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Lo Stato si fa lupo

di Antonio Catalano - 22/11/2025

Lo Stato si fa lupo

Fonte: Antonio Catalano

Non avevo approfondito l’angosciosa vicenda, ma il sospetto che rispuntassero i fantasmi di Bibbiano mi aveva sfiorato, così dopo aver letto stamattina il bel post – https://www.facebook.com/pinokabras/posts/25432105206384971 – di Pino Cabras (lui che «da bambino ho vissuto in campagna in una situazione che ha notevoli affinità») e approfondito sulle belle pagine che il quotidiano “La Verità” dedica al caso i sospetti sono diventati certezza. 
La scabrosità rilevata dalle autorità che hanno sottratto i tre bambini ai genitori consiste in un’abitazione rurale con tanto di certificato di idoneità statica, in mezzo a due ettari di terra, senza allaccio elettrico perché la casa è provvista di pannelli solari che alimentano l’illuminazione interna e la ricarica dei cellulari o del tablet, non c'è allaccio al gas perché funziona un caminetto che riscalda l’abitazione in maniera continua, una cucina economica (di quelle che si usavano fino a non molto tempo fa ma ancora si possono comprare), un pozzo dal quale attingere acqua per i servizi igienici e una fonte vicina per l’acqua ad uso alimentare. Con i giornali-vampiro a titolare che vivevano senz’acqua e senza luce. 
Ma i bambini non frequentavano la scuola. Vero, si avvalevano dell’istruzione “parentale” (prevista dalla legge) con tanto di insegnante privata ed esami di convalida. 
L’ordinanza cautelare fonda la sua principale motivazione sul «pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione» perché «il gruppo dei pari è un contesto fondamentale di socializzazione e di sviluppo cognitivo/emotivo». Il papà: i tre bambini «hanno amici, li teniamo vicini a tanti bambini, fanno socializzazione con altri, socializzano con bambini dei nostri amici, con le persone che conosciamo». «Come essere umano», dice sempre il papà, «ho tutto il diritto di scegliere come i miei figli debbano vivere e con chi farli socializzare».  «Abbiamo una vita sanissima, senza l’inquinamento della città. Oggi i bambini hanno tanti problemi psicologici, c’è ansia, c’è depressione, c’è violenza, ci sono tanti altri problemi e noi stiamo evitando quei problemi». 
Comunque la si pensi, una scelta da rispettare non da iscrivere a giudizio, con l’Associazione dei magistrati dell’Aquila che invita a non commentare le scelte dei giudici. Non sia mai! 
Ora i tre bambini stanno in una casa famiglia. 
Ma che cos’è che ha reso così solerte l’intervento dello stato-giudice? Erano in buona salute, vivevano relazioni amicali, studiavano, amati dai loro genitori, pure con dispositivi elettronici ma non in balia di questi. Viene facile il paragone con i bambini dei campi rom che non hanno nulla di tutto questo, che vivono in condizioni inquietanti (li ho vicino casa), sporcizia, malattie non curate, mancanza di scolarizzazione, assenza di igiene, addestramento all’illegalità… non è che voglia dire che questi bambini debbano essere sottratti ai genitori ma di sicuro una società civile non può contemplare simili situazioni di degrado pre-umano. 
E poi, sul tema dell’assenza di socializzazione dei bambini... quale socializzazione vive oggi l’infanzia relegata nella solitudine di smart phone nei quali è annegata la loro innocenza e nella quale diventano preda di famelici lupi?

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La sinistra transumanista dà un’ulteriore prova della sua intransigente opposizione al mondo della vita schierandosi ancora una volta per la difesa a oltranza del mondo delle cose, mondo che di questi tempi lavora per conformare l’essere umano a congegno meccanico-funzionale in cui ogni traccia di resistenza è ricondotta a manifestazione di pericolosa reazione al moderno che avanza.  Questa elitaria sinistra glorifica la dolce distopia del rovesciamento dell’ordine naturale delle cose in cui Bibbiano è il luogo della memoria. La “famiglia del bosco” (maliziosa semplificazione che induce a pensare a qualcosa di oscuro e magico, bosco fa rima con losco) diventa l’ennesima occasione per mostrare il proprio feroce attaccamento allo Stato-Moloch al quale offrire sacrifici umani, meglio se bambini.  Il bis-pensiero di questa sinistra ossessionata dalla normalità dell’ordine naturale ha in odio il sentimento della gente comune, che esprime pena e rabbia per il feroce trattamento riservato ai bambini della “famiglia del bosco”. La quinta essenza di questa sinistra la si ritrova nelle aristocratiche pagine di un quotidiano letto da esoterici affiliati alla loggia del pensiero unico post e trans umano. Il Manifesto. A firma Andrea Fabozzi leggiamo di quel popolo bue che muggisce contro il provvedimento del Giudice, popolo che organizza manifestazioni, petizioni online, che arroventa i post e addirittura minaccia di mandare gli ispettori in tribunali. Naturalmente, in nome del «presunto» bene di quei bambini che «senza nessuno scrupolo diventano trofei da esibire in battaglia». Il “presunto” bene dei bambini – ci ricorda con fare saccente l’esoterico quotidiano della trans/sinistra – nasconde l’intenzione della “destra” di «assaltare la scuola pubblica, vincere il referendum sui magistrati, scardinare la tutela dei minori per affermare che la famiglia ha ragione, sempre e per sempre, come la patria e come dio». Eja eja, Alalah! Perché sappiatelo, voi adoratori di questa triade, «crimini grandi e piccoli si consumano, invece, non raramente proprio nel nome di quella triade alla quale si è votata Giorgia Meloni». Troppo ghiotta, scrive il Fabozzi, è per la destra l‘occasione per attaccare i magistrati. Ma non solo i magistrati, sotto attacco è la scuola, quella pubblica, nella quale la trans-sinistra vuole iniettare dosi da cavallo di educazione all’affettività, perché chi sono i genitori per pretendere di arrogarsi, loro, questo diritto? Si ricordi, il popolino, sempre affezionato a vecchie superstizioni e credenze, che «i figli non sono proprietà delle madri e dei padri, hanno diritti che non si fermano sull’uscio di casa e nessuno ha il potere legittimo di isolarli dal mondo. Nel bosco come in città». Per Fabozzi, e per l’intera sinistra adoratrice del dio Moloch, la questione si riduce a un fatto di proprietà. Che Dio ce ne scampi e liberi!