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Bankopoli

di Giuliano Castellino - 27/12/2005

Fonte: rinascita.info


TANGENTI E MANI PULITE
Erano i primi anni ‘90 quando in Italia scoppiarono i primi casi di tangenti ed imputati eccellenti finirono sotto le inchieste della magistratura.
Tutto ebbe inizio con i mondiali di calcio organizzati nella nostra nazione: molti imprenditori e politici vennero beccati, come diciamo a Roma, con il “sorcio in bocca”.
Poi arrivò la procura di Milano e quello che sembrava un caso qualunque diventò un vero e proprio colpo di Stato.
Una certa magistratura politicizzata, guidata dall’ex commissario di Polizia Di Pietro, partì all’offensiva e di fatto spazzò via tutti i concorrenti dell’allora Pds, guidato, ai tempi, da Achille Occhetto.
Da poco tempo era caduto il muro di Berlino (anno 1989) e gli ex comunisti capirono che, per andare al potere, dovevano cambiare maschera, ma non i metodi.
E arrivarono le purghe staliniste: gli eredi del Pci e le toghe militanti (molte figlie addirittura del fu ministro della giustizia Togliatti e del grande compromesso del 1976, quando il Pci barattò il potere della Camera con quello amministrativo e quello giudiziario) partirono alla carica: il PSI, da sempre nemico numero uno dei comunisti nostrani, venne spazzato via e Palazzo Chigi sembrava ormai preso. Ma arrivò il Cavaliere e i piani saltarono.
Ma questa è un’altra storia.
Il pool di Milano divenne una icona nazionale e i più pensarono che la politica venne moralizzata dalle toghe e che le tangenti, in Italia, non erano più in uso. Ma si sbagliavano...

BANCOPOLI
C’è un vecchio detto popolare che dice “non sputare mai per aria che c’è il rischio di sporcarsi la faccia”.
Ed è quello che sta accadendo ai vecchi comunisti italiani, oggi democratici di sinistra.
Chi ieri usò la magistratura per prendere il potere, oggi se la ritrova contro: i casi Fiorani, D’Alema, Fassino, Fazio, Stefanini e Consorte sembrano tutti figli di un grande bubbone che è appena scoppiato, ma che ancora deve avere degli sviluppi.
Ieri è stato proprio il presidente dei Ds a tentare di giustificare il suo coinvolgimento: “Quel conto aperto presso la Bpl serviva solo per pagare il canone di acquisto della barca a vela. Perché dovremmo essere imbarazzati? Come se dopo trentasei anni di lavoro mia moglie ed io non potessimo destinare i nostri risparmi al possesso di un terzo di una barca a vela. Fiorisce un falso moralismo fatto di insinuazioni, sospetti e volgarità che è solo un modo spregevole di condurre la lotta politica e di aggredire sul piano morale gli avversari. Ho letto di un paio di vecchi compagni che si sono abbandonati anch’essi alla reminescenza delle austerità del passato, contro il lusso intollerabile del presente”.
E’ duro per D’Alema e compagnia cantante fare i conti con la giustizia, non erano abituati. D’altronde i “proletari in barca a vela” sono sempre andati a braccetto con le toghe.
Ha aggiunto D’Alema: “E’ vero sono anche io figlio di un funzionario del Pci e mi ricordo che 50 anni fa si viveva più poveramente e con minori opportunità rispetto a oggi... C’è molta retorica e molta falsa coscienza”.
Ha concluso l’ex comunista: “Le indiscrezioni sui conti bancari circolavano già da qualche giorno, ancor prima del comunicato della Banca popolare italiana. La sensazione di essere spiato e minacciato, anche attraverso mezzi illeciti, è estremamente sgradevole e mostra quanto vi sia di torbido nelle vicende in corso e nel tentativo di strumentalizzarle contro il nostro partito e i suoi dirigenti”.
E’ dura essere criminalizzati vero? Forse gli attuali dirigenti dei Ds hanno già dimenticato che Craxi lo fecero morire in esilio, altri suicidi in una cella ed altri ancora spazzati via dalla loro politica giudiziaria.

KOSSIGA
Il vecchio picconatore, ogni tanto, qualcosa di buono la dice e la sua analisi sull’attuale situazione ci sembra quella più giusta, o meglio, sicuramente l’ex Presidente della Repubblica ha capito chi sono i franchi tiratori all’interno dell’Unione, chi sono i carnefici dei Ds, anche se le sue posizioni nei confronti della falsa sinistra italiana ci sembrano troppo innocentiste: “Se dovessi fare un articolo oggi su questa vicenda, lo titolerei così: non capisco. Non si capisce fin dove quest’onda sismica arriverà, ma sconquasserà uomini e istituzioni e in questo scandalo bancario, gente in galera a parte, chi sta peggio sono proprio i capi dei Ds. I diessini sono furenti e silenti. Tocca a me parlare per loro. C’è una battaglia sanguinosa dentro una coalizione. E non capisco dove si fermeranno. E’ in corso la lotta per la supremazia nella nuova maggioranza, il tentativo di affogare la sinistra in un partito democratico che sarebbe il capitalismo avanzato e moderno”.
Ha continuato Cossiga: “Dal punto di vista della magistratura, tra le molte osservazioni possibili, si dà un caso. Un pm che lavora penalmente in questo caso, dove sono coinvolti interessi rilevantissimi è in amicizia e frequenta un avvocato che patrocina una banca estera interessantissima. Non dico che questo comporti illegittimità, ma insomma, occorrerebbe che qualcuno dicesse almeno: oibò”.
In Italia avere fiducia nei magistrati non è certo facile. Troppe volte la “terza camera” ha servito gli interessi di qualcuno o qualcosa.
Sicuramente anche questa volta c’è dietro qualche “Mangiafuoco” e non sarà certo la magistratura italiana a spazzare via il potere usurario delle banche e della speculazione, ma un pochino i Ds ci sembrano davvero coinvolti.
A questo punto la domanda è un’altra: chi c’è dietro questa campagna di criminalizzazione?
La Margherita? L’Udc? I futuri leader del futuro Partito Democratico made in Usa?
Forse. Una cosa è certa, tempi duri si intravedono per gli ex, post e vetero comunisti.

LE COOP E I VECCHI COMPAGNI
Mentre la bufera avanza, c’è già qualcuno che tenta di saltare fuori dalla barca che affonda.
Queste le parole del deputato Ds ed ex presidente LegaCoop Lanfranco Turci: “Posso dirglielo con certezza: questa Opa non nasce al Botteghino, ma a via Stalingrado. Però guardi, il problema della vicinanza fra finanza e politica non riguarda certo solo i Ds e l’Unipol. Questo rapporto crea problemi perché se i comportamenti dei manager non sono irreprensibili si crea questo paradosso: che quando va bene il rischio che si crea è un’accusa di collateralismo, e quando va male diventa di tangenti. Quanto alle indagini, non entro nei dettagli dell’inchiesta e non ne ho bisogno. Anche se in queste operazioni i magistrati non ravvisassero nessuna fattispecie di reato, trovo che sia stato sbagliato e inappropriato, da parte di un manager delle Coop aprire dei conti correnti con banche che avevano già allora dubbia fama, e con cui l’Unipol era in rapporti economici”.
E’ già iniziato lo scarica barili.

LA DIFESA DI FASSINO
Forse sollecitato dalle parole di Cossiga, ieri, a difesa del suo partito, dopo giorni di silenzi dal profumo di colpevolezza, ha parlato il segretario dei Ds Piero Fassino: “La Quercia è finita ingiustamente nel turbine delle polemiche generate dalle inchieste della magistratura su Bpi e Unipol. Le dimissioni del Governatore sono state un atto di responsabilità che avevamo da tempo sollecitato. Ora è urgente riportare la Banca d’Italia alla normalità, ripristinando la sua autorità e il suo prestigio. Che non potrà giungere dalla legge sul risparmio. Questa legge è un pasticcio. Assicuro che i Ds sono estranei alla scalata di Unipol alla Bnl. Ci siamo battuti semplicemente perché venissero garantiti ad Unipol gli stessi diritti e le stesse opportunità che vengono garantiti a qualsiasi altra impresa.
Invitiamo Fassino e tutti i Ds a pensare ai loro pasticci.
Forse, in tutti questi anni, hanno perso troppo tempo a pensare agli “inciuci” di Berlusconi e non hanno vigilato al loro interno.

LA MARGHERITA
Sempre ieri è stata la Margherita a tentare di gettare acqua sul fuoco, anche se il partito di Rutelli sembra ancora l’indiziato principale per il “massacro” dei Ds.
Questa la posizione della Margherita: “Nessuna occasione migliore per dirlo chiaro e forte, oggi a maggior ragione: siamo tutti sulla stessa barca. Certo sull’Ikarus (la barca a vela di D’Alema, ndr), il proprietario lo sa, noi moriremmo di mal di mare congenito. Non ci saliremmo mai solo per la vergogna, e per non fargli un dispetto. Ma con D’Alema e con l’intero gruppo dirigente dei Ds si è già in navigazione comune da un bel po’ di tempo. E tutti quelli pratici della cosa sanno che la scelta dei compagni di imbarco è cruciale: si valutano diecimila aspetti, razionali e irrazionali, perché una volta in mare non sempre si può tornare indietro. Se la Margherita ha deciso che con la sinistra riformista si può addirittura fare lo stesso partito, vuol dire che ogni valutazione a priori è stata fatta. Che non esistono analisi del sangue, questioni morali, giudizi etici. Di più: ogni attacco strumentale a dirigenti Ds è per proprietà transitiva, un attacco all’intera leadership del futuro partito democratico”.
Ha concluso la nota dei centristi dell’Unione: “Tra i dirigenti del centrosinistra, tra Ds e Margherita, c’è solo una discussione politica, a tratti accesa, sulla rotta della barca e sul carico da stivare”.
Questo comunicato ci sembra più un gioco delle parti che altro.
In palio, come ha detto anche Cossiga, c’è molto di più, c’è la guida di un soggetto unitario democratico, che secondo gli attuali sondaggi, dovrà governare l’Italia nella prossima legislatura.
Non ci vediamo Berlusconi dietro questa nuova offensiva dei giudici. Anzi, ci vediamo chi ha troppa nostalgia di Piazza del Gesù, presenti sia nel centrosinistra che nel centrodestra.

ANALISI
Una domanda ci sorge spontanea: qual è la differenza tra “tangentopoli” e “bancopoli”?
La prima differenza sostanziale è che chi ieri accusava, oggi è accusato. L’altra differenza è che, mentre la vecchia partitocrazia rubava e prendeva le tangenti dagli imprenditori, quelli di oggi si sono arricchiti sulle spalle dei cittadini comuni, scippandogli i risparmi e svuotandogli i conti correnti.
In poche parole, i vecchi baluardi del proletariato a braccetto con i banchieri e la speculazione.
Per non parlare poi di altro fattore: dopo l’approvazione della nuova legge elettorale, saltato ormai il listone, visto il coinvolgimento dei Ds in tutta questa inchiesta, con chi si candiderà Romano Prodi, orfano di un proprio partito?
Con la Margherita? Non crediamo che Rutelli lo accoglierà a braccia aperte.
Giuliano Castellino