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Da mercenari a fautori della pace (e viceversa)?

di David Phinney - 09/12/2005

Fonte: nuovimondimedia.com

 

Gli ultimi scandali esplosi sull’operato dei convogli di sicurezza non regolamentari che si aggirano per l'Iraq arrivano solo nel momento in cui l’industria della sicurezza militare sta traendo più che mai enormi profitti dal commercio mondiale di armi nelle zone di guerra 
In qualsiasi luogo o circostanza faccia la sua comparsa, Tim Spicer procura all’industria militare privata una cattiva reputazione. Un video diffuso in rete nei giorni scorsi che mostra dei contractor privati, forse legati alla società di Spicer, sparare contro vetture civili in Iraq, ha suscitato accese polemiche in merito all’operato dei convogli di sicurezza non regolamentari che si aggirano per il paese maneggiando armi e guidando le operazioni di ricostruzione o scortando consiglieri governativi.

Quest’ultimo scandalo arriva in un momento in cui l’industria della sicurezza militare sta traendo enormi profitti dal commercio mondiale di armi in zone di guerra, un tempo controllato da manigoldi soldati di ventura. Poiché migliaia di guardie armate, che lavorano soprattutto sotto contratto statunitense, percorrono le strade irachene, l’industria sta cercando di guadagnarsi rispettabilità attraverso una società di Washington chiamata International Peace Operations Association (IPOA) [Associazione per le Operazioni di Pace Internazionale – NdT].

Il gruppo si autodefinisce “l’espressione più etica ed efficace dell’industria della pace e della stabilità”, assicurando che “delle loro capacità non si abusa in alcun modo”. Tra i membri del gruppo troviamo pezzi grossi dell’industria della sicurezza militare, come ArmorGroup, BlackWater, Hart, MPRI (Military Professional Resources Inc.), Olive Group e Triple Canopy.

Allo stesso tempo, tuttavia, poiché l’industria della sicurezza militare si sta evolvendo – diventando più corporativa, più visibile, e maggiormente impegnata a proiettare un’immagine di sé più responsabile – i contractor militari privati si trovano ad affrontare gli scandali come quello del nuovo video ora in circolazione e un esame attento e minuzioso senza precedenti da parte dei mezzi di informazione. Alcuni dirigenti si rendono conto che se le società non si regolarizzano, qualcun altro potrebbe farlo. L’immagine che il pubblico, e assieme a lui molti governanti, ha dei contractor è un’immagine macchiata dalle accuse di crimini di guerra, operazioni-canaglia e foto di torture nel carcere di Abu Ghraib.

Per alcuni, Tim Spicer, veterano della guerra delle isole Falklands dalla bellezza consumata, incarna la vecchia figura disonesta dell’industria del settore privato. Negli ultimi dieci anni, il 53enne ex tenente colonnello capo del reggimento delle Guardie scozzesi ha arricchito il proprio curriculum da fuorilegge con affari discutibili e cause di scarso valore.

Tra i tratti salienti della sua carriera in giro per il mondo sono compresi il provocare scandali internazionali nel Sud-Est asiatico e il diffondere proibizioni internazionali sul traffico d’armi in Africa occidentale. Con la Sandline International, società ora defunta, stipulò un contratto che accelerò la caduta del governo che l’aveva assoldata, ovvero il governo di Papua Nuova Guinea. Quando la Sandline organizzò un’operazione armata da 10 milioni di dollari in Sierra Leone (mandando truppe da combattimento a fianco di quelle governative – NdT), inizialmente finanziata in segreto da un losco latitante ricercato per malversazione, Spicer fu accusato di imbrogli legali e finanziari.

Ed ora, con il dispiacere di molti membri dell’IPOA, Spicer vorrebbe unirsi all’organizzazione. La sua richiesta di entrare a far parte della società arriva proprio quando l’IPOA sta cercando di migliorare l’immagine dell’industria privata della sicurezza militare da fornitrice for-profit di uomini armati a costruttrice di pace. Durante una votazione diversi mesi fa, l’IPOA bocciò la richiesta della società di Spicer, la Aegis Defence Services. Un secondo tentativo da parte di quest’ultima di entrare a far parte dell’organizzazione che fornisce servizi di sicurezza sta ora causando una piccola lotta privata all’interno di IPOA. “Si tratta di opporre resistenza. L’organizzazione non dovrebbe tirarsi indietro nemmeno se viene versato sangue” ha affermato un responsabile di una grossa società di sicurezza, il quale, per ragioni commerciali, ha voluto rimanere nell’anonimato. “Se l’IPOA non agisce correttamente, ritornerà all’attacco”. Spicer si è detto “sorpreso” della reazione iniziale di IPOA “soprattutto perché siamo stati invitati a fare richiesta” ha detto in una recente intervista telefonica, smentendo anche in maniera categorica le voci su una sua presunta minaccia di procedere ad azioni legali contro il gruppo.

A complicare la situazione c’è il fatto che il Pentagono ha sottoscritto un grosso contratto con la Aegis (sede a Londra) per la fornitura di servizi di sicurezza privata in Iraq. Fondata nel settembre del 2002 da Spicer, di cui possiede il 40% e ne è il presidente e direttore generale, la neonata società ha suscitato scalpore nel giugno dello scorso anno quando ha stipulato un contratto di tre anni da 293 milioni di dollari in Iraq, nonostante non avesse mai operato in Medio Oriente. Il contratto è stato poi esteso ad un altro anno, facendole fruttare 430 milioni di dollari. Sotto il contratto triennale, la Aegis esercita un potere e un’influenza notevoli sulla sicurezza e l’efficacia delle altre società private di sicurezza, compresi molti membri dell’IPOA.

La compagnia di Spicer fornisce valutazioni strategiche giornaliere su operazioni antiguerriglia e protezione personale a ufficiali governativi. È altresì responsabile in maniera assoluta del coordinamento elettronico degli addetti di altri convogli di sicurezza che si aggirano attorno all’Iraq, lavorando per società sotto contratti di ricostruzione o governativi. La grande quantità di contractor sotto il controllo della Aegis rappresenta forza lavoro delle dimensioni di una divisione militare, e si potrebbe definire il più grande esercito corporativo mai formato prima d’ora.


Salvare l’Africa

Doug Brooks, presidente dell’IPOA, fervido difensore delle organizzazioni mercenarie, non ha commentato la polemica interna sulla vicenda Spicer e si è rifiutato di rivelare chi ha re-invitato la Aegis né per quale motivo la prima richiesta di quest’ultima sia stata respinta. Nonostante il turbolento passato della Sandline, Brooks aveva difeso l’ex società di Spicer, dichiarando a Corpwatch più di un anno fa che la società stessa aveva contribuito a salvare centinaia di vite umane a Sierra Leone.

Queste le parole di Brooks: “La Sandline ha svolto un ruolo davvero significativo. È riuscita a raggiungere il proprio obiettivo, ovvero ripristinare il governo democraticamente eletto. Nonostante non si siano esposti molto pubblicamente, hanno comunque giocato un ruolo decisivo nel raggiungere con successo questo scopo”. Il quarantatreenne allampanato direttore dell’IPOA si sta, però, dimostrando più cauto in questi giorni. Ha affermato: “Si tratta di un problema interno. Ma sono convinto che dovremmo cercare di essere aperti ad ogni prospettiva”.

Brooks, figlio di un docente di studi africani con un dottorato in sicurezza internazionale incompiuto, afferma che il suo interesse di lunga data per l’Africa lo ha spinto a dare vita ad IPOA nell’aprile del 2001. Durante i suoi anni come ricercatore associato presso l’Istituto sudafricano per gli Affari Internazionali, e nel corso della sua carriera di insegnamento e dei suoi viaggi in Africa, dice di aver visto nazioni impoverite combattere insurrezioni violente con milizie armate male equipaggiate, mentre nazioni sviluppate rimanevano in disparte a guardare senza fare nulla, riluttanti ad impegnare le loro stesse forze armate. Egli ha affermato che l’atteggiamento di politica passiva ha permesso ai criminali di prendere d’assalto tutto il continente africano mentre le forze di pace ONU non sono spesso state capaci di svolgere il proprio compito. Per esempio, nel 2000, le forze ribelli sierraleonesi hanno sconfitto e indotto alla ritirata 17.000 truppe di sicurezza delle Nazioni Unite poco addestrate e poco equipaggiate, per poi imperversare nelle campagne allontanando cittadini disarmati e creando centinaia di migliaia di rifugiati. “Ancora non siamo a conoscenza del numero di vittime”, ha dichiarato Brooks, “ma ho parlato con centinaia di persone della Sierra Leone riguardo al fallimento delle forze di pace ONU e si sono dimostrati tutti apertamente molto arrabbiati”.

Secondo Brooks, sarebbero state le compagnie private, quali ad esempio la Pacific Architects & Engineers (PAE) e la International Charter Incorporated (ICI) dell’Oregon (ora membri IPOA) ad aver fornito velivoli e supporto logistico alle forze armate locali, rimanendo al loro posto e guadagnandosi in questo modo la fiducia della gente.

Spicer tutela il proprio operato a Sierra Leone e Papua Nuova Guinea, definendolo un tentativo di “difendere governi democraticamente eletti che erano stati rovesciati con la forza”. Robert Young Pelton, autore del libro di prossima uscita, Licensed to Kill: The Privatization of War on Terror (“Licenza di uccidere: la privatizzazione della guerra al terrore” – NdT), offre un diverso punto di vista, osservando che la società che ha preceduto la Sandline, l’Executive Outcomes, era intervenuta in Sierra Leone nel 1995 e aveva salvato delle vite.

“Il fallimento dell’affare denominato “Arms to Africa”1 della Sandline del 1997 non contribuì poi molto a salvare vite umane. Si tratta di un comune malinteso sostenuto da Spicer”, egli dichiara. “Il coinvolgimento di Spicer in Papua Nuova Guinea in realtà ha finito col rovesciare un governo democraticamente eletto. Entrambe le operazioni hanno avuto come risultato la garanzia di concessioni di risorse ai proprietari o ai finanziatori della Sandline”.

Qualunque siano i trascorsi dell’industria, Brooks crede nel futuro della società. Ciò che l’ha portato a fondare IPOA e a ricercare il supporto dei governatori è stata la volontà delle società militari private (PMC – Private Military Companies – NdT) di svolgere il lavoro che le nazioni sviluppate si rifiutano di fare, ha affermato. “Penso che l’industria sia un’enorme risorsa da sfruttare”, ha spiegato Brooks, che rappresenta il settore privato della sicurezza militare in occasione di conferenze e incontri con il Dipartimento di Stato per appalti di servizi di difesa. “Ci sono momenti in cui il governo non invierà le proprie truppe, ma sarà disposto a firmare un assegno”.


Affari fiorenti in Iraq

Firmare assegni è esattamente ciò che sta succedendo in Iraq, dove i nuovi contratti da miliardi di dollari stipulati dal Pentagono hanno accelerato la crescita di società di sicurezza private (PSC – Private Security Companies - NdT) e l’improvvisa proliferazione di compagnie multimilionarie. Secondo un recente rapporto stilato dall’Ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’Iraq (SIGIR - Special Inspector General for Iraq Construction) statunitense, dei 24 miliardi di dollari che si dice siano stati stanziati per la ricostruzione del paese, almeno un quarto è destinato all’industria della sicurezza privata. Molto di questo denaro va ai circa 25-30.000 contractor armati prontamente e accuratamente reclutati tra il personale delle ex forze dell’ordine e dell’esercito.

La crescente domanda di personale ha portato a standard diversi (secondo alcuni di più basso livello) di addestramento ed esperienza militare in molti paesi, tra cui Gran Bretagna, Colombia, Cile, El Salvador, Fiji, Nepal, Perù, Serbia, Sudafrica e Stati Uniti.

I governi sia dell’Iraq che degli Stati Uniti hanno più volte avuto da ridire circa l’addestramento e la condotta dei contractor privati in Iraq. Nel corso di una valutazione del rendimento del personale condotta in aprile, la SIGIR ha rilevato la mancata conformità della Aegis in cinque punti del proprio contratto, compresi controlli inadeguati del bagaglio di esperienze del personale reclutato e verifiche approssimative di requisiti e formazione professionale dello stesso.

Dopo aver esaminato i documenti relativi a 20 dei 150 dipendenti della Aegis in Iraq, sono stati rilevati il mancato controllo di polizia su 18 persone, l’assenza di interviste a 6 dipendenti e la totale mancanza di valutazione di due uomini. La verifica è giunta alla conclusione che “non è certo se la Aegis stia fornendo servizi di sicurezza e protezione di più alto livello al governo e rifornendo di contractor e strutture per le operazioni di ricostruzione”, raccomandando applicazioni più severe del contratto.

Il Ministero degli Interni iracheno ha più volte recriminato le folli sparatorie da parte dei convogli della sicurezza privata che sfrecciano a grande velocità attraverso città densamente popolate, brandendo armi fuori dai finestrini per “ripulire le strade”. Persino gli ufficiali militari statunitensi hanno bonariamente fatto presente che il numero crescente di resoconti di scontri a fuoco indiscriminati e altri crimini di guerra mette in pericolo le proprie truppe.

Tuttavia, secondo un ordine emesso dall’Autorità Provvisoria della Coalizione (CPA - Coalition Provisional Authority) prima che il governo statunitense lasciasse ufficialmente l’Iraq nel giugno del 2004, i contractor militari privati non sono legalmente perseguibili dal sistema giudiziario iracheno.

“Sparano alla gente, e non sono certo loro a dover fare i conti con le conseguenze che ne derivano. Succede in tutto il paese”, ha dichiarato il generale di brigata dei Marines Karl R. Horst al Washington Post in un articolo del 10 settembre. “Questi ragazzi scorrazzano liberamente in questo paese e compiono azioni stupide. Non c’è alcuna autorità su di loro, per cui non è possibile rimproverarli severamente quando decidono di intensificare la violenza”. Horst, vice comandante della Terza Divisione di Fanteria, responsabile della sicurezza a Baghdad e attorno al paese, dichiara di aver individuato, tra maggio e luglio, almeno una dozzina di sparatorie contro civili da parte di contractor.


Alcuni contractor privati sostengono che i pericoli di una zona di guerra rendono necessario sparare, e forse uccidere, contro persone che risultano essere poi dei civili. Affermano che, dal momento che la resistenza violenta in Iraq non fa distinzione alcuna tra loro e il personale di leva, sono costretti ad agire in maniera aggressiva per proteggersi. Le stesse truppe militari hanno dato segnali misti ai contractor privati in Iraq. In un grosso incidente avvenuto nel maggio del 2005, 19 guardie private di sicurezza che lavoravano per la Zapata Engineering sono state arrestate in quanto ritenute colpevoli di aver aperto il fuoco in maniera indiscriminata nelle strade di Falluja e per aver quasi colpito le forze armate statunitensi. In seguito i marines avrebbero perquisito, maltrattato e trattenuto in carcere per tre giorni senza accuse i membri del convoglio. I contractor della compagnia militare privata Zapata sono stati rilasciati, ma hanno accusato le forze armate statunitensi di averli messi sulla lista nera e di averli banditi dall’operare nell’ambito della sicurezza in Iraq – sebbene nessuno sia mai stato accusato di un crimine.

Un’altra inchiesta dell’esercito statunitense risalente alla scorsa primavera si basava su una lettera anonima di quattro pagine che denunciava nel dettaglio azioni illecite compiute dalla società privata USIS (US Investigative Services), come riportato in un recente articolo apparso sul quotidiano Los Angeles Times. Il mittente della lettera accusava la USIS di aver volutamente ridotto il numero di addestratori per incrementare i propri margini di profitto, e riportava con estrema precisione due incidenti nei quali alcuni contractor della USIS sarebbero stati testimoni o avrebbero addirittura partecipato all’uccisione di iracheni durante l’assalto a Falluja un anno fa. (I contractor privati che forniscono servizi di sicurezza non sono autorizzati a condurre operazioni offensive).

Nella lettera si dichiara anche che un dipendente della USIS avrebbe visto alcune reclute della polizia irachena uccidere due civili iracheni innocenti, e che avrebbe poi nascosto l’accaduto. Sempre secondo quanto riportato sulla lettera, un dirigente della USIS “non voleva che l’episodio venisse denunciato in quanto avrebbe messo a rischio il proprio contratto”.

Il capo dell’inchiesta, il colonnello Ted Westhusing, riferì ai propri superiori le accuse riportate sulla lettera, ritenendo però la USIS conforme ai termini del proprio contratto. Secondo quanto riporta il Los Angeles Times, gli ufficiali statunitensi indagarono e non trovarono “alcuna violazione contrattuale” e definirono le accuse “infondate”. (Westhusing si è poi suicidato, sconvolto dalle proprie esperienze in Iraq).


“Patti matrimoniali senza divorzio né alimenti”

Brooks e i membri dell’IPOA sono consapevoli del fatto che incidenti e rimostranze come quelli appena descritti non fanno altro che confermare l’immagine degli addetti alla sicurezza delle società private come virili mercenari liberi da ogni legge militare o standard di decenza e fedeli solo al denaro. IPOA ha stilato un Codice di Condotta – ora alla sua decima revisione – che secondo Brooks stabilirebbe un’autoregolamentazione tra i membri e “un profondo senso di responsabilità”.

Le regole richiedono “efficace responsabilità legale”, trasparenza e dedizione verso il “più grande bene dell’umanità”. I membri dell’IPOA si impegnano a osservare le leggi internazionali a tutela dei diritti umani, a cooperare su investigazioni per violazioni contrattuali, e a lavorare solo per conto di governi legittimi e riconosciuti, organizzazioni internazionali, organizzazioni non-governative, e società private legalmente riconosciute. (Pelton afferma che queste regole somigliano ai “giuramenti di matrimonio, senza il divorzio né gli alimenti”, sottolineando che si tratta di un codice auto-amministrato che non prevede alcuna imposizione).

IPOA vanta attualmente 18 società affiliate, tutte operanti nel “mercato della guerra” o in operazioni di stabilizzazione post-conflitto. La maggior parte di queste società sono attive in Iraq, specializzate nella fornitura di forze armate di sicurezza o addestramento, e dispongono di ex personale militare. Altre forniscono know-how per svolgere un’ampia varietà di compiti che un tempo erano appannaggio esclusivo dell’esercito regolare: sminamento, costruzione, trasporto, e manutenzione di armi ed equipaggiamenti bellici.
Le visioni contrastanti e la legittimità del Codice sono ora testate a porte chiuse poiché IPOA tiene conto della richiesta della Aegis di diventare membro del gruppo. Visti i precedenti di molti contractor militari privati nel mondo, sembrerebbe che il rifiuto di IPOA della richiesta di Spicer abbia molto più a che fare con un’antica rivalità piuttosto che con rinnovati principi. Spicer, infatti, crede che le critiche avanzate nei propri confronti e il rifiuto della proposta di diventare membro dell’IPOA possano essere “commercialmente e politicamente motivate”.

Mark Whyte, dirigente della società di sicurezza britannica Pilgrims, che protegge i clienti aziendali e dei media in Iraq, propende per questa conclusione. “Sebbene io non sia un grande fan di Spicer, ritengo si tratti poco più di semplice gelosia professionale” ha affermato Whyte. La Pilgrims non appartiene al gruppo IPOA e Whyte è in disaccordo su alcuni degli obiettivi più prettamente politici dell’organizzazione in merito alla ricostruzione della nazione, ma aggiunge: “Se consideriamo i valori abbracciati da IPOA, direi che la Aegis è una delle poche società che a Baghdad cerca veramente di essere all’altezza di tali valori”.

Indipendentemente dalla veridicità o meno di questo giudizio, la Aegis sta certamente mirando a posizionarsi come membro rispettabile di un’industria legittima. Oltre alla richiesta avanzata per diventare socia di IPOA, ha assunto ex esponenti governativi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, tra cui Robert McFarlane, ex consigliere per la sicurezza nazionale durante l’amministrazione del Presidente Ronald Reagan, Lord Peter Anthony Inge, ex segretario di Stato della difesa britannico, ed infine Nicholas Soames, ex ministro delle forze armate britannico: tutti loro ricoprono cariche consultive o non esecutive.

“Si sta semplicemente trasformando in una vera e propria industria” ha dichiarato l’amministratore delegato della Aegis Mark Bullough al Financial Times il 4 novembre, in riferimento alle nuove nomine.

“È stata messa in dubbio la rispettabilità della nostra società. Ma di certo, la garanzia delle nomine non esecutive offre un’approvazione ufficiale della nostra compagnia e rappresenta un punto di riferimento per coloro non ancora avvezzi ad operare in questo settore”.


1. La Sandline International favorì la fornitura illegale di armi alla Sierra Leone – da impiegare per rovesciare il regime militare del paese - violando, in questo modo, l’embargo imposto dall’ONU (NdT).

 

David Phinney è un giornalista di Washington, DC, i cui articoli sono apparsi in testate come il 'Los Angeles Times', il 'New York Times' e sulle emittenti ABC e PBS. Lo potete contattare al seguente indirizzo e-mail: phinneydavid@yahoo.com

 

 

Fonte: http://www.corpwatch.org/article.php?id=12829
Tradotto da Arianna Ghetti per Nuovi Mondi Media