Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / L'ante guerra civile

L'ante guerra civile

di Filippo Bovo - 25/01/2026

L'ante guerra civile

Fonte: Filippo Bovo

Negli Stati Uniti è in corso una guerra civile ben più che strisciante, e il Minnesota ne è l'epicentro. Solo gennaio ha visto lo scontro in crescendo tra autorità federali, nazionali e società civile, dapprima con l'omicidio di Renee Macklin Good, la 37enne colpita a morte a Minneapolis da un agente dell'ICE. Nell'escalation che ne è sorta, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS) ha attivato duemila agenti federali, subito percepiti dalle autorità locali come una vera e propria forza paramilitare. Il governatore, Tim Walz ha parlato di "guerra mossa contro il Minnesota", ponendo in allerta la Guardia Nazionale per proteggere i cittadini dagli abusi dei federali, mentre il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha accusato Trump d'agire in modo incostituzionale. Questi, a sua volta, ha minacciato d'usare l'Insurrection Act, con cui potrebbe schierare l'esercito regolare sul suolo americano, scavalcando l'autorità del governatore. 
Gli ICE hanno effettivamente raggiunto livelli record, tanto che dai sondaggi sempre più americani li giudicano ormai fuori controllo insieme al resto del paese, di cui paventano la deriva autoritaria. A dicembre, prima che iniziassero gli ultimi gravi scandali, il numero delle detenzioni aveva superato i 70mila, con un incremento sopra al 70% rispetto all'anno prima, con 32 decessi riportati in custodia degli ICE, e 4 nuovi decessi nei primi giorni del 2026. Sebbene la retorica federale definisca gli arrestati come "criminali pericolosi", dai dati TRAC il 75% risulta senza condanne penale o al limite con infrazioni minori, ad esempio violazioni del codice stradale.
Anche altri Stati oltre al Minnesota sembrano sull'orlo della guerra civile: la California ha visto scontri intensi nel 2025, a Los Angeles e San Francisco, dopo un tentato raid degli ICE alla Chiesa della Madre del Perpetuo Soccorso a giugno, col governatore Newsom che anche in quel caso hanno parlato dei duemila agenti federali schierati dal governo come di uno "spettacolo politico". Nel New Jersey, l'arresto a maggio del sindaco di Newark da parte degli agenti federali ha rappresentato un punto di non ritorno nei rapporti tra istituzioni locali e federali; mentre in Texas si riporta il maggior numero di detenuti sotto custodia degli agenti ICE, più di 17mila, sebbene le autorità locali spesso collaborino con quelle federali, in contrasto con quanto visto negli Stati del Nord e dell'Ovest, ora con una crescente disapprovazione popolare.
Lo scontro non è dunque solo fisico, ma anche costituzionale, con cause federali avviate lo scorso 12 gennaio dal Minnesota e dalle Twin Cities contro l'Amministrazione Trump, e forme di resistenza locale con contee come Santa Clara in California che hanno votato per impedire agli agenti ICE d'utilizzare parcheggi ed edifici pubblici per le loro operazioni. Nel frattempo, il dibattito sul ventilato uso dell'Insurrection Act non si stempera, secondo il principio per cui un Presidente non può usare truppe federali contro la volontà del governatore di uno Stato, se non vi è una rivolta armata, ma solo una "resistenza civile". Degne di nota anche le Black Panthers, in verità già formalmente rifondate anni fa, durante il primo mandato di Trump, ma oggi ampiamente rafforzatesi con la sua bellicosa azione contro gli immigrati e le minoranze, al punto che ormai i suoi attivisti hanno iniziato a pattugliare le strade contro gli ICE. 
Nelle ultime ore, si sono avuti l'arresto di una bambina di due anni e di un bambino di cinque, e un nuovo assassinio a Minneapolis, col 37enne Alex Pretti colpito con l'accusa di brandire una pistola, mentre in realtà si trattava di un cellulare. Il bilancio dell'Operation Metro Surge, avviata dagli ICE, ha sin qui visto l'arresto di tremila persone (con le autorità federali che puntano ad arrestarne almeno 12mila), tra cui anche 100 leader religiosi, mentre 700 imprese hanno chiuso in occasione degli scioperi indetti per protesta. 
Come notato da più osservatori, in Minnesota sono soprattutto le comunità latine e somale, le più diffuse, a risultare maggiormente bersagliate. Quando, mesi fa, la Casa Bianca iniziò a polemizzare coi somali del Minnesota, a cui costoro replicarono dando vita a fortunati tormentoni nel web, si vide che il vero intento di Trump era di creare uno scontro politico con la Somalia, verso cui non a caso iniziarono a giungere varie provocazioni diplomatiche. Non è stato diverso coi latini, e nemmeno con le comunità legate ad altri paesi africani o mediorientali. Anche questo è uno degli elementi che indica come il grande caos che gli Stati Uniti oggi alimentano al loro esterno, dal Corno d'Africa alla Nigeria, dal Sudafrica al Venezuela e al Messico, trovi strette correlazioni con quello che al contempo alimentano al loro interno. Un caos che, nel provocare, rischia d'inghiottirli in una guerra civile che potrebbe un giorno farsi non più soltanto "strisciante".