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Le gravi incongruenze del discorso riminese di Giorgia Meloni

di Antonio Catalano - 30/08/2025

Le gravi incongruenze del discorso riminese di Giorgia Meloni

Fonte: Antonio Catalano

Nel discorso di Rimini Giorgia Meloni ha sicuramente dimostrato di avere una caratura che altri leader nostrani non hanno, smentendo, se ce ne fosse ancora bisogno, la consumata immagine della “carciofara della Garbatella”. Le va riconosciuto.
Nella prima parte del discorso ha esposto con chiarezza i “valori” che lei rappresenta, prima scaldando i cuori della platea nel ricordo del padre fondatore don Giussani, di papa Giovanni Paolo II, di papa Leone IV e del giovane Carlo Acutis morto in odore di santità.
Ma suo principale obiettivo era scaldare i cuori della sua larga base elettorale, e di quei settori della popolazione che hanno bisogno di una “narrazione” che contrasti il nichilismo dominante.
Ecco quindi il riferimento a T. S. Elliot, del quale cita la celebre “nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”; la rivendicazione della tradizione, che però non è né deve essere sempre uguale a se stessa ma va continuamente reinventata; l’importanza della memoria, perché non si può vivere in un mondo che vive in un eterno presente; l’alto esempio di Atreju, il ragazzo protagonista della “La storia infinita” che lotta contro il nulla che avanza.
Altrimenti si è solo individui-consumatori, individui senza identità, senza appartenenza né familiare né nazionale né religiosa, alla mercè di desideri che cambiano in continuazione, individui che non amano più nulla.
E poi il tema della difesa della famiglia, del paventato deserto demografico, della libertà educativa, del corpo femminile che non può e non deve essere considerato merce (utero in affitto), della droga («fa schifo») e della necessità di recuperare i tossicodipendenti, del diritto al lavoro che non bisogna confondere col diritto al reddito, del diritto a rimanere nel proprio Paese con tanto di citazione del cardinale africano Sarah, il quale (giustamente) sostiene che l’emigrazione svuota di energia le nazioni africane.
Temi che lasciano ben sperare a una critica del neoliberismo, che, per suo stesso statuto, provoca devastazione sociale e culturale, il vuoto, il nulla, e che distrugge qualsiasi pur minima idea di sovranità popolare.
Invece che fa la Nostra? Non solo approva l’intervento draghiano («pur essendo rimasta all’opposizione durante la sua presidenza»), ma si rifugia con entusiasmo in quell’Europa diventata il concentrato ultra reazionario di un capitalismo trans e post umano, luogo per eccellenza di quella ideologia – giustamente prima criticata – che impone “valori” devastanti non solo la memoria ma la stessa natura umana.
Per la Meloni l’Occidente (ma quale?) ha ancora molto da dire, l’Europa in particolare ha dimostrato d’essere una grande famiglia nel sostegno all’Ucraina. Come se questa non fosse stato il grimaldello usato per scardinare equilibri non graditi proprio ai quei settori di potere globalisti portatori di quel nulla giustamente prima individuato come problema.
Un’Europa – di cui la Meloni però lamenta l’eccessiva burocratizzazione – che bene ha fatto a sostenere «l’eroica resistenza del popolo ucraina» e che ora deve proseguire sulla strada intrapresa, tacendo sul fatto che il popolo ucraino sia stato cinicamente utilizzato come carne da cannone per interessi non propri, come lo stesso Segretario di Stato Usa Rubio confessava pubblicamente nel febbraio scorso. Lo stesso Rubio che dichiarava: «Abbiamo portato la gente a credere che l’Ucraina potesse sconfiggere la Russia e tornare alla situazione pre-2014. Questo non è realistico».
Giorgia Meloni mostra così di essere pienamente in linea con quell’Europa che, per smarcarsi dall’incombente crisi finanziaria, mostra un’aggressività fanatica ben rappresentata dall’estone Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
Un fanatismo anti-russo sostenuto e fomentato dalla Grande Famiglia Europea che per bocca dell’ineffabile baronessa vdL si entusiasma per il clima di mobilitazione guerrafondaia espresso dai Paesi Baltici. «Cara Evika Silina», scrive la vdL al primo ministro lettone, «il tuo Paese sta diventando una vera potenza nel campo dei droni». Per la cronaca: in Lituania, a partire dal prossimo settembre, gli alunni delle elementari frequenteranno lezioni dedicate alla costruzione e alla guida di droni.
In conclusione. L'intervento di Giorgia Meloni è pericoloso non per la parte “valoriale” ma perché questa valorialità (fardello di cui una sana e coerente forza politica sovranista e popolare deve comunque farsi carico) è arruolata alla campagna militarista anti-russa a trazione Ue… mentre la sinistra pretende di scaldare i cuori alla guerra contro la Russia col “nulla che avanza”.