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Se il Mediterraneo tornasse il centro del mondo

di Marcello Veneziani - 29/08/2025

Se il Mediterraneo tornasse il centro del mondo

Fonte: Marcello Veneziani

Ora manca solo che Ursula von Der Leyen attacchi l’Europa e ne annunci il fallimento, e poi chiudiamo baracca e burattini. La critica di Mario Draghi è stato il culmine di un processo di denigrazione e autodenigrazione dell’Unione Europea; ma la certificazione iconica dell’Europa disfatta è in quell’immagine di unionisti sparsi, misti a britannici e ucraini, attorno alla scrivania di Trump, nel suo studio ovale, appesi alle sue decisioni e alle sue parole. A sparlare dell’Europa ormai son buoni tutti, e basta vedere cosa si è scritto in questi giorni anche sui giornali del mainstream per notare che pur da posizioni opposte o comunque divergenti, quasi tutti gli osservatori concordano nel notare l’irrilevanza dell’Europa. Poi le finalità erano diverse, ma la constatazione del sinistro è unanime. Siamo stanchi di ripetere e sentir ripetere sempre la stessa cosa sul flop europeo e allora proviamo a fare la domanda successiva: cosa dovrebbe fare l’Europa, come dovrebbe cambiare, per segnare una svolta?
Il discorso assume una valenza, geopolitica e, non spaventatevi, geoculturale. Le due cose sono collegate, l’idea dell’Europa e del Mediterraneo conta in modo decisivo sulla realtà e l’azione più di quanto possiate immaginare.
E allora veniamo a noi, anzi partiamo dal mappamondo e dalle prime nozioni elementari, scolastiche che abbiamo dell’Europa. Ne parlerò stasera ad Ancona nel festival Adriatico mediterraneo.
L’Europa è quella ringhiera e quello stabile che s’affaccia sul cortile Mediterraneo. Un tempo, per spiegarcelo, dicevano che il Mediterraneo fosse la culla della civiltà, e a vedere nel mappamondo quel bacino sembra davvero una culla e in mezzo c’è un bambino appeso, in forma di penisola, che si chiama Italia.
Col tempo la culla delle civiltà è diventata la bara, e non solo per i morti tra i migranti ma anche perché qui sembrano venire a spegnersi le civiltà che la costituivano: da quelle più antiche, egizie, fenicie, greche, romane, cristiane a quelle più recenti. Certo, l’Europa non è solo quella che si sporge sulla ringhiera del Mediterraneo; c’è pure quella del nord, che si affaccia sul Baltico, sui Mari del Nord, sull’Atlantico. Ma il cuore dell’Europa, il luogo sorgivo delle civiltà e delle religioni monoteiste, è nel Mediterraneo. Qui nacquero la filosofia, la polis, la storia, il diritto; qui fecero passi da gigante la scienza, l’arte, la letteratura, la musica, la tecnica. Qui nacque il pane, il vino, l’olio. Qui nacque l’idea dell’Impero universale, che governa sui popoli di tutto il mondo.
Va bene, direte voi, l’hai presa molto larga, dove vuoi andare a parare? Qual è il tratto specifico del Mediterraneo e dell’Europa? Contrariamente a quel che si ripete, l’Europa non è Occidente e non è Nord ma è la terra di mezzo in cui si incontrano Oriente e Occidente, Nord e Sud del mondo. Ma non solo: il mondo si divide, come pensavano da Thomas Hobbes a Carl Schmitt, tra potenze della Terra e potenze del Mare, coi loro Mostri Protettori, Beemoth e Leviatan, e sullo scenario geopolitico i referenti più evidenti dell’una sono la Russia e la Cina e dell’altra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Ma l’Europa e il suo bacino Mediterraneo sono insieme terra e mare; anzi la definizione stessa di Mediterraneo deriva dal mare in mezzo alle terre. Non isola né continente ma arcipelago. E la sua centralità, la sua posizione geografica, la sua storia confermano che l’Euromediterraneo è il luogo plurale per antonomasia: qui si sono incontrate e scontrate più civiltà, più religioni, più mondi. Perfino i monoteismi furono tre, e perfino il monoteismo cristiano si divise in tre, cattolici, protestanti e ortodossi. Sulle rive del Mediterraneo, nello stesso luogo, scandirono gli anni ben quattro calendari con datazioni differenti, come fece notare Braudel: ebraico, giuliano, cristiano, musulmano. Il Mediterraneo è il mondo della varietà.
Ma torniamo al mappamondo. L’Europa mediterranea sembra davvero al Centro del mondo, nel cuore del pianeta. Eccolo, il centro-storico del mondo, la Ztl del pianeta. Lo dice la geografia, lo conferma la storia.
Torniamo al presente. Da anni è finito il Nuovo Ordine Mondiale sorto dopo la Caduta del Muro di Berlino e poi dell’Unione Sovietica; non c’è più un Arbitro, Impero e Garante del Pianeta, riconosciuto da tutti, come non c’è nessuna organizzazione internazionale sovrastante, tipo Onu, in grado di fermare le guerre e imporre un ordine sovranazionale. Vedete che succede a Gaza e in Ucraina. Viviamo nel Disordine Globale e pretendiamo di aggrapparci all’Occidente, nella vana speranza che gli Stati Uniti e il suo rimorchio, l’Europa, possano garantire il diritto internazionale. Ma l’Occidente da un verso è composto in realtà di tre mondi che divergono nei loro interessi geopolitici e strategici: l’America del nord, l’America del sud e l’Europa. E dall’altro verso è una realtà ormai minoritaria e soccombente rispetto ai Brics e al complesso scenario mondiale.
L’EuroMediterraneo non è una superpotenza mondiale, non ha la forza militare, demografica, tecnologica, industriale né materie prime per competere con le altre superpotenze. Ha però una carta decisiva da giocare: la sua centralità, il suo essere Oriente e Occidente, Nord e Sud, Terra e Mare, Modernità e Tradizione, Asse del mondo.
Può essere davvero il luogo in cui s’incontrano, convengono e convergono gli stati del mondo, previo riconoscimento di tutti che viviamo in un mondo policentrico, senza un Sovrano della Terra, un Arbitro supremo. Anzi, se un Re costituzionale del mondo è immaginabile, non potrà essere il più forte di tutti ma il soggetto che rappresenta il punto di equilibrio delle forze mondiali, il luogo mediano, centrale. Questo mondo di mezzo non può che essere il Mediterraneo, il bacino in cui s’incontrano tre continenti e si stratificano più civiltà e religioni, situato nel mezzo tra oriente e occidente, sulla cerniera tra nord e sud del pianeta. A patto che anche la sua politica sia equidistante, non schierata, non appiattita a ovest o a nord.
Piuttosto che assecondare la demagogia corrente del Mediterraneo come luogo d’accoglienza generale e d’inclusione universale, una specie di corridoio umanitario nel nome dei diritti umani e dei diritti civili, attuando politiche di sostituzione dei popoli con i flussi migratori, è in questo senso che andrebbe invece concepito il Mediterraneo: punto d’incontro universale in virtù di un’attiva neutralità rispetto ai soggetti in campo; tavolo permanente intorno a cui si siedono i grandi del mondo e non solo loro. La nostra sovranità non potrà essere esercitata che attraverso questo ruolo e questo servizio. Sarebbe una svolta storica, sarebbe la vera Rinascita dell’Europa e del Mediterraneo, ago della bilancia mondiale.
Certo, guardando i soggetti in campo in Europa è difficile trovare qualcuno che abbia la forza, l’autorevolezza, la lungimiranza per avviare questo percorso. Ci sono tutte le condizioni oggettive, mancano le condizioni soggettive, ovvero i soggetti in grado di realizzarlo. Piuttosto che la von Der Leyen è più facile affidare questa linea geopolitica a un Commissario generato dall’Intelligenza Artificiale… Paradossi a parte, la domanda di sempre ritorna: ma è possibile che avvenga un processo del genere? Rispondo come sempre: forse è impossibile, però è necessario.