Un'Africa autosufficiente
di Filippo Bovo - 17/05/2026

Fonte: Filippo Bovo
Si parla sempre più di ambiente e agricoltura verde, soprattutto nei piani di partenariato con l'Africa e le sue varie nazioni: non perché sia un tema minoritario e basso costo (e infatti non sempre lo è), ma perché si sposa a pennello con le esigenze del Continente: che consistono, per esempio, nel raggiungimento dell'autosufficienza alimentare, con tempistiche vicine ai termini prefissati dall'Unione Africana e dalle altre agenzie attive in materia. Quell'obiettivo, tra l'altro, garantirebbe ampio impiego ad un'immensa forza lavoro, in futuro destinata a raddoppiare, visto che la popolazione africana attuale, di circa 1,5 miliardi di persone, sarà nel 2050 di 2,5 milioni.
Autosufficienza alimentare e maggiore occupazione andrebbero a tradursi, tra l'altro, in altri positivi traguardi come, ad esempio, una futuribile prospettiva di crescita nell'export dei prodotti alimentari, con relativa diminuzione del loro import da altri mercati e positivi impatti sul miglioramento della bilancia commerciale; o, ancora, un minor tasso di emigrazione, che oggi rappresenta per l'Africa una continua ed emorragica sottrazione delle sue migliori risorse umane. Un aumento del numero dei posti d'impiego, già nel solo settore agricolo, porterebbe parallelamente ad un maggior potere d'acquisto per larghe fasce di popolazione che ad oggi ne sono ancora prive, e quindi a loro maggiori consumi: se ogni singolo nuovo lavoratore spendesse anche solo uno 0,5% in più rispetto al passato, le ricadute per tutti gli altri settori economici sarebbero immediate, e facilmente intuibili.
Non è utopia, perché i segnali di questo risveglio si notano già adesso, per quanto molto ancora resti il lavoro da fare. Ma proprio quell'ampio margine su cui ancora lavorare, virtualmente infinito, prelude a spazi di crescita altrettanto incalcolabili. Il gigante che cova nel Continente, quando inizierà a prendere velocità, travolgerà tutti gli scetticismi, anche i più duri e retrivi, di certo pubblico di casa nostra e così pure di quella parte di mondo africano rimasto rassegnato, vincolato ad una narrativa dell'eterna dipendenza dai vecchi colonizzatori. Basti pensare alle sempre maggiori iniziative in campo manifatturiero che vanno sorgendo in sempre più paesi del Continente: dal tessile all'automotive, giustamente, sempre più produttori vi vedono spazi per una loro affermazione in un mercato che, non dimentichiamocelo, a breve sarà il più grande al mondo.
La logistica in tutto ciò giocherà un ruolo innegabile, traendo uno stimolo che renderà sempre più solvibili progetti ritenuti ad oggi ancora alquanto ambiziosi: le infrastrutture logistiche, dopotutto, serviranno a tutto, per i camion e per le auto, per i treni e per gli aerei. Ci sarà un sempre maggior traffico di merci e di persone, vuoi per la necessità di trasportare i nuovi prodotti, vuoi per le aumentate esigenze di un ceto che lentamente, ma a guardar bene neppure troppo, s'inizierà a formare. Anche in questo caso le ricadute economiche saranno immense: sappiamo cosa fu pure per noi, ad esempio, l'epoca in cui cominciammo a costruire le prime grandi autostrade, i trafori ferroviari, e via dicendo, mentre l'agricoltura vedeva i suoi giorni migliori e fabbriche e fabbrichette si moltiplicavano in ogni città. Sono epoche che in tanti hanno vissuto e continuano a vivere: percorsi strutturali, fisiologici. Ma i grandi numeri e le grandi proporzioni dell'Africa ci sapranno senza dubbio sbalordire.
Ho parlato solo di alcune cose, genericamente, soffermandomi in particolare sull'agricoltura. Ma, come vedete, tra energia, salute, internet e tecnologia, ecc, i campi su cui aprire degli ampi spazi di riflessione non ci mancherebbero di certo, risultando tutti assai pertinenti.
