Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Milano è palazzi e delinquenza

Milano è palazzi e delinquenza

di Massimo Fini - 29/08/2025

Milano è palazzi e delinquenza

Fonte: Massimo Fini

È diventata una città pericolosa e inquietante. I poveri relegati in periferia, i ricchi non escono per paura. E il sindaco Sala? Contribuisce, con mezzi giudicati loschi dai magistrati, alla ulteriore cementificazione

L’altra sera, non era nemmeno tardi, sarà stata la mezzanotte, ero seduto con una mia amica in un modesto ma grazioso bar situato lungo la Darsena, che è la parte conclusiva di quel complicato sistema di canali, i Navigli, ideato dal genio di Leonardo, per cui Milano attraverso i laghi circostanti, quello di Como, tanto caro a Bossi e Miglio, d’Iseo e il Garda che è così grande da sembrare un mare (“vide un lago ma era il mar”, il Prode Anselmo) per via d’acqua, comprendendovi il Ticino, è collegata alla Svizzera, alla Francia e, guardando a sud, alla riviera romagnola.
A un certo punto mi sono accorto che poco più in là c’erano quattro uomini ben piazzati che avevano in mano delle bottiglie di vetro che roteavano a mo’ di arma. Berciavano in un similspagnolo ma, fra di loro, parlavano ucraino. Cioè facevano parte di quegli otto milioni di ucraini che sono fuggiti dal loro Paese pur di non combattere. Dei vigliacchi e quindi ancor più pericolosi. La proprietaria del bar, una donna a metà dei suoi trenta, cercava di fronteggiarli come poteva. In un momento di relativa pausa, perché gli aggressori avevano un atteggiamento altalenante, un po’ si avvicinavano e poco dopo si allontanavano per poi tornare sul posto, ho chiesto alla proprietaria del bar se avesse avvertito la polizia. “Ho telefonato un quarto d’ora fa, ma finora non ho avuto risposta”. Non potendo ovviamente affrontare noi gli aggressori ci siamo avviati lungo la darsena alla ricerca di qualche poliziotto. Alla fine abbiamo trovato un piantone davanti a una garitta. L’ho informato della cosa. “Come mai non intervenite?” ho chiesto un po’ stupito. “Perché abbiamo già sei segnalazioni in zona, vedremo di provvedere”. “Vedremo? Ma l’aggressione è in corso ora, dovete intervenire subito”. Ma il culotto pareva non sentirci da quell’orecchio. Abbiamo quindi lasciato i nostri nomi perché la proprietaria del bar se ne potesse servire come testimonianza. Ma è stato un errore, perché fra il controllare la nostra carta di identità, stendere la denuncia, è passato altro tempo prezioso.
Milano è diventata una città pericolosa e inquietante. Un altro snodo cruciale è la Stazione Centrale, non il piazzale che le sta davanti che è controllato abbastanza bene, ma le vie laterali, soprattutto, guardando la stazione, quella a sinistra, via Sammartini. Un tempo questa via era popolata di negozietti, chiamiamoli così, hardcore, ma poiché adesso il porno è raggiungibile per via digitale la via è deserta. E quindi pericolosa. Un turista inglese che vi si è avventurato è stato accoltellato l’altra notte. Eppure la sua curiosità era comprensibile, perché vi sono le case di ringhiera alte non più di quattro o sei piani che caratterizzano, o meglio caratterizzavano, Milano che, a parte il Pirelli, l’opera geniale di Giò Ponti, molto contestato nel dopoguerra perché ritenuto fascista, e dell’ingegnere Pier Luigi Nervi, e la Torre Velasca, non è mai stata una città di grattacieli. Adesso, proprio davanti a casa mia, hanno costruito enormi grattacieli snaturando la città. C’è il Diamante, un grattacielo di 30 piani, che è stato anche premiato e che incombe proprio sulla finestra del mio studio. Questa logica illogica ha contribuito a incrementare il fenomeno in atto da tempo, la scomparsa dei ceti popolari, perché nessuno può permettersi di abitare in questi colossi né tantomeno di comprarvi un appartamento il che vuol dire la scomparsa dei negozietti. Se voglio comprare un martello devo rivolgermi a eBay. Insomma la popolazione povera di Milano è stata sbattuta nell’immenso hinterland in paesi che di paese hanno solo il nome, non c’è una piazza, non c’è neanche una chiesa.
Dicevo dei collegamenti d’acqua, i Navigli appunto. La costruzione del Duomo è stata possibile grazie a dei barconi che dalle cave di sabbia di Castano Primo, non a caso molto vicino al Ticino, portavano il materiale in città. Oggi questi barconi non esistono quasi più. Quando lavoravo in Pirelli per la rivista Va dove torno ho fatto un viaggio con uno di questi barconi superstiti. Ci si metteva sette ore, tanto che il marinaio si portava la schiscetta. Però, proprio grazie alla lentezza, ci si poteva guardare attorno con calma e si vedevano cose meravigliose: vecchi lavatoi, le antiche chiuse e ville settecentesche in completo abbandono.
Milano è pericolosa. Dipende dalle zone, ma anche i ricchi borghesi che abitano in centro non se la cavano meglio. È un gatto che si morde la coda. I ricchi borghesi, che non sono propriamente noti, a differenza dei ceti proletari, per la loro vitalità, non escono di sera perché hanno paura. Ma proprio perché hanno paura il centro si desertifica ulteriormente. Preferiscono stare chiusi in casa a vedersi un film su Netflix, il che ha causato, come ho già scritto, la crisi delle sale cinematografiche che da 169 si sono ridotte a 31. E anche queste sale erano un centro di aggregazione. In antiquo c’erano a Milano poche sale di prima visione, tutte in centro, altre di seconda più o meno nelle vicinanze poi c’erano i cine di terza in periferia. Il che voleva dire spostarsi dalla propria abitazione e conoscere i quartieri in cui non si era mai stati. Non era necessario andare al mitico Orchidea in via Terraggio, cinema d’essai, dato che durante la settimana i cine di terza davano, insieme al poliziesco, all’erotico, alla boiata americana, anche un film di qualità. Al Giambellino “del Cerruti Gino”, prendendo da una famosa canzone di Giorgio Gaber, a cui solo di recente si è avuta la decenza di dare a un teatro il suo nome, il Lirico, ho visto la Dolce vita di Fellini, in piena clandestinità a dire il vero, perché allora il film era vietato ai minori di 14 o 16 anni, non ricordo bene, e io ne avevo sicuramente meno.
In tutto questo sfacelo che cosa fa, o piuttosto non fa, il sindaco Sala che pochi hanno visto in carne e ossa, perché pur dicendosi di “sinistra”, ma va là, non ama mescolarsi alla “gente comune”? E già questa distinzione fra “gente comune” e Vip, entrata tranquillamente nelle nostre gazzette, sa di razzismo sociale.
Cosa fa dunque Sala? Contribuisce con mezzi che i pm di Milano hanno giudicato loschi all’ulteriore cementificazione di una città che ha pochissimi giardini (i “giardini Montanelli”, il Parco Sempione, Trenno). Gli innumerevoli conflitti di interessi che stanno alla base di queste operazioni sono denunciati da anni dal nostro Gianni Barbacetto. Ma Sala se ne frega, resta sulla poltrona di sindaco e intende rimanerci, perché in Italia c’è un ceto di impunibili, che sono i politici, che non pagano mai pegno anche quando ricoprono incarichi delicati e sono inseguiti da condanne, sia pure di primo grado, vedi madama Santanchè. Questo è il vero “popolo eletto”.