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Ultime notizie dal mondo

di redazionale - 08/03/2010

·      Unione Europea / USA. 1 febbraio. Obama diserterà il vertice bilaterale UE-USA del 24-25 maggio a Madrid. La decisione del presidente statunitense, Barack Obama, comunicata oggi, è stata mal accolta dagli alleati (subalterni, ndr) europei, che si sentono maltrattati da Washington rispetto all'Asia nel nuovo scenario mondiale. Stante l'assenza dell'alleato/padrone circola con insistenza la voce che il vertice sarà rinviato a data da destinarsi. La stampa europea ha interpretato la cancellazione del presidente statunitense come un colpo al prestigio internazionale della UE. Il vertice transatlantico sarebbe stato il terzo per Obama: al primo, a Praga (aprile 2009) uscì "surriscaldato" per l'elevato numero degli interlocutori europei e al secondo, a Washington (novembre 2009), assistette fugacemente, prima di lasciare il 'comando' al suo vicepresidente, Joe Biden.
·      Unione Europea / USA. 1 febbraio. «La Casa Bianca non ha mai annunciato questo viaggio». Così il segretario di Stato aggiunto per gli Affari Europei, Phill Gordon, ha cercato di mettere una pezza, ma immediata è arrivata la smentita da parte del governo spagnolo, che ha la presidenza di turno dell'Unione e che ha assunto come priorità quella di stringere maggiormente i legami con Washington. Alla Casa Bianca, certi dell'acquiescenza servile dell'Unione, è evidente, e non da oggi, che si preferiscono le questioni di politica estera che realmente hanno effetti importanti per gli interessi statunitensi, come quelli in Asia, Russia e Vicino Oriente. Una qualche consapevolezza in tal senso sta emergendo presso alcuni analisti. José Ignacio Torreblanca, analista del Consiglio Europeo di Relazioni Estere, intervistato dalla France Presse, ha dichiarato che la UE continua testardamente a non vedere quello che è evidente: «il mondo di Obama non è l'Europa, non lo è mai stato» e pensare che la «relazione transatlantica sia il nucleo del mondo è superata dalla stessa realtà».
·      Israele. 1 febbraio. Israele punta a scaricare le responsabilità dell'uso del fosforo bianco su due suoi ufficiali. Sull'onda di una serie di denunce testimoniali e video, l'esercito israeliano ha ammesso di aver usato fosforo bianco nel bombardamento di un edificio ONU durante il massacro di Gaza dello scorso inverno, ma sta cercando di limitare i danni responsabilizzando due ufficiali. Si tratta del comandante della divisione di stanza a Gaza, generale Eyal Eisenberg, e del comandante di un reggimento di fanteria, il colonnello Ilan Malka, accusati di «aver superato le loro prerogative mettendo a rischio la vita di civili». L'esercito israeliano ha comunque puntualizzato che il generale ed il colonnello non «sono stati sanzionati per le armi contenenti quantità di fosforo bianco, ma per aver sparato verso zone abitate». Il riconoscimento di aver impiegato fosforo bianco in una zona densamente popolata già suppone una violazione delle norme internazionali: l'uso di questa sostanza è proibita in zone abitate per le gravi ustioni che provoca, giacché si infiamma al contatto con l'ossigeno dell'aria. Intanto Breaking the Silence ha diffuso ieri le testimonianze di 96 donne israeliane che hanno riconosciuto di aver maltrattato palestinesi durante il loro servizio militare. «Vogliamo mostrare agli israeliani che le loro donne partecipano alle violazioni dei diritti umani», ha dichiarato.
·      Yemen. 1 febbraio. Nuovi scontri tra forze yemenite e ribelli sciiti. Due giorni dopo l'evocazione di una possibile tregua, oggi sono ripresi gli scontri, secondo quanto riferiscono fonti militari. Sabato, il leader dei ribelli, Abdel Malek al-Huti, aveva annunciato che accettava le condizioni di Sana'a, ma esigendo la «fine dell'aggressione» dell'esercito. Il giorno seguente, il governo si dichiarava disposto a sospendere l'offensiva se venivano accettate le sue condizioni, tra cui l'impegno a non attaccare l'Arabia Saudita e a liberare i prigionieri yemeniti e sauditi.
·      Turchia. 1 febbraio. La Turchia non può restare indifferente nel vedere Israele che uccide innocenti senza pietà, distrugge le infrastrutture e trasforma la Striscia di Gaza in una prigione. Così, ieri, il primo ministro turco, Recep Erdogan, intervistato da Euronews. Erdogan ha chiesto a Israele di domandarsi se è il caso di mantenere la Turchia come partner oppure continuare con certi metodi, inclusi quelli usati nella recente crisi diplomatica con l’ambasciatore turco (cfr., sul sito www.rivistaindipendenza.org, il notiziario di gennaio 2010, giorni 13 e 15), con il quale Israele ha violato le elementari norme della diplomazia internazionale. Ha infine rimarcato il fatto che molti accordi tra Turchia e Israele possono essere pregiudicati se questo clima di sfiducia dovesse proseguire.
·      Haiti. 1 febbraio. Soldati USA ed effettivi della missione ONU impediscono ai medici cubani di prestare aiuto ai feriti del terremoto dello scorso 12 gennaio. La denuncia proviene da diverse organizzazioni di difesa dei diritti umani. I militari hanno obbligato i medici cubani a levare i loro accampamenti ed abbandonare le aree in cui operavano. Intanto Washington ha annunciato l'intenzione di riprendere da oggi i voli sanitari degli haitiani gravemente feriti. Questi voli erano stati sospesi lo scorso mercoledì per via di una polemica su chi si doveva far carico del costo economico delle spese.
·      Afghanistan. 2 febbraio. Karzai, in Arabia Saudita, per cercare appoggi al suo piano di riconciliazione. Il presidente afgano, Hamid Karzai, ha chiesto oggi al re Abdallah che lo aiuti nel suo progetto di avviare un processo di dialogo con i taliban. L'Arabia Saudita fu uno dei pochi paesi -insieme a Pakistan ed Emirati Arabi Uniti- a riconoscere l'emirato talebano afgano dal 1996 al 2001.
 ·      Cina / USA. 2 febbraio. La crisi tra Cina e USA, su Taiwan, si riacutizza in relazione al dossier iraniano. Esperti ritengono che la vendita di armi a Taiwan (antica Formosa) da parte degli Stati Uniti sia conseguenza delle resistenze di Pechino ad allinearsi ai desiderata di Washington che mirano all'isolamento di Teheran per il suo programma nucleare. La Cina ha intanto deciso di sospendere i suoi scambi militari con gli Stati Uniti ed ha annunciato sanzioni contro le compagnie nordamericane. «Da quando è scoppiata la crisi finanziaria, la posizione della Cina si è rafforzata», segnala Xu Tiebing, esperto cinese di relazioni internazionali, che ritiene che è nell'interesse di Pechino mostrarsi «poco cooperativi» sulla questione iraniana. Jing-dong Yuan, esperto in questioni di non proliferazione dell'istituto di studi internazionali di Monterrey (California) evidenzia come «dal punto di vista di Pechino, Washington chiede ogni volta sempre più cooperazione da parte della Cina, ma le esigenze della Cina rispetto a quel che considera come questioni di interesse nazionale (tra gli altri, Taiwan), non incontrano alcun ascolto». Non pochi esperti sono scettici sulla capacità reale di Pechino di imporre concrete sanzioni ad imprese statunitensi. Sono però concordi nel ritenere che la terza -per molti già la seconda- economia del pianeta, con il suo immenso mercato ed il suo potenziale economico, possiede un crescente potere ed influenza nel mondo.
·      Irlanda del Nord. 3 febbraio. Uguaglianza, diritti e identità al tavolo dei negoziati. Tanto l'unionista DUP (Democratic Unionist Party) come il repubblicano Sinn Féin sembrano aver deciso che è il momento di negoziare le questioni che causano maggiori divisioni dentro l'esecutivo multipartitico nordirlandese. Tra queste la proposta di Legge dei Diritti per il nord Irlanda e, particolarmente, la coufficialità del gaelico. A dare impulso a queste rivendicazioni sono i nazionalisti e repubblicani dello Sinn Féin. Gli unionisti sinora hanno sempre ritenuto l'uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini nordirlandesi e l'identità culturale come attentati alla tradizione unionista, opponendosi in termini di principio e di contenuto. Questo deve intendersi nella prospettiva storica della classe dominante unionista, per la quale riconoscere i diritti degli altri significa andare a discapito della propria supremazia politica, sociale ed economica. Da qui la strategica alleanza con il cristianesimo evangelico, che non intende accettare l'uguaglianza dei diritti per i cattolici o l'approvazione di una legge che riconosca e rispetti i diritti dei collettivi gay, delle lesbiche, bisessuali e transessuali. Contrasti sono comunque emersi anche in campo unionista.
·      Irlanda del Nord. 3 febbraio. Opporsi alla Legge dei Diritti (un documento di oltre 100 pagine) va contro gli interessi di gran parte della stessa comunità protestante. Lo ha sostenuto l'esponente del Partito Unionista Progressista, Dawn Purvis, rivolgendosi ai partiti unionisti conservatori, maggioritari nell'Assemblea, UUP (Ulster Unionist Party) e DUP. Si tratta di una legge, sostiene, che proteggerebbe i diritti dei cittadini. «Hanno paura che la classe lavoratrice protestante, una volta che riconosca ed intenda i suoi diritti, possa aspirare ad una società più equitativa?», ha chiesto Purvis, che ha ottenuto un appoggio maggioritario alla sua proposta di celebrare una consulta pubblica su questa legge, consulta iniziata nel novembre 2009 ed ancora in corso. La necessità di fissare un quadro normativo di diritti umani aggiuntivi che rifletta le circostanze peculiari dell'Irlanda del Nord è stata riconosciuta nell'Accordo del Venerdì Santo (1998) e strutturata nell'Accordo di Sant'Andrea (2006). Tra le proposte troviamo il diritto dei cittadini ad identificarsi come britannici o irlandesi e prevede la possibilità di introdurre nella legislazione la protezione linguistica (oltre al gaelico anche il dialetto Ulster Scots), l'introduzione del gaelico come materia d'insegnamento nei programmi scolastici, l'abrogazione di tutte le restrizioni che ostacolano l'uso della lingua ed un accordo legislativo che assicuri un impegno a tutela delle lingue minoritarie.
·      USA. 3 febbraio. Tamburi di guerra nel Golfo Persico. Washington avvia l'installazione di sistemi antimissili in punti strategici, di fronte alle coste dell'Iran, in una zona che approvvigiona per un terzo la domanda mondiale di petrolio. Navi specializzate incrociano al largo delle coste iraniane ed intercettori di missili stazionano in quattro paesi: Qatar, Emirati Arabi, Bahrein e Kuwait. Il quotidiano statunitense The New York Times, nella sua edizione di sabato, cita un responsabile statunitense della sicurezza, che ha sostenuto che il dispiegamento ha come obiettivo quello di «tranquillizzare tanto i paesi del Golfo, perché non si sentano obbligati a procurarsi l'arma nucleare», come gli israeliani, «molto inquieti di fronte alla minaccia nucleare» della Repubblica Islamica. Di ben diverso avviso il presidente iraniano, Mahmud Ahmadineyad, che ieri ha attaccato duramente l'escalation di tensione alimentata da Israele e sostenuta dagli Stati Uniti. «Gli occidentali non vogliono che la sicurezza regni nella regione e che le relazioni tra i paesi della regione siano amichevoli». Sta montando, ha dichiarato alla televisione pubblica un portavoce del ministero degli Affari Esteri, Ramin Mehmanparast, «un clima di fobia nei confronti dell'Iran». «E' molto singolare che i nuovi dirigenti statunitensi non capiscano che il problema della regione sono gli Stati Uniti, che sempre inviano più forniture militari», ha rilevato, dal canto suo, il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani.
·      Iran. 4 febbraio. Ahmadineyad tende la mano. Non ci sarebbe «alcun problema» all'interscambio di uranio con le grandi potenze, purché si realizzi in territorio iraniano. Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadineyad, ha ribadito ieri che Teheran sarebbe disposto a scambiare il suo uranio lievemente arricchito per il combustibile altamente arricchito che richiede il reattore di ricerca. «L'Iran ha la tecnologia necessaria per arricchire l'uranio del 20% con i suoi soli mezzi, ma non vede ostacolo alcuno alla cooperazione con gli Stati nucleari». L'annuncio ha suscitato reazioni differenti. Il ministro cinese degli Esteri, Yang Jiechi, ha ribadito che è «urgente continuare le negoziazioni» con Teheran in materia nucleare. Lo ha detto nel corso di un incontro con il suo omologo francese, Bernard Kouchner, che, in ossequio alla forma, ha dichiarato di condividere «il sentimento» del ministro cinese sul dialogo ma di essere «pessimista» sulla possibile reazione dell'Iran. Un atteggiamento fattivamente pregiudiziale perché non rispondente all'ennesima risposta conciliante proveniente da Teheran. La nuova responsabile della diplomazia dell'Unione Europea, Catherine Ashton, ha parlato di «cautela», nel mentre a Washington e nelle capitali satelliti europee si continua ad insistere sull'inasprimento di ulteriori sanzioni a Teheran. Intanto è stato dato l'annuncio positivo del lancio del Kavoshgar-3, di fabbricazione iraniana, che riafferma le ambizioni tecnologiche e spaziali di Teheran. Il razzo è servito a testare la fattibilità della messa in orbita di satelliti per telecomunicazioni. Il corrispondente della BBC da Teheran, Jon Leyne, ha rilevato le preoccupazioni che ha raccolto in primis da parte statunitense ed israeliana per la disponibilità dell'Iran di vettori spaziali possibilmente utili in funzione militare.
·      Vietnam. 4 febbraio. Ex rivoluzionari ed alte cariche del PC vietnanita criticano la deriva del Partito Comunista del Vietnam. Ieri era l'80° compleanno della fondazione, da parte di Ho Chi Minh, del Partito Comunista indocinese, antesignano del Partito Comunista vietnamita. Durante le celebrazioni, il numero uno del regime, Nong Duc Manh, ha attaccato «le forze ostili che sabotano la rivoluzione». Critiche sono state mosse anche in senso inverso, giacché molti accusano i dirigenti vietnamiti di porre il potere al servizio dei propri interessi e di liquidare l'indipendenza del paese in favore di Pechino. «Nella lotta contro il colonizzatore francese, il partito aveva pochissimi membri, ma riuscì lo stesso a guidare la sollevazione e la conquista dell'indipendenza. Il Partito Comunista del Vietnam ha circa tre milioni di membri, ma non ha né la forza né la convinzione del passato», ha detto Nguyen Trong Vinh, ex ambasciatore in Cina. L'approvazione di un megaprogetto di miniere nel cuore del paese, con investimenti cinesi, sta alimentando discussioni tra intellettuali, scienziati e militari, che hanno messo in guardia sull'impatto ambientale. «Pare che i dirigenti di oggi siano disposti a sacrificare il popolo per ricevere l'aiuto e la protezione della Cina», ha sottolineato il geofisico Nguyen Thanh Giang.
·      USA / Asia. 4 febbraio. Solo i paesi dell'Asia non risentono della crisi per i loro investimenti militari. E' il dato principale che emerge dal rapporto annuale "Bilancio Militare 2010" dell'Istituto Internazionale di Studi Strategici (IISS) presentato ieri a Londra. Questo 'pensatoio', legato ai governi statunitense e britannico, rileva che gli altri paesi, USA inclusi, contraggono gli investimenti per la crisi economica. Tra i paesi asiatici l'India ha aumentato nel 2009 il tetto di spesa militare del 21%. In scia la Cina. Secondo il direttore generale dell'IISS, John Chipman, in conferenza stampa, Washington «deve ricalibrare radicalmente le sue priorità militari». Ripensare le sue strategie in Iraq e Afghanistan. Sull'America Latina, lo studio rileva «numerose complesse minacce» in materia di sicurezza e stabilità militare, con rischi per l'equilibrio regionale. Particolare attenzione viene quindi centrata sul crescente impatto di Internet. Il rapporto evidenzia le nuove modalità nei conflitti della «ciberguerra» e rileva che sono già una realtà le strategie per «inabilitare l'infrastruttura di un paese, interferire sull'integrità delle informazioni militari e complicare le transazioni finanziarie». «L'evidenza dei ciberattacchi nei recenti conflitti politici riflette una scarsa comprensione internazionale su come valutare adeguatamente un ciberconflitto. Al riguardo, siamo nello stesso scenario di sviluppo intellettuale nel quale stavamo nel 1950 su una possibile guerra nucleare», assicura.
·      Irlanda del Nord. 5 febbraio. DUP e Sinn Féin firmano accordo-chiave per il futuro nordirlandese. «Un altro buon venerdì», ha dichiarato Gerry Adams, presidente del Sinn Féin, facendo riferimento all'Accordo del Venerdì Santo del 1998. Quello di oggi passerà alla Storia come Accordo di Hillsborough. Dieci giorni di negoziati hanno prodotto uno scadenzario politico: 12 aprile per il trasferimento di Giustizia e Polizia da Londra a Belfast e dicembre per costituire l'istituzione che deciderà sulle marce orangiste. Dieci minuti prima della mezzanotte di ieri, l'unionista Peter Robinson confermava che il documento negoziato con il Sinn Féin aveva ricevuto l'appoggio dei parlamentari del DUP (Democratic Unionist Party). Nella conferenza stampa di questa mattina erano presenti il primo ministro nordirlandese, il viceprimo ministro, il republicano Martin McGuinness, e i primo ministro britannico e irlandese, Gordon Brown e Brian Cowen. Martin McGuinness ha sottolineato che l'accordo è frutto del compromesso tra due visioni politiche opposte, per il bene della popolazione che si rappresenta. «Non deve sorprendere che sia stato un negoziato lungo e difficile, dato che io, come repubblicano irlandese, ed altri qui presenti abbiamo una visione totalmente distinta. Io credo in un'Irlanda unita e quelli vogliono mantenere i loro vincoli con l'Inghilterra. Ma questo non deve significare una mancanza di rispetto degli uni nei confronti degli altri (...) Voglio lavorare in armonia con Peter per il bene di tutta la comunità. Questo è quel che importa al Sinn Féin, che ha firmato l'Accordo del Venerdì Santo, quello di Sant'Andrea ed ora questo (...) Probabilmente nel futuro questo sarà il più importante di tutti».
·      Palestina. 6 febbraio. L'unica centrale elettrica di Gaza ha smesso ieri di funzionare. La causa è da attribuire alla mancanza di combustibile dovuta al blocco israeliano di questo territorio. Ne danno notizia le autorità palestinesi. Con la chiusura di questo impianto non si potrà far fronte al 70% della domanda elettrica, informa l'Autorità dell'Energia di Gaza. «Bisogna prepararsi al peggio», ha detto.
·      Israele / Siria / Iran. 6 febbraio. Netanyahu intende raggiungere un solido negoziato con Damasco «per il motivo che sta diventando verosimile un attacco militare contro l’Iran. Che sia Israele o l’America a lanciarlo poco importa. Potrebbe avvenire e il rischio maggiore è che inneschi una guerra regionale, con gli Hezbollah che attaccano Israele dal Libano e la Siria che entra in guerra con loro. Per scongiurarlo Netanyahu vuole accelerare l’accordo con la Siria». Parola di David Schenker, fino al 2006 titolare del dossier siriano al Pentagono e analista al centro studi Washington Institute. «Berlusconi fungerebbe da mediatore e lo spagnolo Miguel Moratinos è stato aggiunto da Netanyahu perché è gradito a Bashar Assad», aggiunge. In questo contesto «l’amministrazione Obama sta tentando di staccare Damasco da Teheran. Ha profuso molti sforzi ma non è un’opera facile perché i due Paesi hanno un’alleanza trentennale assai solida, basti pensare che nel 2007-2008 la Siria ha acquistato un avanzato sistema antimissile russo grazie al fatto che è stata Teheran a pagare il conto: 750 milioni di dollari. Ci sono due modi per allontanare Damasco da Teheran: spingerla a rompere i legami con gli Hezbollah, Hamas e i pasdaran oppure un accordo di pace con Israele. Obama prova la prima carta, Netanyahu la seconda». Sul perché Netanyahu punti sul premier italiano, Schenker dice che «è il leader europeo che più condivide la visione strategica di Israele. La sua recente visita a Gerusalemme lo ha confermato».
·      Iran. 6 febbraio. Cina e Iran protagonisti dell'inizio del "Davos della Difesa", la Conferenza sulla Sicurezza, apertasi ieri a Monaco. Di fondo uno scontro verbale, economico e diplomatico-militare tra Washington e Pechino e l'atteggiamento intorno al programma nucleare iraniano, questione che ha focalizzato la prima giornata. La Cina ha affermato che Teheran «non ha chiuso la porta al dialogo» con la comunità internazionale. La questione ha così posto in secondo piano il tema centrale della prima giornata di dibattiti, secondo il programma dedicata alla sicurezza energetica e alla fornitura di materie prime. All'inaugurazione dell'incontro, il titolare tedesco della Difesa, Karl Theodor zu Guttenberg, facendosi latore dei desiderata israelo-statunitensi, ha posto il nodo del controverso programma atomico iraniano. Il ministro cinese degli Esteri, Yang Jiechi, ha ricordato che Teheran «non ha chiuso la porta al dialogo» con la comunità internazionale (cfr., in questo stesso notiziario, Iran. 4 febbraio.) nel contenzioso sul suo programma nucleare, ragion per cui il suo paese non ritiene chiusa la via diplomatica e «sostiene la via del disarmo nucleare, così come il diritto all'utilizzazione di questa energia a fini civili, e continuerà a difendere la via del dialogo». Yang ha quindi invitato ad avere «pazienza e flessibilità» per aprire la strada ad una «soluzione duratura».
·      Iran. 6 febbraio. Se Pechino non cede alle pressioni per nuove sanzioni all'Iran, USA, Germania, Gran Bretagna, Francia e Russia rincarano le pressioni sulle autorità iraniane e minacciano sanzioni più severe se non coopera «sinceramente» con la Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica (AIEA). Il titolare degli Esteri russo, Serguei Lavrov, è stato perentorio («non possiamo permettere che l'Iran si armi nuclearmente. Questo comporterebbe la destabilizzazione di tutto il mondo») per poi smussare questo linguaggio caro a Washington e Tel Aviv con richiami al dialogo, sempre rigorosamente seguiti dall'affermazione che, in caso Teheran non ceda, la questione sia da portare nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Mottaki, ministro degli esteri iraniano, ha criticato le minacce di sanzioni e posto le esigenze del paese di avere uranio arricchito. In un'intervista al quotidiano Süddetsche Zeitung, ha affermato che il compromesso proposto dall'AIEA deve essere rivisto e ha criticato la prassi delle continue minacce nel dialogo negoziale. Mottaki ha quindi assicurato che il suo paese è disposto ad esportare uranio leggermente arricchito se riceve immediatamente, in cambio, combustibile nucleare altamente arricchito per i suoi reattori sperimentali. «Deve esserci una sincronia temporale, nell'interscambio», ha precisato, aggiungendo che quello sarà destinato ad un reattore che fabbrica prodotti per fini medici. Monocorde la posizione di Washington. Il rappresentante degli Stati Uniti ha dichiarato che il dialogo con la Cina continuerà per convincerla ad unirsi agli sforzi per un nuovo round di sanzioni contro l'Iran.
·      Russia. 6 febbraio. Mosca si riserva il diritto ad un attacco nucleare in caso di aggressione. Affermata, insomma, la nuova dottrina militare approvata ieri dal presidente russo, Dmitri Medvedev. Questa prevede che la Russia ricorra all'arma atomica «se vede minacciata l'esistenza stessa dello Stato» anche in caso di aggressione con armi convenzionali. La decisione di ricorrervi spetterà al presidente, comandante in capo delle Forze Armate. Sarebbe considerato un «atto di aggressione», passibile di analoga risposta militare da parte della Russia, anche un qualunque attacco contro un membro dell'Unione Statale Russia-Bielorussia e dell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (corrispettivo russo della NATO), che integra Bielorussia, Armenia, Kazakhstan, Kirghizistan, Tayikistan e Uzbekistan. Il testo allude al principio di sicurezza, che regola anche le relazioni in seno alla NATO. Mosca ha anche ribadito che ritiene «legittimo» utilizzare le proprie Forze Armate fuori delle sue frontiere per «difendere gli interessi della Russia e dei suoi cittadini», affermazione addolcita con l'evanescente richiamo, politicamente corretto, dell'«accordo con il diritto internazionale». Menzionati come principali pericoli militari esteri l'ampliamento della NATO verso le frontiere russe, lo scudo antimissili degli Stati Uniti, la militarizzazione del cosmo ed il dispiegamento di sistemi strategici non nucleari di armi di alta precisione.
·      USA. 6 febbraio. Tirata d'orecchi di Washington agli alleati/ascari europei. Ci vuole ancora più coinvolgimento degli Stati membri della NATO in Afghanistan per fronteggiare i taliban. Parola del capo del Pentagono, Robert Gates, ieri, al vertice NATO di Istanbul. In particolare ha chiesto maggiore impegno per l'invio di migliaia di istruttori per formare polizia ed esercito afgano in grado di rilevare il prima possibile le forze militari dell'ISAF. L'obiettivo è il raggiungimento, per il 2011, di almeno 300mila effettivi tra poliziotti e militari. Il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, si è unito alle richieste di Gates reclamando dai 28 Stati membri il «raschiamento delle borse per trovare i fondi».
·      Irlanda del Nord. 7 febbraio. La Commissione della Messa Fuori Uso delle Armi chiude i battenti con l'annuncio, questa mattina, del disarmo dell'INLA (Esercito Irlandese di Liberazione Nazionale). L'organizzazione aveva dichiarato un cessate-il-fuoco nel 1998, ma ciononostante, da allora, le forze di sicurezza l'avevano ritenuta responsabile di una serie di attentati. Lo scorso ottobre, il Partito Socialista Repubblicano Irlandese (IRSP) annunciò, durante una manifestazione nelle vicinanze di Dublino, la sua rinuncia alla lotta armata. La notizia del disarmo dell'INLA si è prodotta alcune ore dopo la conferma dell'Accordo di Hillsborough.
·      USA / Cina. 7 febbraio. Washington mostra i denti alla Cina. Forzato dalle circostanze della politica domestica, e cosciente che la "diplomazia tranquilla" di Pechino implica un freno inevitabile ai suoi piani contro l'Iran, il presidente statunitense Barack Obama è passato all'offensiva, punzecchiando la Cina a partire dai punti dove più duole, sulle sue questioni territoriali. Il Pentagono ha così annunciato una macro-vendita di armamenti a Taiwan e la Casa Bianca ha confermato che il Dalai Lama sarà ricevuto questo mese nello Studio Ovale. La lista degli attacchi si completa con le critiche a Pechino per la crisi con Google e l'avvertimento di Obama per il tipo di cambio del yuan che applica Pechino, che Washington considera competenza sleale.
·      Palestina. 8 febbraio. L'inchiesta dell'esercito israeliano sull'offensiva a Gaza dello scorso inverno non è «né imparziale, né credibile». La denuncia è giunta ieri dall'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch. Nell'aggressione sionista anti-palestinese morirono più di 1.400 persone, in maggioranza civili. A suo giudizio, è necessaria «un'inchiesta indipendente verso chi ha perpetrato abusi, inclusi alte cariche militari e politici che ordinarono azioni che violavano le leggi di guerra».
·      Palestina. 8 febbraio. A Gaza i pescatori pescano dagli egiziani, anziché in mare. Sulle coste di Gaza i 3.500 pescatori in attività escono la notte per comprare il pesce dai loro colleghi egiziani e rivenderli nella Striscia. Questa paradossale situazione è dovuta alle continue intimidazioni, aggressioni armate e cannoneggiamenti messi in atto da imbarcazioni militari israeliane che pattugliano costantemente le zone costiere. Questo nel quadro della punizione collettiva dell'embargo ai danni della popolazione palestinese, colpevole di aver votato democraticamente per Hamas.
·      Russia / USA. 8 febbraio. Rasmussen chiede a Mosca collaborazione sull'Afghanistan. Il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ritiene che Russia e NATO abbiano margini per collaborare insieme in Afghanistan. Nel corso dell'ultima giornata della Conferenza sulla Sicurezza, a Monaco, Rasmussen ha reiterato il linguaggio imperiale di Washington, dicendo che in «quest'epoca di insicurezza globalizzata, la nostra difesa territoriale deve essere impiegata ben al di là delle nostre frontiere». L'Afghanistan, ha aggiunto, «è divenuto di nuovo un rifugio del terrorismo» e, rivolgendosi alla Russia, ha detto che le sarà difficile avere un vicino tanto problematico alle sue frontiere. Per questo la NATO spera che Mosca contribuisca alla guerra con elicotteri, istruttori militari e di polizia.
·      Portogallo. 9 febbraio. I servizi segreti negano irregolarità spagnole in Portogallo. Il Centro Nazionale di Intelligence spagnolo ed il Servizio di Intelligence e Sicurezza (SIS) portoghese hanno smentito ieri la notizia che apre la prima pagina del Diario di Notizie di Lisbona, cioè la presenza di agenti spagnoli investiganti movimenti di ETA in Portogallo senza che le autorità lusitane ne fossero a conoscenza. La smentita del SIS si basa su una nota del CNI (il suo omologo spagnolo) che negando la circostanza e parla di «collaborazione leale e stretta» di ambedue i servizi segreti. Il quotidiano segnalava che era stata la Guardia Nazionale Repubblicana portoghese che aveva rilevato movimenti di agenti spagnoli e che non era stato comunicato al SIS.
·      Iran / USA / Francia. 9 febbraio. Parigi e Washington d'accordo nell'applicare più sanzioni all'Iran dopo che Teheran ha annunciato, domenica, che procederà da sé ad arricchire l'uranio al 20%. Entrambi gli Stati hanno deciso di lavorare congiuntamente in tal senso in seno al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ha dichiarato ieri il ministro francese della Difesa, Hervé Morin, comparso insieme al suo omologo statunitense, Robert Gates. Washington confida che la Francia, assumendo la presidenza del Consiglio di Sicurezza, presenti una risoluzione all'ONU contro Teheran.
·      Galles / Gran Bretagna. 10 febbraio. Un referendum per nuovi poteri legislativi. Oggi l’Assemblea Nazionale gallese lo ha votato all'unanimità. Il quesito chiederà se si vuole l'allargamento dei poteri decisionali, un parlamento sul modello scozzese che possa legiferare in ambiti come la sanità o l'energia senza passare per il parlamento londinese di Westminster e senza che quello possa esercitare diritto di veto.
·      Palestina / Russia. 10 febbraio. Coinvolgere Mosca nella causa palestinese. E' la tessitura dei rapporti che Khaled Meshaal, capo dell’Ufficio politico di Hamas, sta curando per far cessare l’embargo e le sofferenze che comporta per la popolazione. In quest'ottica, su invito del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavroff, va letta l'arrivo a Mosca due giorni fa di una delegazione di Hamas per colloqui con vari responsabili russi e la visita alla grande moschea di Mosca. Si tratta della terza visita di esponenti d’alto rango di Hamas a Mosca dalla vittoria del movimento di resistenza islamica alle politiche nel 2006.
·      Yemen. 12 febbraio. Il presidente ordina il cessate-il-fuoco (il terzo in sei anni) contro i ribelli sciiti del nordest del paese. Il presidente yemenita, Ali Abdalah Saleh, lo ha ordinato all'esercito a partire dalla mezzanotte di ieri. Questo è  considerato il passaggio preliminare per la firma di un accordo di pace che ponga fine a un conflitto armato che è iniziato nel 2004 e si è acutizzato lo scorso agosto.
·      Bolivia. 12 febbraio. Gli obiettivi erano il presidente, Evo Morales, ed il suo vice Álvaro García Linera, nonché la destabilizzazione del paese attraverso la violenza armata. Il commando terrorista di mercenari europei preposto all'azione era legato alla CIA. A sostenerlo è il giudice boliviano Marcelo Soza che segue l'inchiesta sulla cellula terrorista smantellata il 16 aprile 2009. La polizia, allora, irruppe nell'hotel Las Américas, a Santa Cruz (est del paese), sorprendendo alcuni membri del commando. Nella sparatoria morirono Eduardo Rózsa Flores (origini croate), leader del gruppo, Michael Dwyer (nazionalità irlandese) e Árpád Magyarosi (rumeno ungherese). La scorsa settimana la magistratura boliviana ha emesso un mandato di cattura nei confronti dell'impresario Branko Marinkovic. L'accusa: finanziava la banda di Rósza Flores. Per evitare la cattura l'uomo è fuggito negli Stati Uniti. Istvan Belovai, militare ungherese, coinvolto nel finanziamento alla cellula, è un agente della CIA conosciuto con lo pseudonimo Escorpión-B.
·      Euskal Herria. 13 febbraio. Aznar ritiene imprescindibile impedire che si presentino liste della sinistra patriottica basca alle elezioni municipali e forali del 2011. L'ex presidente del governo spagnolo José María Aznar lo ha dichiarato ieri dai microfoni della COPE, definendo le elezioni del 2011 «determinanti» perché la vittoria contro l'indipendentismo basco sia «più vicina».
·      Finlandia. 13 febbraio. Autorizzata ieri la costruzione del gasdotto North Stream. Trasporterà gas naturale dalla Russia alla Germania passando per il fondo del mar Baltico. Questa autorizzazione era l'ultimo scoglio per il via libera del progetto, che ha già ricevuto l'avallo di Russia, Svezia, Danimarca e Germania.
·      Colombia. 14 febbraio. Uribe mi ordinava di spiare ed uccidere sindacalisti e oppositori sociali. A denunciare il presidente del paese, Álvaro Uribe, è l'ex direttore del Dipartimento Amministrativo di Sicurezza (DAS, la polizia politica colombiana, dipendente direttamente dalla Presidenza della Repubblica), Jorge Noguera, già console a Milano, attualmente sotto processo con una pluralità di imputazioni: associazione a delinquere, frode, abuso di potere (per aver trasferito suoi sottoposti che indagavano sui gruppi paramilitari), soppressione ed occultamento di documenti pubblici, promozione e finanziamento del paramilitarismo di estrema destra (denaro dal DAS alle casse delle AUC) e spionaggio ai danni di magistrati, giornalisti, oppositori del governo, ONG. In sede giudiziaria ha dichiarato di aver presentato periodicamente informative ad Uribe in merito a queste attività illegali.
·      USA / Iran. 15 febbraio. Clinton nel Golfo per cercare appoggi alle sanzioni contro l'Iran. La segretaria di Stato statunitense, Hillary Clinton, ha iniziato ieri a Doha un viaggio di tre giorni per ricevere sostegno dal Qatar e, soprattutto, dall'Arabia Saudita per l'inasprimento delle sanzioni contro l'Iran per il suo programma nucleare. Durante questo viaggio proporrà ai sauditi di aumentare la fornitura di petrolio alla Cina per cercare di ottenerne così il sostegno. Pechino gode del diritto di veto al Consiglio di Sicurezza ed è reticente ai piani aggressivi dell'amministrazione Obama stante le sue buone relazioni commerciali con Teheran, uno dei principali fornitori di prodotti petroliferi di Pechino.
·      Euskal Herria. 16 febbraio. Le assemblee di Batasuna ratificano: gli unici strumenti e garanzia di avanzata sono la lotta politica e l'appoggio popolare. Le basi della sinistra patriottica basca hanno così concluso il dibattito interno. Si investe sul ricorso a «mezzi esclusivamente politici e democratici», cercando di «modificare il rapporto di forze e l'appoggio internazionale» in vista del conseguimento di un quadro politico nel quale tutte le opzioni, compresa quella indipendentista, possano materializzarsi in uguaglianza di condizioni. Necessario avere «una formazione legale per l'intervento politico istituzionale e per partecipare al tavolo dei partiti da cui si raggiunga un accordo politico risolutivo» che metta «in marcia una nuova strategia basata sull'accumulazione di forze crescente». Una formazione «che sia il riferimento di tutti gli indipendentisti e i socialisti di Euskal Herria nella pratica politica, di massa, ideologica e istituzionale». Fissate «le principali linee del lavoro consistenti nel sommare forze in favore dell'indipendenza e della sovranità, nel rafforzare le dinamiche in favore delle libertà democratiche e per quelle dei prigionieri e delle prigioniere, nel progettare strumenti e iniziative che sviluppino il processo democratico -in concreto, per impulsare la negoziazione politica- e nel disegnare il cammino per rafforzare la stessa sinistra abertzale». Il motore di tutto il processo sarà sempre «la volontà popolare». Una volta gettate le basi di uno scenario democratico, la sinistra patriottica punta a «creare un'autonomia costituita dai quattro territori di Hego Euskal Herria e con diritto a decidere» e, «parimenti, articolare un'autonomia con i tre territori di Ipar Euskal Herria».
·      Grecia. 16 febbraio. Wall Street ha aiutato, per una decade, la Grecia ed altri paesi europei ad occultare il proprio debito. La responsabilità di Wall Street -intesa come il gruppo di entità finanziarie che lì operano- è stata indicata da The New York Times. Le modalità impiegate da Wall Street, scrive il quotidiano, sono simili a quelle che hanno prodotto la crisi dei «subprime» negli Stati Uniti ed avrebbero permesso alle autorità di Atene di eludere i limiti del debito stabiliti da Bruxelles. In concreto, una transazione promossa da Goldman Sachs. Ai primi di novembre, tre mesi prima che Atene si convertisse nell'epicentro della preoccupazione globale per la cattiva situazione dei conti pubblici, un'equipe di Goldman Sachs giunse nella capitale greca con una proposta «molto moderna», secondo quanto due persone informate dell'incontro hanno rivelato al New York Times. I banchieri, guidati dal presidente di Goldman, Gary Cohn, avrebbero offerto alla Grecia un prodotto finanziario che permettesse a questo paese di redistribuire parte del debito del suo sistema sanitario. The New York Times compara questo metodo a quello che si applica ai cittadini con problemi economici quando ipotecano la loro casa per poter pagare le fatture delle loro carte di credito. Questa tattica della Goldman funziona nel 2001, poco dopo che la Grecia viene accettata nella zona euro: Atene può prendere in prestito migliaia di milioni di euro senza superare i limiti fissati da Bruxelles. La transazione fu qualificata come una intermediazione di valute e non come un prestito, permettendo alla Grecia di adempiere alle neoliberiste norme di Bruxelles nel mentre cercava di tenere in piedi il sistema di sicurezza sociale. La crisi sarebbe esplosa, secondo le fonti del New York Times, per dissensi tra le autorità di Atene e la dirigenza della Goldman sui passi ulteriori da muovere .
·      Grecia. 16 febbraio. Bruxelles esige dal governo di Atene l'adozione di nuove misure di aggiustamento per evitare il rischio di fallimento, ma non ha voluto rendere pubbliche le misure concrete prescritte né quale sia la contribuzione finanziaria di ciascuno Stato membro. Si sa che è stato posto l'obiettivo della riduzione di quattro punti nel deficit pubblico del 2010 e che a marzo sarà verificato che le misure siano ottemperate. Il governo Papandreou ha assicurato che vi adempierà, avvertendo però di non poter procedere a tagli eccessivi. Tanto Goldman Sachs come la sua equipe di alti dirigenti, guidata da Cohn e dal consigliere delegato, Lloyd Blankfein, sono stati oggetto di diverse polemiche in questi ultimi mesi, specialmente quando si è diffusa la notizia che la cupola di questa entità finanziaria ha di recente beneficiato di premi finanziari di portata storica, nonostante la forte crisi economica, la cui responsabilità molti attribuiscono a compagnie come questa, e di aver ricevuto aiuti milionari da parte dell'amministrazione statunitense. Operazioni analoghe a quella per la Grecia, scrive il quotidiano USA che cita l'esecutivo comunitario, sono state avviate da Goldman, JP Morgan Chase ed altre banche con altri governi europei. I nomi che si fanno sono quelli di Italia, Polonia e Belgio. Anche questi paesi hanno fatto ricorso ai derivati per truccare il livello reale del debito, ma, quando se ne proibì il ricorso, i tre paesi informarono Eurostat del loro utilizzo e corressero le cifre del debito.
·      USA. 17 febbraio. Centrali nucleari dopo 30 anni. Il presidente statunitense Barack Obama ha ieri annunciato misure per dare impulso alla costruzione dei primi reattori nucleari statunitensi dopo quasi 30 anni di moratoria. L'obiettivo è ridurre la dipendenza energetica e le emissioni contaminanti degli Stati Uniti. Obama ha tenuto a ricordare che «Giappone e Francia stanno investendo molto, da diverso tempo, in questo settore» e che «si stanno costruendo 56 reattori nel mondo», 21 dei quali in Cina. Che «sia energia nucleare, solare o eolica, se non investiamo in queste tecnologie oggi, le importeremo domani». Ben diversi i toni di Obama quando parla del nucleare iraniano.
·      Grecia. 18 febbraio. Un ultimatum ad Atene: misure di austerità entro il 16 marzo, alla prossima riunione dell’Eurofin, per tagliare il deficit all’8,7% del PIL entro il 2010 (ossia di ben quattro punti in meno di un anno: oggi il deficit greco è al 13%), riducendo drasticamente la spesa pubblica e aumentando enormemente le tasse. La Grecia perde la sovranità e alla riunione del 16 marzo vedrà sospeso il suo diritto di voto. A decidere sarà il consiglio dei ministri finanziari dell’Unione Europea, che ha recepito le indicazioni della Banca Centrale Europea. Se Atene non ottempererà, sarà Bruxelles a procedere alla cura fallimentare del Paese e ad operare i tagli, in base al recentemente approvato -dalle oligarchie europee- Trattato di Lisbona.
·      Iran. 18 febbraio. Lo Stato Maggiore russo ritiene possibile che gli Stati Uniti attacchino in futuro l'Iran. E' stato il generale Nikolai Makarov, capo di Stato Maggiore russo delle Forze Armate di Russia,  a dichiararlo ieri all'agenzia Interfax. «Attualmente, gli Stati Uniti sostengono due operazioni militari in Afghanistan e Irak. Una terza supporrebbe per loro un disastro, ma una volta che raggiunga i suoi obiettivi può attaccare l'Iran».
·      Honduras. 18 febbraio. Porfirio Lobo ribadisce il suo appoggio alle Forze Armate dell'Honduras. Il presidente dell'Honduras, Porfirio Lobo, ha inoltre dichiarato agli alti comandi delle Forze Armate che non ci saranno cambiamenti nella cupola militare. Ne danno notizia fonti ufficiali. Dal canto suo, il presidente deposto Manuel Zelaya -che dal 27 gennaio risiede nella Repubblica Dominicana in qualità di «ospite distinto»- ha chiesto di «dissolvere immediatamente» gli eserciti che, in futuro, si trovino coinvolti in colpi di Stato nel continente americano.
·      Israele / Palestina. 21 febbraio. «Sicuro al 99%, se non al 100% che il Mossad stia dietro questo assassinio». E' perentorio il capo della polizia di Dubai, Dhahi Khalfan, nel puntare il dito su uno dei servizi segreti israeliani nell'assassinio a Dubai (Emirati Arabi Uniti) il 19 gennaio scorso del dirigente di Hamas, Mahmud Abdel Rauf al Mabhuh, il cui corpo fu rinvenuto il 20 gennaio nella camera dell'hotel presso il quale alloggiava. Gli assassini di Al-Mabhuh gli hanno iniettato una droga, chiamata cloruro di suxametonio o succinilcolina, che si impiega come anestetico per far rilasciare i muscoli, quindi lo hanno ucciso per soffocamento. Khalfan aggiunge che sono stati utilizzati passaporti diplomatici di Stati dell'Unione Europea e carte di credito. Grazie alla videovigilanza e ad un sofisticato sistema di sicurezza, in meno di un mese si è potuta ricostruire quest'ennesima operazione di killeraggio che l'edizione di oggi del dominicale britannico The Sunday Times attribuisce al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha dato il via libera all'attentato in una riunione nella sede del Mossad a Tel Aviv. Del resto il Mossad risponde solo e esclusivamente al primo ministro, cui spetta la nomina del direttore. Secondo Khalfan, «l'Interpol dovrebbe emettere un ordine internazionale di arresto per il capo del Mossad -Meir Dagan- perché sarebbe un assassino», dichiarazione che un alto responsabile israeliano ha definito «ridicola». «A Dubai», ha proseguito Khalfan, «l'80% della popolazione è straniera. Ci sono 203 nazionalità e dieci milioni di turisti, ragion per cui le camere di vigilanza stanno da tutte le parti e gli uomini in servizio sono moltissimi. Con 203 nazionalità, immaginate quanti interpreti stanno lavorando per la polizia». Lo stesso Khalfan ha rilevato «la stupidaggine» dei componenti del comando che «hanno lasciato tracce in tutti i luoghi della città in cui sono stati».
·      Israele / Palestina. 21 febbraio. Nella rete delle indagini della polizia di Dubai sono finiti anche due palestinesi, Ahmad Hasnain (agente dei servizi segreti dell'Autorità Nazionale Palestinese di Abu Mazen) e Anwar Shekhaiber (ex funzionario dell'ANP a Ramallah), già in carcere nell'Emirato dopo essere stati arrestati in Giordania. Originari di Gaza e fuggiti quando Hamas ha preso il potere nella Striscia, si erano riciclati come businessmen ma, evidentemente, hanno continuato a svolgere il loro incarico contro Hamas collaborando direttamente con il Mossad. Entrambi risiedevano a Gaza finché Hamas fece fallire, nel giugno 2007, un tentativo di colpo di Stato di Al-Fatah espellendo questa organizzazione dalla Striscia. In seguito si trasferirono a Dubai, dove furono contrattati da un alto dirigente di Al-Fatah, il cui nome le autorità di Dubai non hanno rivelato. Il loro ruolo, denuncia Hamas, sarebbe la prova del «profondo coinvolgimento dell'Anp» nella morte di Mabhouh.
·      Israele. 21 febbraio. Sul tavolo, appunto, questi interrogativi. Alcuni analisti, citati da Al Jazeera, si sono chiesti come sia possibile che un servizio di intelligence come il Mossad commetta errori tanto basilari come farsi riprendere o utilizzare passaporti veri, sottratti o persi dai loro intestatari, invece di creare un documento corrispondente ad una persona fittizia. Secondo l'opinione di alcuni, il Mossad può aver sottostimato i servizi di polizia di Dubai o aver sperato che questi non investigassero tanto a fondo sulla vicenda. Per altri il Mossad semplicemente sente di poter agire impunemente e questo, appunto, avrebbe voluto riaffermare, con la sua azione, che può uccidere impunemente chiunque in qualunque parte del mondo.
·      Israele. 21 febbraio. Il Mossad, l'«Istituto» in Israele, l'Institute for Intelligence and Special Tasks (in ebraico ha-Mossad le-Modi'in ule-Tafkidim Meyuhadim) è una mega-agenzia di 1200 uomini (cifra stimata) che ha lasciato dietro di sé una lunga scia di sangue e di cadaveri senza badare a confini geografici e rapporti diplomatici. Nato il 13 dicembre '49, come "Central Institute for Coordination", ha l'obiettivo di coordinare la cooperazione fra le altre branche dei servizi israeliani, lo Shin Bet (il servizio segreto interno) e l'Aman (l' intelligence militare). Agisce al di fuori di ogni controllo e al di sopra di ogni critica. I suoi uomini sono divisi in 8 dipartimenti, fra cui quello per la raccolta dei dati, quello per l'azione politica e di collegamento, quello per la guerra psicologica, quello per la ricerca dei dati, quello tecnologico per la messa a punto delle tecnologie avanzate da mettere a disposizione dell'ultimo e più famoso, la "Special Operation Division", o "Metsada" in ebraico, quello a cui sono affidate le missioni condotte dai «katsa», gli agenti operativi sul campo e portate a termine dai «kidon» (baionetta, in ebraico), i killer dell' "Istituto": «assassinii mirati», sequestri, sabotaggi, torture, azioni paramilitari e guerra psicologica.
·      Argentina. 22 febbraio. Alle Isole Malvine una compagnia britannica, la Desire Petroleum, comincia l'esplorazione in cerca di petrolio. La conferma viene dall'Assemblea Legislativa delle Isole Malvine che ha comunicato che, ieri, la piattaforma britannica Ocean Guardian ha iniziato le operazioni nell'arcipelago. Il sostegno della Gran Bretagna ha provocato una dura protesta del governo argentino che, dopo vari avvertimenti, ha deciso di incrementare i controlli sul traffico marittimo con le isole. A marzo entrerà in vigore un decreto della presidentessa argentina Cristina Fernández, in base al quale ogni imbarcazione dovrà richiedere una preventiva autorizzazione per poter transitare nei porti situati tra la piattaforma continentale argentina e le isole Malvinas, Georgias del Sur e Sandwich. Si calcola che le acque che circondano l'arcipelago contengano una vera ricchezza: 60.000 milioni di barili di grezzo, anche se non tutti sfruttabili commercialmente. Secondo la Fernández, «che una potenza che occupa un territorio nazionale venga oggi a sfruttare risorse naturali non rinnovabili come il petrolio, e che l'America Latina e il resto del mondo lo permettano, può costituire un pericoloso precedente su risorse come l'acqua, il petrolio e tante altre di cui le grandi potenze andranno in cerca». Il presidente del Venezuela, Hugo Chávez, ha dichiarato che «l'Argentina non sarà sola» in caso di un eventuale nuovo scontro armato.
·      Olanda. 24 febbraio. Elezioni anticipate il 9 giugno, dopo che la coalizione al potere è caduta, lo scorso fine settimana, per i contrasti tra i cristiano-democratici (Cda) di Jan Peter Balkenende e i laburisti (PvdA) sulla permanenza delle truppe olandesi in Afghanistan. Il primo ministro, Jan Peter Balkenende, si è dimesso sabato dopo che i laburisti avevano respinto la richiesta NATO che l'Olanda incrementasse la sua presenza militare nel paese asiatico occupato fino al 2011. Il prolungamento della missione oltre l'agosto 2010 era stato appoggiato dal partito del premier, ma bocciato dal PvdA. Con il governo cade anche il piano di risanamento del bilancio promosso dal ministro delle finanze laburista Wouter Bos, che prevedeva tagli alla spesa pubblica per miliardi di euro.
·      Olanda / USA. 24 febbraio. La mazzata, per l'amministrazione Obama, che arriva dall'Olanda va ad aggiungersi alle difficoltà militari incontrate per la resistenza opposta dai taliban nella provincia meridionale di Helmand. Che si aggiunge alla riluttanza di Francia e Germania ad accrescere il loro impegno all'interno dell'Isaf. Obama, attraverso la NATO, chiede da mesi uno sforzo supplementare (più uomini e mezzi, meno "caveat", cioè limitazioni al loro impiego) agli altri Stati membri che schierano solo circa 35mila soldati. I rinforzi approvati dal presidente USA paiono infatti non bastare già più.
·      Italia. 24 febbraio. Dopo il diniego olandese, il ministro della difesa Ignazio La Russa ha dichiarato che «oggi l'Italia ha la gratitudine della NATO per quello che stiamo facendo. Non credo che ci chiederanno altri sforzi» anche perché l’Italia ha già acconsentito a inviare altri mille soldati oltre ai tremila già schierati. La Russa ha voluto sottolineare la differenza tra la situazione dell'Olanda e quella italiana, dove alla Camera, per l'ultima votazione per il rifinanziamento della missione, «non ci sono stati voti contrari». Eppure dalla NATO, per sopperire al contingente olandese, si potrebbero chiedere ulteriori rinforzi ad altri paesi, come l’Italia. La missione italiana costa il 13% in più rispetto all’anno scorso (51 milioni al mese contro i 45 del 2009).
·      Grecia. 24 febbraio. In piazza contro le prescrizioni finanziarie di Unione Europea, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, compiacente il governo Papandreu eletto nell'ottobre scorso. Il salasso in salsa iper-neo-liberista sta provocando una protesta di massa e scioperi generali. Oggi, di 24 ore, proclamato dalla Confederazione generale dei lavoratori (Gsee), il potente sindacato del settore privato, e Adedy, la Confederazione dei dipendenti pubblici. Intanto ad Atene, come controllori, sono già arrivati gli esperti di Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, per verificare l'adozione delle misure supposte anti-crisi. Secondo la stampa, sembra che nemmeno lo stesso primo ministro "socialista" (del Pasok) Papandreou volesse misure di austerità di tale durezza. Pure si è rivolto alla popolazione chiedendo di tener conto della gravità della situazione del paese e della necessità di fare tutti i sacrifici per sostenere il piano di risanamento e di sviluppo. Il test greco è considerato cruciale dalle oligarchie europee, per riflettere sulla possibilità di sopportazione, da parte della gente comune, di misure destinate ad annientare lo stato sociale. Ovviamente «per il bene di tutti» gli europei e dell'intero paese, che dovrà abbassare il deficit di quattro punti entro la fine dell'anno. A manifestare nelle strade anche i sostenitori di Papandreou scesi in piazza per difendere il proprio stipendio. La parola d'ordine che cirola sempre più insistente è quella che è giunta l'ora di una «grande rivolta» contro l'austerità che il governo di Papandreou e tutta l'Unione Europea vuole imporre al paese, per «anticipare e prevenire le barbare misure» che non hanno come obiettivo la riduzione del deficit «ma assicurare una totale profittabilità del capitale». Intanto, il messaggio che si sta trasmettendo e che vede convergenti "socialisti" del Pasok (pur spaccati all'interno sulle modalità monetariste ed iper-neo-liberiste di frontegggiamento della crisi) e oligarchie finanziario-politiche europee è che le responsabilità della situazione ricadono esclusivamente sul precedente esecutivo (conservatore) nella «alterazione dei dati finanziari nel periodo 2004-2009», in particolare del deficit. Intanto gli analisti notano che la conflittualità sociale in Grecia potrà fare ben poco per calmare gli investitori internazionali che, speculando, hanno trascinato in basso il valore dell'euro e aumentato il premio di rischio per l'acquisto di titoli di Stato greci.
·      Grecia. 24 febbraio. Papandreou intende tagliare gli stipendi dei funzionari pubblici, ridurre del 10% la spesa sociale, portare l'età pensionabile a 63 anni, tagliare le contrattazioni, aumentare il prezzo dei carburanti, chiudere imprese pubbliche, aumentare alcune imposte -soprattutto a carico dei salari medi- per ridurre il deficit pubblico di 4 punti percentuali. La delegazione della Commissione Europea, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea chiedono ulteriori misure per il 16 marzo se esiste il rischio di non adempiere a questo obiettivo di riduzione del deficit. Intanto l'agenzia di rating (qualificazione del rischio) Fitch ha abbassato ieri, per la seconda volta dagli inizi di dicembre, l'affidabilità delle quattro maggiori banche commerciali di Grecia. Le misure che adotterà il governo greco «impatteranno negativamente sul sistema bancario della Grecia», sul mercato immobiliare come in quello dei prestiti, e pertanto il rating sui buoni di Stato gestiti da tre importanti entità finanziarie è stato ulteriormente abbassato.
·      Italia / Afghanistan. 26 febbraio. Chi in Senato ha detto «sì» è complice delle stragi di civili e di un crimine di guerra. Così si esprime Gino Strada, fondatore di "Emergency" -la ong italiana in prima linea con il suo ospedale di Lashkar-gah, a pochi chilometri da Marjah, dove infuriano i combattimenti tra truppe USA e taliban- sul rifinanziamento "automatico", senza dibattito, della missione che il Parlamento assicura alla NATO. E aggiunge: «I governi italiani, questo come il precedente di centro-sinistra, hanno come denominatore comune il servilismo nei confronti degli Stati Uniti. Ma questo non deve farci dimenticare che partecipare all'occupazione militare dell'Afghanistan rappresenta un crimine (in quanto si contribuisce alle stragi di civili) e una violazione della nostra Costituzione. Non a caso ho definito "delinquenti politici" tutti i parlamentari che votano a favore del rifinanziamento della missione militare. Se soltanto volessero vedere le vittime dell'offensiva di questi giorni, potrebbero andare sul sito di Peacereporter (it.peacereporter.net): lì troverebbero i volti e le storie dei civili colpiti. (...) Il servilismo nei confronti di Washington, come dicevamo, è trasversale agli schieramenti. Da questo punto di vista non parlerei nemmeno di centro-sinistra e centro-destra ma piuttosto di una casta politica di impuniti e di impunibili per la quale delinquere contro la legge fondamentale (la Costituzione, ndr) del proprio Stato è cosa di tutti i giorni». Sul fronte pacifista: «La guerra afghana è percepita come lontana e il fronte pacifista, di fatto, non esiste più da qualche anno ormai, da quando quelle forze politiche (il centro-sinistra, ndr) che avevano fatto finta di essere solidali col movimento per la pace, appena arrivate al governo, hanno aumentato il numero di militari in Afghanistan. Proprio come il premio Nobel per la pace Obama che ha mandato altri 30.000 militari. Un gioco nel quale sono cadute anche sigle del "pacifismo" che ritengono che la guerra sia brutta quando la fanno gli avversari politici, ma accettabile quando a condurla sono gli amici». «È paradossale che, guidate dal Nobel per la pace Barack Obama, le forze armate statunitensi che stanno conducendo questa offensiva si rivelino criminali di guerra. Infatti -con una palese violazione delle convenzioni internazionali- non permettono ai civili di lasciare le aree sotto bombardamento e impediscono ai feriti, in maggioranza donne e bambini, di essere curati. Questi comandanti militari dovrebbero essere portati davanti alla Corte penale internazionale».
·      Libano. 26 febbraio. «I sorvoli israeliani non costituiscono solo delle ripetute violazioni della risoluzione ONU n.1701 e della sovranità libanese, ma esasperano i timori locali e sono contrari agli obiettivi e agli sforzi della missione internazionale». A parlare è il portavoce della missione Unifil. Non è la prima volta che il contingente ONU presente sul territorio si schiera al fianco delle autorità locali a fronte delle ripetute violazioni israeliane soprattutto dello spazio aereo libanese. Nella notte appena trascorsa caccia con la stella di Davide hanno sorvolato per oltre 9 ore il territorio libanese spingendosi questa volta fino alla capitale e oltre, raggiungendo addirittura l’alta valle orientale della Bekaa. La denuncia è venuta anche dalle stesse autorità di Beirut in un comunicato ufficiale. L'ennesima provocazione israeliana giunge pochi giorni dopo la nuova alleanza sancita giovedì a Mosca tra il presidente russo Dimitri Medvedev e quello libanese Michel Suleiman. Solo poche ore prima il tenutario del Cremlino aveva invitato Tel Aviv a rispettare la sovranità nazionale di Beirut, avvertendo che, in caso di violazione, sarebbe intervenuto a difesa dei diritti del Libano. Alla luce di questo l’azione israeliana potrebbe essere interpretata come una provocazione diretta soprattutto a Mosca, alla quale ha sbattuto in faccia la possibilità di agire, nonostante tutto, secondo le proprie necessità grazie alla protezione garantitagli dagli Stati Uniti. Il sostegno ufficiale della Russia al fronte composto da Libano, Siria e Iran, però, potrebbe aprire presto nuovi scenari, all’interno dei quali qualcuno potrebbe anche decidere finalmente di reagire alle continue sfide di Tel Aviv.
·      Israele