Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / La Cina non si USA

La Cina non si USA

di Aniello Inverso - 11/05/2026

La Cina non si USA

Fonte: Vision & Global Trends

Il volume di Fabio Massimo Parenti La Cina non si USA. Due mondi a confronto (2026, Edizioni Dedalo, Bari – ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8822051059) giunge in un momento di particolare densità nel dibattito internazionale sulla transizione dell’ordine globale. La sua uscita si colloca in una congiuntura in cui la competizione sino-americana ha cessato di essere oggetto di sola analisi accademica per diventare la variabile strutturante di ogni grande dossier geopolitico, dalla guerra in Ucraina alla crisi di Gaza, dalla de-dollarizzazione progressiva dell’economia mondiale alla corsa per il controllo delle filiere tecnologiche critiche.  Parenti, geografo, docente e ricercatore con una lunga esperienza di studio diretto del mondo cinese e di collaborazione con istituzioni europee e asiatiche, propone un’analisi che si distingue tanto per il rigore dell’impianto teorico quanto per la nettezza del posizionamento interpretativo. Il confronto tra Stati Uniti e Cina non è riducibile a una competizione tra sistemi politici alternativi, né a una semplice rivalità di potenza, ma costituisce una contesa profondamente antropologica tra due paradigmi della modernità, due concezioni dell’ordine, due idee di essere umano.

Pubblicato nella collana Orwell, diretta da Luciano Canfora, evoca nel nome e nello spirito la figura di George Orwell come protagonista del Novecento capace di intuire il furore cieco del secolo successivo, proponendosi come ammonimento e stimolo a reagire. Una cornice editoriale tutt’altro che neutrale, che già orienta il lettore verso una lettura critica e disincantata dei meccanismi del potere contemporaneo. La prefazione è affidata allo stesso Canfora, filologo e storico tra i più autorevoli della cultura italiana, che apre con un episodio emblematico, l’incontro dell’aprile 2025 tra la leader del Kuomintang Cheng Li-wun e il presidente Xi Jinping, per restituire al lettore la profondità storica della questione taiwanese e, più in generale, del processo di riscatto cinese dal dominio occidentale nel corso del Novecento. Canfora individua nel volume di Parenti il duplice merito di richiamare l’attenzione sulla continuità della storia cinese come strumento primario per comprendere la Cina di oggi e di respingere il tono, a suo giudizio, fatuamente demonizzante con cui la stampa italiana e occidentale tratta la realtà della Repubblica Popolare, restituendo così al dibattito pubblico una prospettiva storicamente fondata e analiticamente rigorosa.

Il fondamento analitico dell’intero volume risiede nella tesi che il confronto tra Stati Uniti e Cina costituisca una contesa invisibile, non fatta di trincee, missili e droni, ma di idee e significati, una belligeranza silenziosa tra due paradigmi della modernità. Da un lato il paradigma del dominio, fondato sulla convinzione hobbesiana che l’ordine nasca dalla paura e che la pace sia solo una tregua condizionata alla superiorità militare e tecnologica. Dall’altro il paradigma dell’armonia, radicato nel pensiero confuciano, che concepisce l’ordine come esito di relazioni etiche, di benevolenza reciproca e di equilibrio tra individuo e comunità. Parenti costruisce questo impianto con un metodo dichiaratamente geografico e comparativo, che non si limita a descrivere il mondo ma ambisce a svelare ciò che egli ritiene essere la posta in gioco più profonda dell’epoca contemporanea, ossia i codici culturali che forgiano lo spirito dei popoli e la loro idea di mondo. L’autore scrive esplicitamente da italiano, rivendicando una affinità di visione con i concetti cinesi di pace, ordine e armonia non per adesione ideologica, ma per consonanza con quella tradizione greco-romana e cristiana che concepisce l’uomo come essere relazionale, da Cicerone e Seneca fino a Tommaso d’Aquino e Campanella. È questa trasparenza di posizionamento a conferire al volume una coerenza interna non comune, distinguendolo tanto dalla pubblicistica militante quanto dall’accademia che simula una neutralità di fatto mai raggiungibile.

Il cuore storico-analitico del volume è il confronto tra due processi di modernizzazione strutturalmente divergenti. La modernizzazione occidentale, guidata dagli Stati Uniti, si è sviluppata come espansione del dominio coloniale e imperiale, intrecciando fin dall’origine rivoluzioni tecnologiche e scientifiche con progetti di conquista territoriale e imposizione esterna di condizioni economico-politiche. Parenti richiama, con riferimento esplicito a Domenico Losurdo, come la democrazia statunitense sia storicamente più vicina a una democrazia dei signori che a un ordinamento pienamente inclusivo, e come il liberalismo all’estero abbia sistematicamente prodotto illiberalismo a casa propria, sottraendo risorse al sistema produttivo e sociale interno in nome di una sovra-espansione militare giustificata da un universalismo radicale. La modernizzazione cinese si configura invece come risposta difensiva a una frattura imposta dall’esterno. Il XIX secolo rappresenta per la Cina l’irruzione violenta della modernità occidentale sotto forma di penetrazione coloniale e perdita di sovranità, e la rivoluzione del 1949 non è letta come semplice adozione ideologica ma come ricostruzione dello Stato come soggetto storico effettivo, capace di esercitare sovranità sul territorio e reintegrare la società all’interno di un orizzonte comune. Le riforme post-maoiste non segnano un abbandono del primato della politica ma una sua riconfigurazione pragmatica, in cui il mercato viene introdotto non come principio ordinatore autonomo bensì come mezzo di governo funzionale all’aumento della produttività e al rafforzamento della capacità nazionale, con una liberalizzazione graduale, sperimentale e reversibile, che procede per tentativi locali e aggiustamenti successivi, preservando la coesione sociale ed evitando gli shock sistemici che hanno caratterizzato le transizioni neoliberali occidentali.

Nei capitoli terzo e quarto il volume sposta l’analisi dal piano filosofico-storico a quello dei progetti globali e della contesa materiale, mostrando come le due traiettorie di modernizzazione si traducano in architetture geopolitiche ed economiche concretamente alternative. La parabola statunitense è ricostruita come transizione dalla frontiera interna all’impero globale, in cui l’espansione territoriale prima e il dominio finanziario poi hanno progressivamente sostituito la produzione reale come motore dell’economia, generando quello che Parenti, riprendendo Luciano Gallino, definisce “finanzcapitalismo”, un sistema in cui il fine del benessere sociale è stato soppiantato dal mezzo del denaro. Al contrario, la proiezione esterna cinese si struttura attorno a una logica cooperativa e di interdipendenza, di cui la Belt and Road Initiative rappresenta l’espressione più visibile, fondata non sulla conquista di sfere di influenza ma sulla costruzione di connettività infrastrutturale e di mercato. Sul piano della contesa materiale Parenti individua tre terreni decisivi. Il primo è la de-dollarizzazione, in cui la Cina non punta a sostituire il dollaro con lo yuan ma a costruire un ordine multi-valutario policentrico, attraverso i BRICS ampliati e la RCEP, che raggruppa circa il 30% del PIL mondiale. Il secondo è il controllo delle terre rare e delle rinnovabili, con la Cina che detiene oltre l’80% della manifattura fotovoltaica globale e la quasi totalità dei materiali per le batterie elettriche, rendendo di fatto impossibile qualsiasi transizione energetica senza il suo coinvolgimento. Il terzo è la supremazia nell’intelligenza artificiale e nella tecnologia, con quasi 40.000 brevetti depositati in dieci anni, circa sei volte il numero statunitense, e una spesa in ricerca e sviluppo stabilmente attestata intorno al 2,6-2,7% del PIL.

Il quinto capitolo, che chiude il corpo principale del volume, propone una lettura del presente come momento di transizione sistemica già avvenuta, non come soglia ancora da attraversare. Il mondo, argomenta Parenti, è già entrato in una struttura policentrica, priva di un egemone in grado di imporre un principio ordinatore unico, e la domanda rilevante non è se l’egemonia statunitense stia declinando ma come governare il conflitto in assenza di un centro. La Cina non si propone come nuovo egemone sostitutivo ma come motore di un ordine fondato sull’interdipendenza, sulla coesistenza pacifica e sul rispetto reciproco tra civiltà, in cui la comunità di destino condiviso per l’umanità, formula costantemente presente nei documenti ufficiali di Xi Jinping, costituisce l’orizzonte politico e simbolico di riferimento.

A questo quadro si aggiunge l’appendice dedicata all’Iran, che Parenti utilizza come caso paradigmatico della logica di dominio occidentale, ricostruendo la genealogia del conflitto tra Washington e Teheran come parte della medesima traiettoria imperialistica analizzata nel testo principale, dal colpo di stato del 1953 alle sanzioni contemporanee, a dimostrazione che la contesa invisibile non è un fenomeno recente ma una costante strutturale della modernità a guida statunitense.

Il saggio di Parenti si raccomanda come un contributo organico e intellettualmente coraggioso al dibattito sulla transizione dell’ordine globale, in un panorama editoriale italiano in cui la riflessione sulla Cina oscilla troppo spesso tra l’apologetica acritica e la demonizzazione speculare. Il merito principale dell’opera risiede nella capacità di tenere insieme, senza mai perdere coerenza analitica, tre piani di lettura distinti: quello filosofico-antropologico, che radica il confronto sino-americano in una divergenza profonda tra concezioni dell’umano e dell’ordine politico; quello storico-comparativo, che ricostruisce le due modernizzazioni nella loro specificità strutturale, sottraendole a qualsiasi lettura teleologica; quello geopolitico-materiale, che ancora l’analisi ai dati concreti della contesa su moneta, tecnologia e risorse energetiche. La dichiarata trasparenza del posizionamento dell’autore, che scrive da italiano e da geografo critico con una affinità esplicita per i concetti confuciani di armonia e coesistenza, rappresenta al tempo stesso uno dei punti di forza e uno degli elementi che il lettore è chiamato a tenere presente nel valutare le conclusioni del volume. Essa non inficia il rigore della documentazione né la solidità dell’impianto teorico, ma conferisce al testo una tensione normativa che va oltre la descrizione analitica e che lo colloca consapevolmente nel solco di una tradizione di pensiero critico dell’imperialismo occidentale. Il lavoro di Parenti rappresenta pertanto una lettura necessaria per chiunque si occupi di geopolitica della transizione, di competizione tecnologica e finanziaria, di ordine internazionale e di civiltà politiche comparate, offrendo strumenti concettuali solidi per orientarsi in una congiuntura in cui la chiarezza interpretativa è essa stessa una forma di responsabilità intellettuale.

L’autore del libro: Fabio Massimo Parenti è geografo economico-politico e docente di Global Studies. Da anni studia sul campo la Cina e l’Asia orientale, affiancando attività accademica e divulgazione. Autore di saggi sulla modernizzazione cinese, sulla geofinanza e sulle nuove architetture del mondo contemporaneo, ha pubblicato, tra gli altri. Geofinanza e geopolitica (con Umberto Rosati, 2016), Il socialismo prospero (2017) e La via cinese (2021), curato La Cina nel mondo. Diplomazia, economia, politica (2025).

L’autore della recensione: Aniello Inverso – Laurea magistrale in ‘Investigazione, Criminalità e Sicurezza Internazionale’, presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Laurea triennale in ‘Scienze politiche e delle relazioni internazionali’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ricercatore presso Vision & Global Trends International Institute for Global Analyses, nell’ambito del progetto Società Italiana di Geopolitica. Il suo ultimo saggio è:  Geopolitica vettore dell’ordine globale. Dinamiche spaziali e attori strategici nella trasformazione del sistema internazionale” (prefazione di Stefano de Falco – Callive, 2025 – ISBN 9791281485310 – Collana Heartland ISSN 3035-322X).