Quattro paesi a cavallo tra Maghreb e Sahel
di Filippo Bovo - 01/11/2026

Fonte: Filippo Bovo
Quattro paesi a cavallo tra Maghreb e Sahel, Algeria, Niger, Libia e Ciad, sono oggi coinvolti in una nuova contesa regionale che conosce anche l'azione, neanche troppo sotterranea, di certi loro partner ed alleati extraregionali. Pochi giorni fa, il parlamento algerino ha approvato il dispiego di truppe nel nord del Niger, a presidio delle partnership che i due Paesi hanno avviato in campo energetico, con le loro compagnie statali Sonatrach e Sonidep. Il giacimento ad esplorazione congiunta di Kafra, al confine tra Algeria e Niger, o ancora il Gasdotto Transahariano che, coprendo un percorso di 4128 km tra Nigeria, Niger ed Algeria, porterà ad Hassi'R Mel 30 miliardi di mc di gas a lavori ultimati, si qualificano come ottimi esempi delle solide e crescenti sinergie oggi esistenti tra Algeri e Njamey, e del loro vasto potenziale. Allo stesso tempo, però, questa loro importanza le rende anche facili e fragili prede per gruppi terroristi o svincolati dal controllo statale, dando buone ragioni a rafforzarne congiuntamente la difesa.
Tradizionalmente, l'Algeria non è mai stata particolarmente incline a dispiegare le sue truppe oltreconfine: l'ultima volta fu nel 1973. I suoi vertici politici e militari hanno da allora adottato una linea non interventista, preferendo concentrarsi soprattutto sulla difesa da pressioni e minacce di provenienza esterna. Dopo il "decennio nero", la dottrina militare algerina s'è poi ulteriormente arricchita con una particolare attenzione alla lotta ai fenomeni di terrorismo e separatismo interni. E' un'esperienza che oggi può essere utilizzata anche oltreconfine, a vantaggio degli alleati. Il dispiegamento in Niger, di conseguenza, se infrange quasi un tabù per Algeri, si muove anche secondo un coerente filo conduttore: non a caso dopo il tentato golpe a Njamey di fine agosto, l'Algeria ha inviato suoi caccia Su-30 e altri velivoli nel paese vicino, indicando un esplicito appoggio al governo panafricanista di Abdourahamane Tchiani.
Non è stato un segnale limitato o svincolato dalle logiche regionali: gli ultimi sviluppi della guerra a FLA e JNIM nel nord del Mali hanno infatti visto un rapido riavvicinamento di Algeri a favore di Bamako, che fino a poche settimane prima osteggiava a costo di favorire anche gli stessi separatisti del FLA. S'è trattato di un nuovo corso a cui molto ha contribuito la linea unitaria dell'AES (l'Alleanza degli Stati del Sahel, formata da Niger, Mali e Burkina Faso) che ha costretto Algeri, per salvare i suoi storicamente buoni rapporti con Njamey, a riappacificarsi anche con Bamako, sfruttando la mediazione fornita da un comune alleato come Mosca (in effetti, soprattutto nelle file dell'Africa Corps, avevano iniziato a circolare non pochi malumori quando, ad aprile, il ruolo algerino nel sostegno al FLA, in parallelo a quello di Francia, Ucraina ed Israele, era emerso in tutto il suo chiarore). L'Algeria, dunque, oggi sostiene l'AES in modo coerente, laddove fino a pochi mesi fa ai buoni rapporti col Niger affiancava un gelo ostativo verso il Mali (che a sua volta ricambiava puntando ad un pragmatico dialogo col Marocco). L'impossibilità di restaurare il vecchio quadro normativo legato agli Accordi di Algeri del 2015 e la necessità di stabilizzare vaste e comuni aree e frontiere fanno sì che oggi l'Algeria guardi ai suoi partner meridionali non più come ad entità separate, ma come quella più ampia confederazione con una sola politica che nel frattempo sono diventati.
Giunte in Niger, le truppe algerine otterranno il controllo della Base Madama, un tempo usata dai francesi per l'Operazione Barkhane, e un presidio nella grande Base 101 di Njamey. Stando ai resoconti, il primo contingente algerino è già giunto ad Arlit, nel nord del Niger, proprio ieri 30 ottobre. Madama, posta vicino alla frontiera libica, nell'ottica dei due governi non sembra però un presidio funzionale solo alla difesa dei comuni interessi energetici: a maggior ragione considerando che Algeria e Niger vivono oggi nuovi contrasti con Libia e Ciad. Non è un mistero che tra le ragioni dell'appoggio di Algeri ai paesi dell'AES vi sia anche la necessità di fronteggiare un FLA oggi sempre più nell'orbita degli Haftar, ovvero degli EAU e di Israele a cui forniscono una sponda nella regione.
Anche il Ciad è un altro attore coinvolto nel consorzio franco-israeliano-emiratino, e non a caso proprio dal suo territorio è partito lo sciame di droni che lo scorso 24 ottobre ha colpito la nigerina Agadez ed indotto il governo di Njamey ad indicare N'Djamena come responsabile. Il Ciad ha smentito ogni responsabilità, dichiarandosi disposto ad un'inchiesta internazionale. Il suo coinvolgimento in altri dossier regionali che lo vedono partecipe d'interessi francesi, israeliani ed emiratini, dal Sudan alla Repubblica Centrafricana, induce però a pensare a complicità non pienamente ricusabili. Il tutto è avvenuto mentre, per mesi, le forze di Haftar e quelle del COLS (Chambre des Opérations de Libération du Sud), un gruppo separatista ostile a Bengasi, si sono combattute nel Fezzan, nel sud della Libia. Dati resoconti sostengono che, allo scopo di fronteggiare gli Haftar e i loro alleati diretti ed indiretti, il Niger e il governo di Tripoli si sono accordati per garantire una rotta di rifornimento proprio alle forze del COLS. Proprio nel quadro delle operazioni militari contro il COLS potrebbero essere partiti i droni giunti poi ad Agadez, ma è solo una delle ipotesi.
Nel frattempo, lo scorso 10 settembre, Algeri ha interrotto le sue relazioni diplomatiche con gli EAU: le antipatie erano storiche, da ben prima del veto di Abu Dhabi all'ingresso algerino nei BRICS del 2023, quando il Presidente Abdelmadjid Tebboune esplicitamente parlò di "un piccolo stato arabo nel Golfo" come responsabile. La successiva scelta, nel 2024, di trasferire propri caccia MiG-29 al governo del Sudan nella guerra civile contro le RSF, sostenute dagli EAU, ha confermato quale fosse la rotta che prima o poi Algeri avrebbe seguito anche nel Sahel. Oggi, ne abbiamo soltanto l'inevitabile e plausibile conferma.


