Totalitarismo senza Gulag
di Roberto Pecchioli - 30/08/2025
Fonte: EreticaMente
Alcune vicende trascendono l’ambito in cui si sviluppano sino a diventare la cartina al tornasole della verità. La quale, nel tempo presente, mostra un totalitarismo morbido, polimorfo, avvolgente e obbligatorio che avvelena la società, rendendola prigioniera di un nuovo tipo di governo che il pensatore franco-canadese Mathieu Bock-Cotè definisce senza mezzi termini totalitarismo senza Gulag. Una prova è la vicenda del NITAG ( National Immunization Technical Advisory Group, gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni, per chi ancora capisce la lingua italiana) l’organo ministeriale “indipendente” ( sono ammesse le risate) il cui compito è supportare, “dietro specifica richiesta e su problematiche specifiche, il Ministero della Salute nella formulazione di raccomandazioni evidence-based sulle questioni relative alle vaccinazioni e alle politiche vaccinali, raccogliendo, analizzando e valutando prove scientifiche. “ (www. salute.gov.it)
A parte l’ umoristico evidence-based, concetto elastico come la pelle di una certa parte del corpo maschile, colpisce un capoverso della prosa ministeriale ufficiale : “il NITAG opera seguendo un approccio di valutazione delle tecnologie sanitarie (Health Technology Assessment) coerente con il processo decisionale suggerito dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, indicando le evidenze scientifiche che sostengono le decisioni di politica vaccinale, valutando l’attendibilità e l’indipendenza delle fonti utilizzate e verificandone l’assenza di conflitti di interesse. “ Nuove risa sardoniche. Sconcerta il comportamento del ministro “tecnico” della Salute, Orazio Schillaci. Premesso che tecnico, nella lingua di legno della politica italiana, significa gradito o imposto dal livello apicale del potere, come il titolare dell’Interno Piantedosi, passato senza fare una piega da un governo di sinistra a uno di centrodestra, il buon Schillaci ha nominato nella commissione due membri (su ventidue componenti!) non graditi al baraccone mainstream vaccinista, obbediente alle linee guida dei “superiori”, disinteressato all’opinione pubblica.
I due, attaccati da una canea mediatica e politica scattata all’unisono, sono stati prontamente rimossi dallo stesso che li aveva nominati. Ventidue a zero per l’oligarchia. Per la sosia di Pippo Franco, in arte Elly Schlein, le nomine dei due scienziati non allineati sono “indecenti”. Indecente è quindi non piegarsi ai voleri della classe dominante, e forse lo è anche un’icona come Rosa Luxemburg, secondo la quale libertà è “ la libertà di chi pensa diversamente “. Restano tre ferite. Una riguarda la pavidità conclamata del governo Don Abbondio; un’ altra è l’impossibilità di discutere senza preconcetti il sistema vaccinale e sanitario, la cui dipendenza dall’OMS, a sua volta succube dei propri finanziatori- leggasi Bill Gates, Big Pharma e grandi ONG- è altrettanto conclamata.
La terza ferita riguarda l’avanzata del totalitarismo nella forma apparentemente morbida che Joseph Nye ha chiamato soft power. La nuova Pravda ( verità, in russo) sta nelle organizzazioni globaliste, nella legione di esperti di servizio, negli interessi globalisti. E’ il totalitarismo in variante contemporanea, anticipata da Karl Popper allorché teorizzò che la “società aperta”- pseudonimo gentile del capitalismo liberista- tale è solo per chi ne condivide i presupposti. Per gli altri, porte in faccia. Magnifica tautologia, non dissimile, negli esiti, alle tirannie più efferate, nessuna delle quali ha mai pensato di togliere la parola ai propri sostenitori. Vale la pena rifletterci, per organizzare una resistenza al totalitarismo liberal globalista , ormai evidente a tutti, eccetto a chi, come le tre scimmiette, non vede, non sente, non parla, abbagliato dal fracasso mediatico a una sola nota. La lezione di Hannah Arendt resta insuperata: secondo la filosofa tedesca di origine ebraica, una caratteristica del totalitarismo è la ricerca non solo dell’ obbedienza assoluta, ma la volontà di conquistare l’ anima dei sudditi, convertiti per coazione a ripetere a un credo para religioso i cui dissidenti sono eretici o infedeli da eliminare. “Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto oppure il comunista convinto, ma la persona per la quale non c’è più differenza tra realtà e finzione, tra il vero e il falso.”
In questa dimensione, gli esperti delle più varie discipline diventano sacerdoti di una religione e il pubblico la massa amorfa dei credenti. Il totalitarismo non è una semplice dittatura o tirannia, ma un fenomeno nuovo, radicalmente diverso, caratterizzato dalla volontà di dominio assoluto su ogni aspetto della vita individuale e collettiva attraverso timore e manipolazione. La paura è un fine, non un mezzo per ottenere obbedienza, un sistema di controllo teso a distruggere la spontaneità e la capacità di azione autonoma degli individui trasformati in sudditi . Il totalitarismo mira a disgregare i legami sociali , isola le persone rendendole facilmente influenzabili, private di capacità ( e volontà) di resistenza. Impone una visione del mondo monolitica, basata su un’ideologia coerente e onnicomprensiva che pretende di spiegare ogni aspetto dell’esistenza. Riaffiora l’idea di fine della storia teorizzata da Francis Fukuyama a proposito della vittoria epocale del sistema economico, finanziario e antropologico capitalistico globalista. Il totalitarismo contemporaneo non è un fenomeno politico, bensì un meccanismo teso a plasmare la natura dell’uomo e della società, attraverso la paura, l’ideologia e il condizionamento delle coscienze.
Se la tesi dell’ex allieva di Martin Heidegger è fondata, chissà che penserebbe la Arendt dell’attuale post democrazia e post libertà dilaganti nell’Occidente terminale. Nel caso della commissione vaccinale, sono intollerabili due membri su ventidue non allineati e potenzialmente non adattivi alle versioni ufficiali, dette così per non usare l’espressione “false”. L’unanimità è gradita, anzi prescritta. La musica è già scritta, lo spartito immodificabile. E’ ammessa esclusivamente qualche differente tonalità da parte dei pifferai di Hamelin. Non solo nel caso del Nitag. Dal 2020 il bubbone è scoppiato: pensiero obbligato su Covid, vaccini, sanità, diritti, sull’Unione Europea, sulle guerre, il riarmo, le migrazioni, la sessualità e su ogni tema forte, a cui la neolingua ha affibbiato nuovi aggettivi per colpire chi si ostina a pensare: divisivo, sensibile, controverso. Tutti termini utili a categorizzare, imporre l’etichetta di devianza ( il labelling) ai pensieri non graditi al moloch globalista.
Singolare rovesciamento del pensiero dominante che enfatizza ogni diversità e poi nega ogni differenza! Il pluralismo dei principi è cancellato nei fatti. Non è strano, a ben riflettere, specie sul versante delle anime belle progressiste. Se infatti la storia è finita, dissolta nel globalismo fattosi destino indiscutibile ( “non c’è alternativa”) chi lo nega è un nemico per empietà. La destra liberale è a suo agio nei valori del turbo capitalismo ( ogni variante capitalista le va a genio) e crede nella distruzione creatrice ( J.Schumpeter) dell’ economia di cui regna un dio chiamato Mercato. La sinistra, abbagliata dal mito del progresso, il suo sogno bagnato, converge con il globalismo cosmopolita. Gli interessi coincidono nel mito dell’ illimitato e del moto perpetuo come programma esistenziale. Abbandonato il popolo lavoratore autoctono, largo ai nuovi diritti e ai nuovi soggetti rivoluzionari, i dannati della terra, minoranze etniche e sessuali in testa, con gran gioia dell’oligarchia ( una volta li chiamavano padroni) che ai nuovi diritti associa nuovi lucrosi consumi. L’internazionale futura società si fonde con la cosmopoli del denaro, luogo d’incontro tra le destre e le sinistre. Chi non ci sta è un ateo in cattedrale.
Dovunque la tendenza è il rifiuto dei partiti tradizionali, il crescente divario tra popoli e governi. La repressione si intensifica poiché non ci sono più avversari, solo nemici, miscredenti e malvagi. Totalitaria è una società in cui tutti devono pensare allo stesso modo. Il pensiero unico è la norma e la propaganda dell’ideologia dominante lo strumento. Possono essere imposti divieti alla libertà di espressione e di associazione se i soggetti sono sospettati di criticare i “valori democratici” o il politicamente corretto . Le opinioni sono proscritte se non sostengono la democrazia liberale. Non ci deportano (ancora) ma il dissidente può essere perseguito per via giudiziaria o assoggettato al calvario della gogna a mezzo stampa e reti sociali. Il totalitarismo è senza Gulag, ma la Siberia è la morte sociale. La porta si chiude lentamente: le proibizioni arrivano una alla volta, accompagnate da alte considerazioni etiche, sino alle misure eccezionali, gradualmente inserite nel diritto e nel senso comune. Chi è fuori del cerchio magico è un individuo di serie C.
La società aperta è sbarrata a chi non l’ama e la sbandierata inclusione comincia escludendo chi non è abbastanza inclusivo. Popper più Orwell. La libertà di espressione finisce nella voluta ambiguità del diritto penale. Le leggi attuali, strumenti dall’ interpretazione sempre più estensiva da parte di una casta di giudici intoccabili , sono utilizzate per proibire o imporre qualsiasi cosa. Ogni discorso può essere vietato per “apologia “ o incitamento all’odio. Un’inversione giuridica senza precedenti. L’odio è un sentimento pessimo, ma resta un sentimento. Oggi si legifera istituendo il tribunale delle emozioni che confonde le parole con i fatti. L’allineamento del diritto alla soggettività apre infinite prospettive. Sono uomo, ma mi sento donna (oggi). Pretendo di essere trattato/a come tale. Cancellata la realtà, tutto si riduce a opinione o percezione soggettiva. Il governo australiano ha proposto una legge che proibisce l’informazione indipendentemente dal suo “carattere fattuale o non fattuale”, ovvero dal criterio di verità, se può essere percepita come dannosa da una certa categoria o comunità. Sacralizzazione della permalosità.
Un ruolo decisivo ha la sostituzione della distinzione politica tra destra e sinistra, relativa, con la distinzione etica tra giusto e sbagliato, necessariamente assoluta, irriducibile. Per questo gli oppositori meritano il marchio indelebile di nemici. La prima difesa è la reciprocità: è mio nemico chi mi designa come tale. Quando utilizzo una parola, si vanta Humpty Dumpty in Alice nel Paese delle Meraviglie, “significa esattamente ciò che scelgo che significhi”. “La domanda è se si possono dare alle parole significati diversi”, osserva Alice. Risposta: “La domanda vera è un’altra: chi è il padrone, tutto qui”.