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La sorpresa Bové

di il foglio - 12/01/2006

Fonte: ilfoglio.it

Il leader dei contadini antieuropei può far sobbalzare la gara per l’Eliseo

In vista delle elezioni presidenziali francesi dell’anno prossimo, nei due maggiori partiti, quello gollista e quello socialista, si contrappongono candidature alternative che rendono difficile presentare un’immagine convincente all’elettorato. Nell’estrema sinistra, invece, che è sempre stata caratterizzata da un’ampia frammentazione, che vedeva contrapposti per ragioni ideologiche i vari movimenti e partiti (il Pcf, i Verdi, due formazioni trotzkiste), si va facendo strada l’ipotesi di una candidatura unitaria di José Bové.
Leader di un sindacato contadino, militante no global, fortemente impegnato nella lotta contro le multinazionali e l’Unione europea, Bové è stato tra i protagonisti della battaglia condotta da sinistra contro l’approvazione della Costituzione europea al referendum dell’anno scorso. Per le opinioni che rappresenta, capaci di sollecitare insieme lo spirito antagonistico e quello nazionalista tanto forti in Francia, risulta una delle personalità più popolari del paese. Secondo un sondaggio dell’Ifop svolto il mese scorso, la popolarità di Bové raccoglie la maggioranza dei francesi e addirittura i due terzi fra quelli orientati a sinistra. Se si candiderà potrebbe rappresentare una sorpresa capace di sconvolgere i giochi delle grandi forze politiche. Potrebbe infatti contendere una delle due posizioni che consentono di partecipare al ballottaggio conclusivo, come accadde, nell’ultima tornata, al leader dell’estrema destra Jean Marie Le Pen.
Il fatto che candidature espresse da forze politiche che non hanno che un simulacro di rappresentanza parlamentare possano piazzarsi ai primi posti nella contesa presidenziale è un segnale preoccupante per la tenuta del sistema politico francese. D’altra parte queste formazioni, di estrema destra e di estrema sinistra, hanno raccolto la maggioranza nel referendum sull’Europa, e ora giocano la carta sul piano elettorale. Quel che stupisce è l’incapacità di reazione dei grandi partiti, buoni solo a guardare dentro di sé.