e non l’alta finanza ebraica, che ovviamente sponsorizza Israele. Tra l’altro, proprio a seguito della visita di Trump in Arabia Saudita nel maggio del 2025, tra i due Stati è stata conseguita una “partnership economica strategica” che prevede, da parte del Regno saudita, l’investimento in USA di 600 miliardi di dollari “destinati a costruire legami economici destinati a durare per le generazioni future”, come chiosato dai due contraenti; la Casa Bianca ha ulteriormente specificato che le intese siglate “rafforzeranno la sicurezza energetica statunitense, l’industria della difesa e l’accesso alle infrastrutture legali”.
E poi c’è chi si domanda perché gli iraniani bombardino l’Arabia Saudita, come c’è chi sostiene di non capire per quale ragione gli USA abbiano intrapreso la guerra contro l’Iran. Ah già, l’hanno intrapresa perché USA e Israele sono due democrazie, l’Iran è una dittatura e perché mentre alla popolazione palestinese e libanese i due compari hanno portato fiori e cioccolatini l’Iran ha portato terrorismo interno e internazionale.
Mettetevi il cuore in pace: qualsiasi pazzia compirà Israele, anche contro gli interessi contingenti degli USA, gli USA l’assolveranno sempre, come è stato per il “piccolo” caso della *USS Liberty*. Perché USA e Israele saranno sempre, finché esisteranno, un simbionte come il paguro bernardo.