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Le guerre anglosassoni

di Pierluigi Fagan - 14/09/2026

Le guerre anglosassoni

Fonte: Pierluigi Fagan

Pare che oggi a Cardiff si riuniranno i leader di Galles, Scozia e Irlanda del Nord per fare una unione cooperativa che ha in obiettivo rivendicare l’autonomo diritto di indire referendum per la secessione dal regno e domanda di adesione all’UE (gli irlandesi del nord si asterranno sul punto referendario in quanto c’è un obbligo di consenso dei protestanti orangisti).
Il tutto, non a caso, a seguire l’uscita apparentemente balzana del solito guastatore seriale Trump, in cerca di voti per novembre, in favore di una Irlanda riunificata, una ingerenza di politica interna britannica mai vista.
Ma Trump, ha in vista anche un altro obiettivo. Già mobilitato contro lo sbiadito Starmer in quanto “comunista” (un labourista quasi blairiano, ma per Trump tutti i non anarco-capitalisti sono comunisti), è inorridito dal relativo e parziale successo attuale di Burnham. Burnham, dopo due anni, complice anche una serie di scandali che hanno colpito Farage come, ad esempio, le prove degli ampi finanziamenti del suo partito recapitati dagli Stati Uniti, ha portato il Labour in testa ai sondaggi rispetto al partito di Farage.
In più, Burnham ha una politica estera un po’ troppo indipendente come è successo con la promozione delle sanzioni e restrizioni sul commercio di beni provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania, firmate da undici paesi europei più Canada.
Andava colpito e cosa meglio delle aspirazioni di autonomia della vecchia macedonia britannica unificata a forza solo negli ultimi secoli (Galles cinque, Scozia tre, Irlanda due ma è una storia complicata). Viepiù stante il declino di coesione culturale dato da una monarchia oramai senza più senso storico (in più Carlo III è pure ecologista!).
Nel frattempo, poco illuminata qui da noi presi in tutt’altre faccende, è un po’ di tempo che va avanti una tenzone aspra tra Washington e Canada, con scambi e reciproci insulti da pub su di giri oltre a dazi e controdazi. Anche il Canada è non allineato e anche lì Trump ha giocato, tra le altre, la carta culturale cercando di mettere anglofoni contro francofoni,, occidentali contro orientali. Canada che ormai è in anticamera per fare un eventuale accordo di più stretta relazione con l’UE. Il premier canadese è atteso a Strasburgo il 17 e si vocifera chiederà di diventare “membro associato” dell’UE, sarebbe clamoroso.
Il declino storico degli anglosassoni per chi, come me, li studia da anni, è uno spettacolo impagabile a cui non pensavo avrei assistito in vita. Quando si mette “unità” nel nome del sistema come Unione Sovietica ieri, ora Regno Unito, domani Stati Uniti d’America o Unione Europea, vuol dire che si tiene assieme a forza cose che tendono a spararsi per la tangente. Prima o poi, la giostra storica ti frulla.

(Il numero di Limes che trattava la questione è del 2021, luglio)