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Carl Schmitt, profeta del XXI secolo?

di Alain de Benoist - 25/02/2026

Carl Schmitt, profeta del XXI secolo?

Fonte: GRECE Italia

Il numero 75 della rivista Nouvelle École, diretta da Alain de Benoist, è dedicato a Carl Schmitt, «l’ultimo dei grandi classici del pensiero giuridico-politico», i cui concetti (amico/nemico, Nomos della Terra, stato di eccezione, teoria del partigiano…) illuminano le crisi contemporanee: guerre asimmetriche, multipolarità, fine del liberalismo universalista. In questa intervista, Alain de Benoist ripercorre i diversi aspetti del dossier e l’attualità del pensiero schmittiano.

 

ÉLÉMENTS: Nella sua introduzione a questo numero di Nouvelle École, lei scrive: «Carl Schmitt non è mai stato nazista». Cosa le permette di essere così categorico di fronte a un’accusa ricorrente rivolta al pensatore tedesco?

ALAIN DE BENOIST: Semplicemente perché le sue idee divergono dall’ideologia nazista su punti essenziali. Carl Schmitt rifiuta il razzismo biologico, il darwinismo sociale, il concetto di «guerra totale» o di «nemico assoluto». Il suo antisemitismo deriva dall’antigiudaismo cristiano. Nel 1932, un anno prima dell’ascesa al potere di Hitler, chiese il divieto del NSDAP. Le ragioni della sua adesione al partito nazista nel maggio 1933 rimangono discutibili, ma sembra che l’opportunismo abbia avuto un ruolo importante. L’ambiguità viene meno nel 1936, quando Schmitt viene ferocemente denunciato dal giornale delle SS, Das Schwarze Korps. Gli viene rimproverato in particolare di essere un rappresentante del «cattolicesimo politico», di aver sostenuto il governo Schleicher, di essere in realtà un «amico degli ebrei» e di difendere una concezione del «grande spazio» (Großraum) completamente diversa dall’idea nazionalsocialista di «spazio vitale» (Lebensraum). Perse immediatamente tutte le sue posizioni all’interno del partito e conservò solo il suo posto di insegnante all’Università di Berlino. Era allora molto vicino al conservatore Johannes Popitz, che sarebbe stato impiccato nel febbraio 1945 in seguito all’attentato contro Hitler del luglio 1944. Arrestato dagli americani, Carl Schmitt fu rilasciato nel 1947 senza che potesse essere formulata alcuna accusa contro di lui. Gli oppositori di Schmitt si sono sempre concentrati sui tre anni in cui egli si compromise con il regime hitleriano, il che li esime dal dover tentare di confutarlo. Chi lo legge sa che l’essenziale del suo pensiero si trova soprattutto in ciò che pubblicò durante la Repubblica di Weimar e dopo la guerra, a partire dagli anni ’50.

ÉLÉMENTS: Secondo lei, cosa rende Schmitt particolarmente rilevante nel 2026, in particolare per riflettere sui conflitti e sulle tensioni attuali?

ALAIN DE BENOIST: Ad oggi sono stati dedicati a Carl Schmitt oltre 800 libri, il che basta a dimostrare la sua importanza, ma anche la sua attualità. La sua opera di giurista e costituzionalista, la sua critica metodica al liberalismo e al positivismo giuridico non hanno assolutamente perso attualità. La sua definizione di politico (in contrapposizione a politica, cfr. in italiano il contrasto tra il politico e la politica), dal punto di vista della dialettica tra amico e nemico, continua ad essere oggetto di accese discussioni tra i politologi di tutto il mondo. Le guerre di decolonizzazione erano state anticipate nella sua Teoria del partigiano; i suoi due libri sulla Teologia politica (1922 e 1969) gettano una luce decisiva sul fenomeno della secolarizzazione, l’avvento di un mondo multipolare si ricollega naturalmente a ciò che ha scritto sui «grandi spazi» (Großräume) e la crisi dello Stato-nazione in quello che non è più un universum ma un pluriversum (il «multiverso»). La sua teoria geopolitica dell’antagonismo storico tra le potenze della Terra e le potenze del Mare (Terra e Mare) è più valida che mai. La sua critica alle «guerre discriminatorie» trova eco nel moltiplicarsi delle guerre «umanitarie» che, in rottura con la concezione westfaliana dell’inimicizia, segnano un ritorno alla «guerra giusta» di natura teologica e morale, in cui il nemico non è più considerato un avversario del momento, ma come un criminale e un colpevole che può essere giustamente posto al di fuori dell’umanità. Lo stesso vale per il ritorno allo stato di eccezione che oggi vediamo fiorire un po’ ovunque, che ci ricorda che solo chi decide in casi eccezionali è sovrano, cioè nel momento in cui il crollo delle norme impedisce di governare in modo puramente procedurale. Si potrebbero citare molti altri esempi. È quello che ho fatto nel 2007 nel mio libro Carl Schmitt actuel.

ÉLÉMENTS: È necessario conoscere bene l’opera di Carl Schmitt per affrontare questo numero di Nouvelle Ecole, oppure può essere una via d’accesso?

ALAIN DE BENOIST: Quando si legge un libro su un autore, è sempre preferibile aver già letto anche una o due delle sue opere. Detto questo, l’ultimo numero di Nouvelle Ecole può benissimo essere anche un’occasione per scoprire il pensiero di Carl Schmitt. Il sommario lo dimostra già in modo eloquente, poiché in questo numero di 300 pagine si trovano non solo testi inediti di Carl Schmitt, nonché estratti della corrispondenza, sconosciuta in Francia, che egli intrattenne con il politologo italiano Norberto Bobbio, ma anche articoli di approfondimento: «Costituzione e diritto costituzionale in Carl Schmitt», di Agostino Carrino, «Carl Schmitt e Joseph de Maistre», di Graeme Garrard, «Carl Schmitt e la componente tellurica», di Jerónimo Molina, «Un monumento schmittiano: ll Nomos della Terra», di Martin Motte, «Carl Schmitt e l’Eurasia», di Massimo Maraviglia, «Carl Schmitt e lo ‘scontro di civiltà’ di Samuel Huntington», di Joseph W. Bendersky, ecc. A questi si aggiungono diversi documenti, tra cui una lettera di Carl Schmitt a Jean-Pierre Faye, un dossier sull’incredibile influenza di Schmitt nella Cina odierna, di Flora Sapio e Daniele Perra, e molti altri testi che il lettore potrà scoprire da sé, tra cui una riflessione critica che ho scritto sulla distinzione amico-nemico come criterio del politico, nonché un articolo di Julius Evola su Schmitt e Thomas Hobbes.

Alla fine del numero si trova la prima bibliografia completa dell’opera di Carl Schmitt oggi disponibile in lingua francese e, nella sezione «Varia», una curiosità: un articolo del giovane Ernst Jünger dedicato alle memorie di Trotsky!

ÉLÉMENTS: Schmitt è oggi invocato da correnti molto diverse, sia di «destra» che di «sinistra»: multipolaristi russi, pensatori della sovranità post-liberale negli Stati Uniti, critici del diritto internazionale umanitario. Ritiene che stiamo assistendo a una totale «normalizzazione» del pensiero schmittiano?

ALAIN DE BENOIST: Non si tratta propriamente di un fenomeno di normalizzazione, ma piuttosto della prova che le correnti di pensiero più disparate possono trovare in Carl Schmitt spunti per alimentare la propria riflessione. In altre parole, è la prova che Schmitt si impone oggi come un classico: ogni ricercatore serio deve fare riferimento a Carl Schmitt così come deve fare riferimento ad Aristotele, Machiavelli, Hobbes, Locke, Rousseau, Hegel, Max Weber, ecc.

ÉLÉMENTS: Dall’operazione «Absolute Resolve» in Venezuela e dalle dichiarazioni di Trump sulla «sfera di influenza» americana nell’emisfero occidentale (Groenlandia, Canale di Panama…), alcuni commentatori invocano esplicitamente i «Großräume» di Schmitt come chiave di lettura della politica estera di Trump II. Ritiene che questa amministrazione stia attuando, consapevolmente o meno, una forma contemporanea del «Großraum schmittiano», ovvero un ordine multipolare di zone egemoniche piuttosto che universalista?

ALAIN DE BENOIST: No, non credo che Schmitt, né Leo Strauss, siano gli «ispiratori segreti» di Donald Trump, che probabilmente non li ha mai letti. Ciò che può essere messo in relazione con le visioni profetiche di Carl Schmitt è l’avvento, attualmente in corso, di una multipolarità in cui i «grandi spazi» corrispondono più o meno a questi nuovi attori delle relazioni internazionali che sono gli «Stati-civiltà». Trump è sensibile a questo movimento, ma lo accetta solo in parte perché sa bene che la multipolarità limiterà necessariamente l’egemonia americana, il che contraddice totalmente lo slogan MAGA («Make America Great Again!»). È evidente che, lungi dal ripiegarsi esclusivamente sull’«emisfero occidentale», non esita a intervenire in tutto il mondo (Iran, Yemen, Nigeria, Medio Oriente, ecc.) per difendere ciò che ritiene corrispondere agli interessi del suo Paese, il che significa che non esita ad affermare la sua sovranità a scapito di quella degli altri, in particolare degli europei. D’altra parte, la sua passione per le guerre commerciali, così come la sua alleanza con i «tecno-futuristi» della Silicon Valley, dimostrano chiaramente che per lui la politica è solubile nell’economia e nel commercio, il che non è molto schmittiano…

Intervista a cura di Xavier Eman.

Traduzione a cura di Piero della Roccella Sorelli.

 

Alain de Benoist, Èlèments, Carl Schmitt, prophète du XXIe siècle?, intervista a cura di Xavier Eman, 23 febbraio 2026.

 

Come richiedere l’ultimo numero di Nouvelle Ecole:

https://www.revue-elements.com/produit/carl-schmitt/