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I Greci, la metafisica orientale e l'Occidente

di Paolo Scroccaro - 02/03/2006

Fonte: filosofiatv.org

 

R. GUENON E G. VALLIN: I GRECI, LA METAFISICA “ORIENTALE” E L’OCCIDENTE

 

PREMESSA

Non è retorico ripetere che oggi stiamo vivendo un momento drammatico, che più di qualcuno ha interpretato come scontro di civiltà, che in qualche modo rinvia alle categorie di “Oriente” e “Occidente”(di cui lo scontro Islam-Stati Uniti rappresenta un caso particolare). Nel breve periodo, non si intravedono soluzioni decenti: le categorie politiche, e soprattutto culturali, alla portata dei politici di professione di vario colore, sono infatti di un profilo così basso, che non si vede proprio come esse potrebbero portare ad una qualche pacificazione…Totalmente al di fuori e al di sopra dei luoghi comuni e delle superficialità che oggi imperversano, non sarà inutile tornare a riflettere sulle relazioni tra Oriente e Occidente, assumendo come pretesto e supporto gli autori di cui oggi ci occupiamo.

 

1)      L’ETNOCENTRISMO CULTURALE DELL’OCCIDENTE E LA TESI SUPPONENTE DEL “MIRACOLO GRECO”

“Esiste un razzismo intellettuale, che consiste nella identificazione, teorica o pratica, tra il pensiero occidentale e il pensiero senza aggettivi. Si continua ad insegnare la filosofia, perfino nelle università e a pubblicare storie della filosofia col sottinteso che altre filosofie non si danno se non quella nata sulle sponde della Ionia e giunta a piena maturazione nello spazio euroatlantico”: così padre E. Balducci, nella prefazione alla Storia del pensiero umano (Ed. Cremonese), il primo (e forse l’unico) manuale di filosofia non viziato dal “miracolo greco” e da analoghi pregiudizi, che nel loro insieme conducono all’eurocentrismo, “che è stato la premessa ideologica di tanti crimini compiuti in nome della civiltà”. Abbiamo già discusso vari aspetti di tali pregiudizi nei primi incontri del Corso, ai quali rimandiamo.

 

2)      LA REAZIONE DI R. GUENON ALL’IMPERIALISMO CULTURALE OCCIDENTALE IN NOME DELL’ ORIENTE

Il primo testo importante e noto di Guénon è l’Introduzione generale allo studio delle dottrine indù (1921). In esso viene alquanto ridimensionata l’importanza dei Greci; in estrema sintesi, queste le principali argomentazioni:

-         Ciò che di positivo vi è nei Greci, è stato preso a prestito dall’Oriente.

-         Gli ammiratori del supposto “miracolo greco” finiscono per ammirare, dei Greci, i loro aspetti peggiori (la sostituzione della razionalità all’intellettualità, l’incapacità dell’apertura metafisica all’universale, surrogata da punti di vista più ristretti, quali quelli “ontologici”, “filosofici”, “scientifici”…

-         La civiltà occidentale è embrionalmente precontenuta in quella greco-romana, e particolarmente nelle sue lacune e debolezze di fondo.

-         I Greci sembrano “incapaci di liberarsi della forma”(cfr. Oriente e Occidente, 1924).

-         La Grecia “classica” è inferiore a varie civiltà più antiche, che la precedono anche nel tempo…

 

3)      LA METAFISICA ORIENTALE E I NEOPLATONICI

Gli influssi benefici dell’Oriente sarebbero ben visibili nei Neoplatonici, dato che in essi si constata la presenza di una autentica metafisica universalistica, come tale rivolta all’Infinito e al Sovraformale (superando quindi le ristrettezze mentali della Grecia classica, troppo vincolata al “formale” e al finito). Solo che, siccome la grandezza del Neoplatonismo sarebbe il frutto degli influssi orientali, Guénon raccomanda di rivolgersi direttamente alla fonte principale (cioè all’Oriente), senza passare per degli intermediari che non avrebbero continuatori nel nostro presente.

 

4)      LA FUNZIONE “SALVIFICA” DELL’INDUISMO E DELL’ISLAM, O MEGLIO DELLA METAFISICA “ORIENTALE”

Nominando Induismo e Islam, il pensiero corre a delle forme religiose, considerate in quanto tali nelle loro esteriorizzazioni essoteriche. In realtà, Guénon pensa soprattutto all’aspetto esoterico delle religioni, il cui nucleo essenziale, celato e custodito sotto i rivestimenti esteriori e spesso dogmatici, è costituito dalla metafisica “orientale”, o meglio pura e universale (negli antichi Greci, così come nel medio evo cattolico, sussisterebbe solo, e tutt’al più, una metafisica più o meno parziale, e dunque incompleta verso l’alto). La civiltà occidentale moderna, avendo “rotto i legami con le proprie tradizioni”, è incapace di luce propria, e dunque per un risveglio spirituale appare bisognosa di appoggiarsi ad un supporto “orientale”. A questo proposito si possono delineare due scenari principali:

a)il risveglio dell’Occidente grazie al supporto delle dottrine indù, poiché “sono relativamente più assimilabili, e offrono più larghe possibilità di adattamento”(v. Oriente e Occidente);

b)il risveglio dell’Occidente grazie all’Islam, o meglio grazie all’aspetto esoterico della dottrina islamica (v. Oriente e Occidente).

 

5)      G. VALLIN: SEGUENDO LA “PROSPETTIVA METAFISICA”, CHE COSA SI PUO’ RECUPERARE DELL’OCCIDENTE ?

L’impostazione guénoniana del problema, al di là delle intenzioni dell’autore, può prestarsi ad una contrapposizione tra Oriente e Occidente, nella misura in cui l’Oriente figura come il rappresentante di Tradizioni spirituali ancora viventi e operative, nel mentre l’Occidente appare il luogo del declino spirituale e morale, declino che colpisce tutte le sue espressioni, comprese quelle filosofiche, dalle quali Guénon non si aspetta “nessun beneficio intellettuale”(v. Oriente e Occidente). In questo contesto, si inserisce la funzione della Filosofia comparata di Georges Vallin(1921- 1983), il quale, riprendendo gli insegnamenti di Guénon e di altri esponenti della metafisica tradizionale, propone un confronto molto più articolato con il pensiero occidentale, cercando di recuperarne, per quanto possibile, tutti quegli aspetti “positivi” che sono rintracciabili nelle pieghe della storia dell’Occidente.

 

6)      LA COMPARAZIONE E LO SPIRITO UNIVERSALISTICO DELLA METAFISICA INTEGRALE

Il metodo di Vallin sembra perfettamente in linea con l’apertura universalistica della metafisica integrale (o non-dualistica), per i seguenti motivi:

-         la metafisica è un sistema aperto (v. Guénon), per cui nessuna formulazione dottrinaria può pretendere di circoscrivere l’Assoluto o l’Infinito;

-         la metafisica a nulla si contrappone bensì accoglie quanto di positivo può esser presente nei punti di vista più limitati;

-         ciò, ovviamente, vale anche per le filosofie occidentali moderne, le quali non possono esser rigettate in blocco, poiché anch’esse veicolano qualche aspetto della Verità totale;

-         così come esistono convergenze tra le varie espressioni delle dottrine tradizionali, analogamente, anche se su un piano molto diverso, tra metafisica e filosofie moderne esistono necessariamente dei punti di contatto che è controproducente trascurare, o quanto meno dei problemi comuni, a partire dai quali è interesse della saggezza metafisica avviare un confronto costruttivo.

Vallin fornisce a questo riguardo numerose esemplificazioni: una delle più significative riguarda M. Heidegger.

 

 

7)      HEIDEGGER NELLA “PROSPETTIVA METAFISICA” DI VALLIN

Sono ben note le critiche di Heidegger alla metafisica: tuttavia, secondo Vallin, esse sono condivisibili nella misura in cui riguardano certe presunte metafisiche occidentali, di stampo caricaturale, caratterizzate da impostazioni riduttivistiche (v. l’atteggiamento sistematico, dogmatico, iper-razionalistico, ontoteologico…) estranee alla saggezza non-duale. Nel contempo, Heidegger auspica il riapparire di una “saggezza aurorale” esente da dette restrizioni nonché il superamento della civiltà tecnico-scientifica: tutto questo non può che trovare una collocazione adeguata nella “prospettiva metafisica”(cfr. gli incontri del Corso dedicati a Heidegger).

 

8)      SUPPORTI OCCIDENTALI PER L’OLTREPASSAMENTO DEL NICHILISMO E PER IL DIALOGO CON L’ORIENTE

Non è accettabile invece la ricostruzione heideggeriana della filosofia greca, centrata sulla contrapposizione tra saggezza aurorale presocratica e Platonismo; Vallin, più ancora di Guénon, ritiene il Platonismo la migliore espressione della Metafisica non-dualistica in Occidente; egli auspica perciò “un’apertura allo spirito autentico del platonismo”, in quanto esso “rappresenta in Occidente l’orizzonte originario dell’oltrepassamento di ogni nichilismo”(cito dal testo di Cognetti dedicato a Vallin, Oltre il nichilismo,F. Angeli ed.). Il Platonismo, convergendo sul piano “principiale” con le formulazioni orientali della metafisica, permette inoltre una comunicazione feconda con le dottrine orientali, comunicazione che non è alla portata dei rappresentanti delle forme religiose in quanto tali (cioè in quanto semplice essoterismo lasciato a se stesso).

 

9)      LA SAGGEZZA DELLA NON-DUALITA’ E LE SUE APPLICAZIONI ODIERNE IN AMBITO SOCIALE, POLITICO, CIVILE, RELIGIOSO….

“La critica marxista del capitalismo o la critica nietzschiana del nichilismo occidentale sembrano molto meno sovversive della critica guénoniana del mondo moderno” scrive Vallin, il quale ritiene che la non-dualità possa ispirare applicazioni illuminate e per così dire “non conformiste” negli ambiti sopra citati. Ecco alcuni orientamenti di fondo:

-         Data la vocazione universalistica della metafisica integrale, qualsiasi etichettatura politica comporta restrizioni “formali” nelle quali la metafisica non può identificarsi;

-         La saggezza non-duale insegna che la Perfezione essenziale non dimora nella storia, ma la trascende: di conseguenza, ogni realizzazione storica comporta comunque contingenze e insufficienze di qualche natura; ciò può legittimare la critica e la trasformazione dell’esistente, e la rivolta può essere il sintomo che ne segnala le carenze;

-         La critica e la rivolta possono essere correlate, semplificando alquanto, alla mera volontà di potenza, o invece, in qualche modo, allo spirito della non- dualità. Nel primo caso, esse finiscono per riprodurre certe chiusure unilaterali; nel secondo invece dischiudono nuovi spazi di libertà (Vallin auspica a questo riguardo una saggezza non-duale d’ispirazione “shivaita”).

-         La concezione “mutilata” della Natura, tipica della modernità, (v. Vallin, Natura integrale e natura mutilata) ha condotto all’immane devastazione della Terra denunciata anche da Heidegger (e Severino). La reintegrazione della Natura, nell’orizzonte della Metafisica integrale, è indispensabile per un ri-orientamento e per ri-armonizzare il rapporto tra uomo, natura e divino.

-         Spesso la critica alla modernità assume una tonalità reazionaria e passatista, che può prestarsi alla giustificazione di vecchie istituzioni retrive, espressioni di un tradizionalismo caricaturale e mistificatore, da cui occorre prendere le distanze, non meno che dalle aberrazioni del mondo moderno. In questo contesto, vanno ricomprese (e non scomunicate) certe tendenze contemporanee, le più diverse (le lotte terzomondiste contro le ingiustizie sociali, gli squilibri planetari, l’etnocentrismo occidentale, le critiche all’umanesimo antropocentrico, al dio dei monoteismi ontoteologici, ai moralismi bacchettoni che ne discendono…); alla luce della non-dualità, esse assumono significati molto più estesi e profondi, in quanto alludono all’esigenza insopprimibile di una giustizia superiore, di una riarmonizzazione sociale e planetaria, di una concezione più elevata e multidimensionale del divino e del suo intreccio con il mondo umano e con tutti gli altri esseri…..Tutto ciò va visto come possibile occasione o indizio per un nuovo ciclo di civiltà, radicalmente diverso da quello che, avvitato inesorabilmente nelle sue stesse conflittualità e contraddizioni insanabili, sembra volgere irreversibilmente al tramonto.