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La nomina di Paolo Garimberti e la forza del “sistema”

di Carlo Gambescia - 24/03/2009


Paolo Garimberti, già giornalista della Stampa e di Repubblica sarà il prossimo presidente della Rai ( http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/rai-cda-7/paolo-garimberti/paolo-garimberti.html ).
La notizia apparentemente non è sconvolgente. Ma lo diventa se si associa la nomina alla ormai placida nascita di quel regime alla melassa politica che rischia di sommergere l’Italia, all’insegna del duopolio Pdl-Pd. Si veda sotto questo aspetto, ad esempio, la significativa gioia manifestata da Franceschini a proposito dello scioglimento di An nel Pdl… E la condivisione Pdl-Pd di una legge elettorale europea, per dirla fuori dai denti, liberticida.
Anche perché non è difficile scorgere dietro la nomina di un superburocrate del giornalismo di sinistra con il portafoglio a destra (se ci si passa la battuta) come Paolo Garimberti, un accordo, neppure tanto sotterraneo, tra il gruppo Espresso-Repubblica e Mediaset sulla spartizione del potere televisivo in funzione anti-Rupert Murdoch-Sky.
Naturalmente si tratta di “guerre loro”, e poi sicuramente di “paci loro”. In realtà, per il telespettatore italiano rimbecillito da quiz, squinzie, Grandi Fratelli e un’informazione appiattita su Obama, non cambierà nulla né con Berlusconi, né con De Benedetti, né con Murdoch.
Qui però vale la pena di fare una riflessione più profonda, andando oltre la nomina di Garimberti, o comunque riconducendola nell'alveo di una logica sistemica.
Oggi noi tutti - gente comune che magari si appassiona al passaggio di Fiorello e Mike a Sky - viviamo, probabilmente senza saperlo o capirlo, come violentemente “risucchiati” all’interno di un vorticoso processo transnazionale di consolidamento del potere mondiale.
Il processo riguarda tutto l’Occidente, e riflette la situazione di guerra-guerra contro il mondo islamico e di guerra economica contro la crisi mondiale in atto. E di regola, in casi del genere, il potere politico ed economico tende sempre a concentrarsi. Vengono meno le diatribe interne e la classe dominante se prima divisa, si ricompatta per resistere e poi passare al contrattacco. Hanno uomini e mezzi, che gli oppositori al sistema, tra l’altro disuniti e poco organizzati, non possiedono.
E attenzione, non è detto come alcuni ardentemente sostengono, che l’acuirsi del crisi economica, anche ammesso che si acuisca, possa incrinare quello che in altri tempi qualcuno avrebbe chiamato “il cartello dei padroni”. La posta in gioco è altissima e la sproporzione tra le forze in campo è a favore del famigerato “sistema”. E' una verità palmare.
Di conseguenza il problema per le "forze rivoluzionarie" (chiamiamole così) è ideologico e organizzativo. Dal momento che la forma partito (leninista), che pur con tutte le sue controindicazioni “funzionò”… , non è stata ancora sostituita con un’altra forma politica altrettanto efficace. Soprattutto perché oggi manca un’ideologia comune, come quella marxista ( certo, storicamente fallita, ma all'epoca capace, grazie al suo schematismo, di facilitare sotto il profilo organizzativo la conquista del potere), in grado di unificare le sparse forze degli oppositori al sistema. Tra l'altro divisi - e tutto sommato giustamente - , a differenza dei passati sostenitori della vulgata marxista-leninista, sulla questione del pacifismo.
E che il “sistema” si senta al sicuro, o comunque in grado di difendersi, è possibile rilevarlo anche da certi piccoli dettagli, come quello di imporre alla Presidenza della Rai, provincia dell’Impero, un superburocrate del giornalismo transnazionale come Paolo Garimberti
Ciò significa, pensando a tanti piccoli rivoluzionari tout court di oggi, che non va mai dimenticato che il diavolo (in senso figurato) continua sempre a rivelarsi nel dettaglio. Purtroppo.