Lo scontro geopolitico riguarda tre visioni del mondo, non due
di Riccardo Paccosi - 09/01/2026

Fonte: Riccardo Paccosi
Sono tutti in fila tutti gli elementi che stanno configurando uno scenario di guerra o comunque di tensione crescente fra Stati Uniti e asse russo-cinese.
Si è arrivati a questo dopo una fase in cui, a seguito del summit di Anchorage, il mondo intero aveva intravisto e auspicato un possibile processo di pacificazione (fatta eccezione per i leader europei che, invece, temevano la pace più di ogni altra cosa).
Ci sono stati, quindi, errori di valutazione che ritengo risiedano nella tendenza, radicatasi nei decenni, a interpretare il mondo in termini di polarizzazione dualistica.
Suddetta tendenza ha portato molti a convincersi del fatto che, data la guerra lanciata da Trump al globalismo (e confermata giusto ieri con l'annuncio del ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni intergovernative volte a promuovere l'agenda green e/o Lgbt), questa presidenza americana fosse a capo d'una visione del mondo di segno opposto, vale a dire d'una visione del mondo sovranista e multipolarista.
Io stesso, pur con mille cautele e riserve, per un certo periodo ho dato un parziale credito a tale teoria.
Lo sviluppo delle vicende internazionali, purtroppo, ha dimostrato che si trattava per l'appunto di una semplificazione dualistica. Questo perché il fatto di avversare il globalismo, molto banalmente, non conduce automaticamente a sposare una causa multipolare: un siffatto automatismo non è mai esistito fattivamente e neppure filosoficamente.
La visione trumpiana è sì alternativa al globalismo, ma tale alternativa non consta di sovranismo o di multipolarismo bensì esprime un altro tipo di visione che potremmo definire di suprematismo nazionalista.
In primo luogo, nella narrazione trumpiana e negli atti concreti che ne derivano, non è ravvisabile alcun principio sovranista universale riguardante tutte le nazioni ma, al contrario, vi è l'enunciazione nazionalista dell'eccezionalità americana (alla quale corrisponde un'omologa narrazione di suprematismo nazionale da parte di Israele).
In secondo luogo, così come il globalismo viene combattuto da Trump poiché viene giudicato un ordinamento sussumente e soffocante la succitata eccezionalità americana, parimenti il progetto multipolarista russo-cinese viene colpito militarmente nei suoi gangli vitali e strategici (vedi Venezuela e Iran): questo al fine di abbattere il ruolo da attori globali svolto oggi da Cina e Russia e materializzare un mondo che sì, a differenza di quanto desiderano i globalisti sia ancora suddiviso in nazioni, ma anche nel quale la totalità di queste ultime risulti sottomessa alla dominazione unipolare degli Stati Uniti.
Tutto questo per dire che, a livello geopolitico ma anche a qualsiasi altro livello d'analisi, l'abitudine alla lettura polarizzante/dualistica può far prendere grosse cantonate come, in questo caso, quella di vedere all'opera due visioni del mondo anziché tre. Tale abitudine, pertanto, dev'essere abbandonata il prima possibile.
