Israele ha perso il controllo della guerra per l'informazione
di Filippo Bovo - 16/03/2026

Fonte: Filippo Bovo
Sotto i duplici colpi di Iran ed Hezbollah, la situazione interna in Israele va facendosi sempre più caotica, con società ed istituzioni che denotano crescenti difficoltà di tenuta. La rafforzata censura governativa su social e riprese satellitari non basta a nascondere i tanti danni sin qui provocati dalle varie ondate dell'Operazione True Promise (ieri notte v'è stata la 55esima, che ha colpito obiettivi nel cuore del paese, soprattutto Tel Aviv e l'aeroporto Ben Gurion, con missili come i Fattah, gli Emad e i Qadr, mentre nella 54esima, che ha bersagliato soprattutto basi e centri di sicurezza settentrionali, s'è visto il debutto di un nuovo e micidiale missile balistico a due stadi, il Sejjii); e del resto anche l'ordine d'evacuazione per 10mila cittadini americani, diramato da Washington, conferma l'idea che Israele si stia rapidamente trasformando in un luogo sempre meno sicuro.
L'ordine di mobilitazione per 450mila riservisti, un numero record per la storia del paese (ben superiore ai 360mila mobilitati dopo il 7 ottobre 2023, saliti poi a 430mila con la successiva mobilitazione d'altri 60mila nel 2025), indica l'intenzione del governo israeliano d'affrontare un conflitto multifronte, in Libano come nei Territori Palestinesi, oltre che contro gli attacchi di Teheran; ma allo stesso tempo incontra pure lo scetticismo e l'ostilità di molti, esausti per una guerra inizialmente presentata come un rapido successo e poi trasformatasi in uno scontro esistenziale non più soltanto per l'Iran ma anche per la stessa Israele. Una tale mobilitazione si spiega non soltanto con la necessità di reggere alle spinte offensive e difensive dall'esterno, ma anche con quella d'aumentare la presa sul paese, scongiurandone il rapido collasso socio-istituzionale.
Nel paese, infatti, crescono le proteste per l'assenza delle autorità, mentre a causa dei lanci iraniani i servizi essenziali, l'acqua e le derrate alimentari vanno facendosi sempre più carenti. Da giorni il premier Netanyahu non compare in pubblico, sebbene non sia mai stato neanche in tempo di pace una figura solita mostrarsi in giro per le strade; ma ora più che mai i cittadini ne avrebbero bisogno, mentre le sue uniche apparizioni a distanza di diversi giorni l'uno dall'altro sono stati soltanto due video elaborati con l'AI. Nel primo, il premier parlava ai cittadini e le sue mani avevano sei dita: ciò ha alimentato la convinzione, in molti, che il leader sia morto sotto le bombe o rimasto gravemente ferito, forse addirittura trasportato alla base americana di Ramstein, in Germania, principale centro USA in Europa soprattutto per i pazienti in medivac (evacuazione medica). Nel secondo video, pubblicato ieri per smentire proprio tutte queste speculazioni, l'uso dell'AI è ugualmente balzato agli occhi dei più: il premier gesticola, mostrando la mano sinistra per far vedere che ha cinque dita anziché sei, ma il suo anello nuziale scompare e poi ricompare improvvisamente; mani e volto sono prive di rughe, sempre ben visibili nelle sue foto; e regge infine un bicchiere di cappuccino che non scende di livello pur avendone bevuto e men che meno viene rovesciato nonostante i movimenti del polso. Il tempo ci dirà se vi saranno maggiori e più chiare novità.
I cittadini israeliani vogliono prove concrete e dimostrabili che il premier sia con loro, sebbene la sua popolarità abbia conosciuto un'ovvia caduta per via degli effetti della guerra; e la sua assenza, denotabile anche dalle ultime immagini dei gabinetti di guerra, in cui non risulta presente, finisce solo con l'incendiare ancor più gli animi. Così, mentre crescono malcontento e sfiducia, insieme al numero di cittadini ostili alla chiamata alle armi, il paese accusa sempre maggiori segnali d'anarchia: imperversano ad esempio le bande armate che approfittano dello stato di guerra per darsi allo sciacallaggio, facilitate dall'abbandono di molti immobili e dalla rimozione, negli ultimi giorni, di molte telecamere di sorveglianza da parte delle forze di sicurezza, onde evitare che, hackerandole, Teheran possa impiegarle per meglio identificare gli obiettivi da colpire e riprendere le immagini delle sue distruzioni.
Israele ha perso il controllo della guerra per l'informazione, e si vede in crescente difficoltà con l'opinione pubblica internazionale; sta perdendo il controllo della guerra all'Iran e ad Hezbollah; e ora, se perde anche il controllo del suo stesso ordine interno, rischia pure di perdere se stessa. Il giornaliero sviluppo di questo ampio conflitto su più lati ci dirà di più.

