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Il tradimento del corpo è l'effetto e non la causa del tradimento dell'anima

di Francesco Lamendola - 22/05/2009


È facile, talvolta, scambiare gli effetti per le cause; ed è relativamente facile lasciarsi impressionare dall'aspetto superficiale delle cose, fraintendendo la loro vera essenza.
Poiché si sente dire ovunque, senza ulteriore analisi, che viviamo in una società edonistica, si tende a pensare che tutti vi rincorrono il meglio: mentre bisognerebbe anzitutto distinguere fra il meglio in se stesso, ossia il Bene, e il meglio soggettivo, ossia che viene CREDUTO tale, e che potrebbe anche assumere le forme di un male.
Inoltre, poiché si sente ripetere ovunque che la nostra è una società narcisista, molti ne traggono l'affrettata conclusione che le persone si vogliono bene; mentre è chiaro che occorrerebbe verificare se esse si vogliono bene realmente, o se vogliono ostentare, agli altri prima ancora che a se stesse, un amore di sé di cui sono fondamentalmente incapaci.
Le apparenze, in questo come in molti altri casi, ingannano. L'ossessione estetista, che spinge innumerevoli uomini e donne a dedicare sempre più tempo e denaro alle cure del corpo, dell'immagine esteriore, potrebbe indurre a ritenere che mai come oggi le persone si vogliano bene e siano in armonia con la propria dimensione fisica. Noi, al contrario, pensiamo che poche volte, come nell'epoca attuale (almeno nell'ambito della storia occidentale), le persone abbiano nutrito un così profondo odio e disprezzo per se stesse, per quello che sono, per il genere di vita che conducono, e che raramente siano state tanto in conflitto con il proprio corpo.
Ora, che molti individui vivano male il rapporto fra corpo e anima (usiamo deliberatamente quest'ultimo termine, anche se suona scandaloso agli orecchi di quasi tutti gli intellettuali contemporanei), è cosa che vanno dicendo, e da tempo, moltissimi psicologi delle più svariate tendenze.
Lo diceva, ad esempio, Wilhelm Reich; lo sostiene il suo seguace Alexander Lowen, che, nel suo libro «Il tradimento del corpo», analizzando alcuni casi di schizofrenia, giunge alla conclusione che gli individui tendono a perdere il contatto con la realtà quando perdono il contatto con le sensazioni e le necessità del proprio corpo. Di conseguenza, Lowen propone un modello educativo e terapeutico libertario, che, rilasciando la Bio-energia repressa, aiuti le persone a restituire godimento al proprio corpo e felicità alla propria vita. Ciò si ottiene, a suo parere, eliminando all'origine, con un taglio netto, tutte quelle scorie che sono costituite dai sensi di colpa, dal pudore e dalla vergogna, e che sarebbero all'origine delle dissociazioni schizoidi.
Non siamo d'accordo con questa analisi, che è oggi largamente condivisa da psicologi, psichiatri e filosofi (ad esempio, da Umberto Galimberti), perché ci sembra che consista nel classico rovesciamento dei termini del problema.
Prima di tutto, Lowen si muove nel solco di quell'errore di fondo da cui è nata, praticamente, la psicologia moderna, e particolarmente la psicanalisi freudiana: che si possano, cioè, formulare leggi di carattere generale, partendo dall'esame della psiche malata. Studiando gli schizofrenici si possono, certo, imparare alcune cose ANCHE sul funzionamento della mente sana; ma sarebbe erroneo dedurne un quadro generale di quest'ultima.
In secondo luogo, la nostra convinzione è che l'anima tradisce il corpo non solo e non tanto quando lo ignora o lo reprime (certo, può accadere anche questo), ma soprattutto quando ignora e reprime le proprie esigenze più autentiche e profonde; quando è in disarmonia con se stessa.
Le persone possono anche spendere una fortuna in prodotti cosmetici e dedicare cinque ore al giorno agli esercizi in palestra: ma, se non sono in pace con se stesse, perché non hanno il coraggio di seguire la voce interiore, il loro intimo malessere spirituale si manifesterà anche in forme di rabbia e di protesta contro il proprio corpo e attraverso il proprio corpo: come tanti casi di anoressia e bulimia stanno a indicare.
Perciò, stiamo attenti a non scambiare l'effetto per la causa e a non lasciarci confondere dalle apparenze. Moltissimi uomini e donne vivono male il rapporto con la propria dimensione spirituale, perché si rifiutano di prestare ascolto alle sue autentiche esigenze e alle sue aspirazioni più profonde; e tutto il loro affannarsi per avere un bell'aspetto fisico, non sono che un maldestro  tentativo per mettere a tacere il grido che sale dall'interno. Un tentativo che, sovente, aggrava il male, invece di guarirlo o di alleviarlo.
In altri termini: dedicare cure esagerate al proprio corpo, non allo scopo di migliorarne il funzionamento (prevenzione di malattie, efficienza lavorativa e simili), ma unicamente nella prospettiva di renderlo il più possibile seducente, simile a una vera e propria macchina da guerra sessuale, tutto questo non sta a indicare un autentico amore per esso, bensì una rabbia impotente e un atteggiamento schizofrenico nei confronti della propria anima, delusa e disattesa nella sua innata aspirazione a realizzarsi pienamente e armoniosamente.
L'anima è in pace con se stessa, quando si realizza; e si realizza, quando sa riconoscere la chiamata e vi risponde affermativamente, sforzandosi di attuare il meglio delle sue potenzialità. Solo allora essa instaura un rapporto fraterno e solidale con il corpo; solo allora vive in armonia con il corpo e gli conferisce salute, bellezza e splendore.
Del resto, basta un minimo senso di osservazione per rendersi conto che le cose non stanno come sembrano, nel rapporto che le persone hanno con la propria dimensione fisica. Basta osservare, ad esempio, come la maggior parte delle persone camminano, o come stanno sedute; e, più ancora, basta osservare come respirano. Un grandissimo numero di persone non sa respirare correttamente e, di conseguenza, cammina e si muove in modo assolutamente innaturale; aggiungendo, poi, le torture della moda (ad esempi, i tacchi a spillo delle calzature femminili, che si ripercuotono lungo tutta la spina dorsale, fino alle vertebre cervicali) ai danni e agli inestetismi provocati dall'ignoranza di una corretta respirazione.
Per cui vediamo spesso uomini e donne aggirarsi per le strade, come fossero altrettanti manichini: palestrati, abbronzati, ossigenati e vestiti firmati dalla testa alla punta dei piedi; ma incapaci di muoversi in maniera naturale, tormentati da cattive abitudini che si riflettono pesantemente sulla salute, e, quel più conta, poco amici di se stessi, quindi pieni di complessi, nevrosi, insicurezze d'ogni genere, che li rendono, alternativamente, aggressivi o depressi.
I giovani, ma non solo loro, sembrano particolarmente esposti a questa cultura superficiale del corpo esibito ed ostentato. L'abitudine di indossare la camicia direttamente sulla pelle, ad esempio, o la moda di lasciare scoperti l'addome e le reni, mediante l'uso di pantaloni a vita molto bassa e di magliette cortissime, a parte ogni altra considerazione, predispone ai dolori artrosici, specialmente nelle fresche ore notturne: le ore della discoteca e dei divertimenti del sabato sera (che è poi, propriamente parlando, la domenica mattina).
Voler bene davvero al proprio corpo, significa in primo luogo averne cura: ed averne cura significa, tra le altre cose, indossare una canottiera, preferibilmente di lana, sulla pelle, sia d'estate che d'inverno: d'estate, per trattenere il sudore; d'inverno, per proteggersi dai colpi d'aria. Ora, è chiaro che, se si indossa la canottiera, non si può esibire l'ombelico, e tanto meno esibire il ventre fino ai peli del pube, come amano fare tante ragazze al giorno d'oggi; e nemmeno si può esibire la parte superiore delle natiche, nonché il bordo delle mutande - firmate, per carità -, come amano fare (si prova vergogna a dirlo) tanti baldi giovanotti, o sedicenti tali.
Eco, questo è il punto: per voler bene a qualcosa o a qualcuno, e quindi anche a se stessi, bisogna aver chiaro cosa sia bene e cosa sia male; il che diventa sempre più difficile da capire, in una società stupidamente permissiva e falsamente trasgressiva (la trasgressività della moda: bella roba!), la quale ha deciso che «è vietato vietare», e che tutte le verità sono ugualmente «vere», purché «autentiche» (si fa per dire).
Ma torniamo al discorso della respirazione e del modo di camminare.
Philip Smith, nel suo libro «Total breathing», del 1980 (infelicemente tradotto con il titolo «Tecniche di respirazione», Pan Libri, 1991, e Gruppo Editoriale Armenia, 1997, versione di Adele Marini, pp. 78-81) afferma che:

«Molti pensano che la bellezza sia questione di abiti alla moda o di un buon taglio di capelli. In effetti è vero che questi elementi contribuiscono a renderci attraenti. Per abbellire il corpo, ogni cultura ha inventato tecniche sue proprie, dall'uso dei cosmetici nell'antico Egitto, fino all'ultima moda in voga nel mondo occidentale.  Ma la vera bellezza deve partire dal corpo stesso. Un uomo e una donna che sprizzano salute e vitalità appaiono seducenti a prescindere dall'abito che indossano.
La bellezza è una questione di calma e di fiducia in se stessi, oltre che di capelli, pelle e occhi belli e sani. Esistono sul mercato innumerevoli preparati per curare in modo efficace l'aspetto estetico, mala salute vera e la vera bellezza provengono dall'interno del corpo.  Tutti i cosmetici del mondo servono a poco per rimediare ai danni alla pelle provocati dalla mancanza di ossigeno. Un'abbondante riserva di ossigeno e di sangue alla testa è di vitale importanza  per mantenere il volto attraente. Senza l'ossigeno adeguato,  la pelle comincia a perdere elasticità, ad accumulare scorie e invecchia presto; gli occhi perdono la loro lucentezza e i capelli si fanno meno folti e meno vaporosi.  Una circolazione povera può rimuovere solo in minima parte dalla zona del capo  le scorie delle cellule che vi si sono accumulate.  Con una respirazione corretta e una circolazione più efficiente  si possono migliorare la salute interna e l'aspetto fisico esteriore.
Un bel portamento viene spesso considerato il risultato di uno sviluppo fisico corretto, ma il suo contributo alla salute generale del corpo è ancora più importante. Un portamento scorretto influisce anche sulla spina dorsale che è il principale conduttore dei messaggi nervosi. La sua efficienza è di importanza cruciale per il buon funzionamento di tutti gli organi sensori e regolatori. Se ci irrigidiamo o ci incurviamo, impediamo il perfetto funzionamento della spina dorsale e dei messaggi che invia.  Una spina dorsale efficiente determina, insomma, la nostra salute e la nostra longevità. La vecchiaia e l'irrigidimento del corpo e della mente sopraggiungono spesso  quando la spina dorsale è rigida e non si piega. Quando ha perso la naturale flessibilità, i principali conduttori dell'energia nervosa si bloccano. Incominciano così a guastarsi  quell'attraente e raggiante vitalità che è indice sicuro di salute e bellezza. I fisioterapeuti accettano il fatto che salute e giovinezza sono vincolate ala flessibilità della spina dorsale.  Con un portamento corretto e una respirazione appropriata, riuscite a conservare una colonna vertebrale flessibile e a offrire anche un'immagine migliore del vostro stato fisico. Il vostro modo di stare in piedi o seduti ha effetti sulla respirazione.
Se il corpo si accascia, le spalle si incurvano e la cassa toracica si affloscia privando i polmoni di spazio per espandersi. La respirazione è limitata alla sola parte superiore dei polmoni. Fate caso alla differenza fra il respirare profondamente quando siete riversi su una scrivania e quando siete seduti invece in posizione retta, situazione in cui date ai polmoni la possibilità di espandersi al massimo. Viceversa, il modo di respirare, ha effetti diretti sul portamento. È virtualmente impossibile, infatti, possedere un portamento scorretto se abbiamo l'abitudine di respirare in modo appropriato. Lo stesso processo di respirazione totale richiede una spina dorsale eretta e spalle ben diritte.
Un portamento scorretto impedisce l'afflusso dell'ossigeno all'interno del corpo.  Se l'ossigeno viene immesso in minor quantità., le cellule non vengono più nutrite a sufficienza e hanno fame di nuovo ossigeno. Di estrema importanza è la circolazione nella zona del capo.  A causa della fprza di gravità, il sangue che trasporta ossigeno, deve naturalmente fare più fatica a salire verso l'alto, al di sopra della zona del cuore. Se un portamento scorretto ostacola la circolazione, questo si ripercuote  anche sulla pelle, sui capelli e sugli occhi. Il portamento tende, inoltre, a essere un'espressione inconscia del corpo attraverso il quale riflettiamo umori e stati mentali. La mancanza di fiducia, la paura e una scarsa stima in se stessi vengono accuratamente sottolineati dall'aspetto esteriore. Se ci sentiamo orgogliosi dei successi ottenuti,  se siamo colmi di soddisfazione personale e di energia,  anche il corpo tende naturalmente a muoversi con eleganza. Non è possibile conservare un buon aspetto esteriore e sentirsi depressi  o in cattive condizioni di salute alo stesso tempo.  Per inciso, la prossima volta che vi capiterà di partecipare a una festa  odi trovarvi tra la gente, cercate di capire chi vi attrae di più e perché. Al di là di un abbigliamento elegante, in genere, risultano affascinanti le persone  che possiedono un bel portamento e appaiono in armonia col proprio corpo.»

Se tutto questo è vero, ne possiamo ricavare una importante conseguenza: le persone non sono belle  e attraenti quando indossano vestiti eleganti o sfoggiano acconciature originali, ma quando sono in buona salute e piene di vitalità: il che accade, ovviamente, quando sono in pace con se stesse ed  hanno placato ansie, inquietudini e paure. La salute fisica non è che la conseguenza dello stato di benessere interiore, così come lo sono l'aspetto attraente del corpo o l'espressione affascinante del  viso e dello sguardo.
La maggior parte delle persone invertono la sequenza logica dei fatti, e pensano di poter apparire belle e desiderabili puntando sui ritrovati estetici, sull'effetto tonificante dello sport e dei massaggi, sull'abbronzatura, e così via. È un grossolano errore: perché bisogna anzitutto cercare di stare bene dentro, di riconciliarsi con se stessi, affinché - poi - nel nostro aspetto esteriore traspaiano i segni di quel benessere e di quella riconciliazione.
La prova di ciò è data dal caso estremo, ma niente affatto raro, di una persona magari gravemente malata (e qui non siamo del tutto d'accordo con l'Autore sopra citato), la quale, tuttavia, può emanare un fascino straordinario, se il suo spirito è forte e armonioso, e se le facoltà dell'anima non sono intorpidite o abbattute dal malessere, ma brillano ugualmente di luce interiore.
Il fatto è che l'anima sta veramente bene con se stessa, solo quando ha riconosciuto la chiamata: in breve, quando ha compreso lo scopo della vita che le è stata affidata. È allora che anche il corpo si illumina e diventa bello e affascinante; come è dato osservare, e sia pure in maniera discontinua, nelle persone fortemente innamorate di qualcuno o di qualcosa.
Ha osservato in proposito Harold S. Kushner (in «La felicità giorno per giorno», 1986; titolo originale: «When all you've ever wanted isnt' enough»; traduzione italiana di Annamaria Lisi, Milano, Rizzoli, 1987, pp. 17):

«Una volta il conservatore di un museo di farfalle nel Galles meridionale mi fece conoscere la "farfalla senza bocca", una specie di bruco che depone le uova e si trasforma poi in farfalla senza apparato digerente, senza la possibilità di cibarsi e muore di fame in poche ore. La natura  ha designato questa farfalla alla riproduzione, alla deposizione delle uova e alla trasmissione della vita per la continuità della specie. Una volta compiuta la cosa, non ha motivo di continuare a vivere, quindi è destinata a morire. Anche per noi è così? Viviamo solo per produrre bambini, per perpetuare la razza umana? E dopo averlo fatto, siamo destinati a scomparire per lasciare il posto alla generazione successiva? O c'è uno scopo nella nostra esistenza oltre il semplice fatto di esistere? Ha importanza essere vivi? La nostra scomparsa lascerebbe il mondo  più povero o solo meno affollato? Come capì perfettamente Jung, queste non sono il genere di domande che si fanno mentre si chiacchiera a un party.  Sono domande importanti che richiedono una risposta immediata. Ci ritroveremo ammalati, soli e pieni di paure se non riusciremo a trovare una risposta.»

E non solo ci sia ammala, se non si riesce a trovare la risposta al perché della propria vita; ma si diventa anche sempre più spenti e, quindi, sempre più opachi, sempre più brutti.
Indubbiamente, una corretta e profonda respirazione aiuta moltissimo a mantenersi sani e flessibili; ma non dimentichiamo che la respirazione, la postura corretta e simili, sono un aiuto, non la soluzione del problema; e lo stesso vale per la meditazione, quando essa sia ridotta ad una pura e semplice tecnica (come in genere fanno gli occidentali che si interessano di Yoga).
Ecco, allora, che le persone torneranno a stare meglio fisicamente, e ad essere più luminose e più attraenti, quando capiranno il semplice, ma fondamentale segreto che la vita, sorretta e rischiarata dalla consapevolezza del fine cui tende, si esprime anche attraverso la gioia, l'armonia e la bellezza del corpo.