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L’umanità è antiquata

di Marcello Veneziani - 26/01/2026

L’umanità è antiquata

Fonte: Marcello Veneziani

Entro il corrente anno l’umanità andrà in pensionamento anticipato. Non verrà abolito l’uomo ma verrà pensionato e demansionato, verrà considerato di fatto, prima che de iure, un ente superfluo e bisognoso di assistenza, un reperto o un residuo bellico del passato che verrà gradualmente sostituito. Al posto dell’uomo verrà Optimus, erroneamente presentato come robot umanoide, in realtà erede universale dell’umano a tutti gli effetti, su tutte le ruote. Ad annunciarlo non è un pazzo qualunque, come tanti ce ne sono stati nella storia, ma un ingegnoso e famoso pazzoide che a differenza dei precursori mattoidi dispone di mezzi economici, tecnologici e in un certo senso politici, per trasformare la sua mente visionaria in piani d’architettura del mondo nuovo, dotato di ordine nuovo e abitato dall’uomo nuovo. Ossia quel sogno che agli inizi del secolo scorso era affidato ancora alla rivoluzione politica e alla mitologia del comunismo, del fascismo e dell’americanismo, oggi si trasferisce armi e bagagli nella tecnologia. Sto parlando di Elon Musk, uno che non si accontenta di una qualunque Groenlandia come il più modesto amico Donald Trump, dalle piccole pretese, ma vuole conquistare il mondo a partire dallo spazio e i pianeti; qualche prova pratica del suo talento innovatore l’ha data. E la sede da cui ha consegnato al pianeta il suo annuncio dell’avvento del Dopouomo, è il vertice di Davos, vale a dire la cupola del mondo e dei poteri che lo sovrastano.
Musk già vede nel nostro futuro, a partire dal 2027, dunque l’anno prossimo, la discesa in campo di milioni di umanoidi che avranno però, almeno inizialmente, mansioni umanitarie: dovranno infatti accudire vecchi e bambini e sostituire gli operai nelle fabbriche e gli impiegati negli uffici. Insomma cominceranno con l’assistere, supportare e supplire all’umano per prendere poi definitivamente il suo posto. Prima lo affianca, poi gli subentra. Sarà lui, Optimus, il primo motore mobile dell’universo, e per gli uomini si aprirà un radioso destino di soprammobili, di ninnoli ornamentali, gadget decorativi, dalle vite inutili e sfiziose.
Abbiamo sentito così tanti annunci di questo switch-off o passaggio dell’umanità al dopoumano che non ci facciamo più caso; del resto, l’uso stesso dell’ironia, prima che un esorcismo, è un esercizio di incredulità, la convinzione che certe cose si dicono ma poi non si fanno. Però tra tanti falsi annunci, altrettanti drastici cambiamenti sono in corso e in veloce espansione: e se solo paragonate il cammino degli ultimi anni da Siri, Alexa, Chat Gpt, Pro, da Open Ai a XAI e a Grok 4, fino agli ultimi prodotti e alle ultime più sofisticate tappe dell’Intelligenza Artificiale vi rendete conto che si può scherzare fino a un certo punto.
L’incredulità e l’ironia non ci permettono di affrontare il problema in tutta la sua importanza e gravità: siamo consapevoli di quel che sta avvenendo e del pensionamento graduale ma veloce dell’umanità (obsolescenza rapida)? Non stiamo forse prendendo sottogamba, distrattamente, un processo che ci coinvolge in modo totale e radicale? E chi, al contrario, si limita a gridare all’orrore di questo passaggio e a usare espressioni ben più apocalittiche del nostro pensionamento dell’umanità, parlando esplicitamente di abolizione dell’uomo, cosa fa in concreto per governare, contenere, guidare questo processo? Se ne chiama fuori, resta nella retorica dello sgomento e così lo lascia accadere senza alcuna reale incidenza.
Alla fine quel che sembra prevalere, in cui si sommano tanto gli increduli, gli ironici, gli apocalittici che gli euforici, gli integrati, gli entusiasti, è una sola visione: il fatalismo tecnologico. Se fino a ieri pensavamo al fatalismo come a una forma si superstizione delle società arcaiche, ora dobbiamo ricrederci: c’è un fatalismo legato al nuovo e alla tecnica che è perfino più cieco e totale di quello del passato, perché nasce dall’automatismo. Succederà, non possiamo farci niente, non possiamo sottrarci, e se freniamo rallentiamo la corsa di un paese, di un sistema ma non di un processo globale, planetario; i recalcitranti saranno solo ritardati, anche nel senso mentale dell’espressione, cioè acquisiranno in ritardo, con fatica, quel che le menti più sveglie e più rapide accoglieranno subito. Ma in tutto questo l’idea di riportare la tecnologia nell’ambito dei mezzi umani, il proposito di assumere la sovranità dell’uomo sui processi tecnici e di indirizzare le trasformazioni in una direzione espansiva dell’umanità e non sostitutiva dell’uomo, non la sostiene nessuno. La politica si balocca, bamboleggia con i sondaggi e con le posizioni che danno rendite immediate, cavalca l’onda del momento e non sa fare altro. La cultura si chiude nel suo obitorio di pensieri o esce a mani alzate e si arrende alla tecnologia; la religione resta inerme a mani giunte o lancia messaggi, anche nobili, ma ininfluenti sul destino della tecnica e sui manager e tecnoscienziati che vi lavorano. L’economia cerca di mettere a profitto le mutazioni della tecnologia, non si occupa del pianeta ma dei fatturati. Insomma chi si occupa concretamente di tutto questo, chi cerca di dare una risposta concreta, realista, adeguata all’arrivo imminente di Optimus e dei suoi fratelli? E allora torno a dire che il vero angoscioso problema del nostro presente non è l’avanzata impetuosa di Optimus, ma la ritirata pietosa di Pessimus, vale a dire l’ultimo uomo. Che anziché dotarsi di anticorpi, di solidi contrappesi culturali e sociali, umani e intellettuali, li sbaracca in vista dell’arrivo del Dopouomo. E davanti all’espansione dell’Intelligenza Artificiale liquida l’Intelligenza critica, e il mondo in cui respira come intralci reliquie del passato: la civiltà, la storia, la tradizione, il pensiero. Peraltro è in gioco pure la presunta neutralità della tecnologia e la reale subordinazione dei mezzi alla legge del più forte, impresario pubblico o privato che sia. Torneremo presto sull’argomento perché è IL tema di oggi, e non un tema.
Non serve un AntiMusk luddista che fa saltare in aria Optimus e i suoi prototipi; serve chi si pone il problema della sovranità del mondo, della facoltà di decidere e dirigere, davanti alla marcia inarrestabile del Dopoumano. Leggi, uomini, culture, diversificazione dei processi tecnologici, capacità di dotarsi per ogni mansione assegnata a Optimus di una tecnologia inversa che possa all’occorrenza temperare, frenare, orientare il suo corso. Lassù, c’è qualcuno che può darci una mano?