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Terrore, guerra e verità

di Tommaso Di Francesco - 08/05/2006

 
«Yussuf, hai preso tutto?», «Sì, al Zarq...», «Ma il video dov'è?», «Caz... volevo dire, per il califfo...mi sono scordato». Pare quasi di sentirlo il dialogo irreale che sembra volerci ammannire la propaganda del Pentagono. Ieri è accaduto un fatto che getta una luce di verità. Diversamente dai «soliti» messaggi inviati da al Qaeda ad Al Jazeera o al Arabya dai cosiddetti leader del terrorismo internazionale, le forze armate americane hanno mandato in onda un video che hanno «trovato», che hanno deciso di trasmettere «così com'è» e che mostra il feroce Al Zarqawi. Della serie: ve lo facciamo vedere noi chi è al Zarqawi veramente.

Infatti nel video a «diffusione Usa» il criminale numero due della terra, indossa «scarpe americane» e addirittura è incapace di sparare. Così dalla produzione «al Qaeda» siamo passati alla distribuzione «Pentagono». Ne vengono almeno due sospettosi interrogativi. Uno è relativo all'immaginario tv, vale a dire le ossessioni della nostra vita. Che cosa sono realmente bin Laden, Al Zawahiri e al Zarqawi se non ectoplasmi televisivi che si agitano sui siti internazionali introvabili, che arrivano sempre a due tv arabe potenti e che vengono sempre accreditati dall'intelligence Usa, che ne conferma la legittimità? Mentre la verità sull'11 settembre tarda a venire e s'infittisce, anche dopo la condanna all'ergastolo di Mussawoui? L'altro è relativo al tempo di guerra quando la verità è la prima vittima. Chi si ricorda più degli sconquassanti dibattiti sui «tagliatori di testa» in Iraq. Ora non passa giorno che i giornali americani non facciano reportage sugli squadroni della morte legati al governo al lavoro in Iraq dove, ogni giorno, vengono trovati decine e decine di corpi decollati e torturati. E lo sconcerto se si potevano definire «insorti» i terroristi?

Adesso sappiamo che, mentre noi ci dilaniavamo sul lessico, Bush e il presidente iracheno hanno avviato trattative ufficiali «con gli insorti». Che fine ha fatto l'immagine di Bush sulla tolda della portaerei Lincoln in divisa da top gun che grida: «Missione compiuta»? Guai, come accade in questi giorni a un giornalista americano, a criticare l'imperatore, lui o il sosia. Guai a parlare dei bombardamenti che contrappuntano i giorni e le notti irachene e quelle bipartisan, afghane. Dov'è la verità? Terrorismo, guerra. Videochiamami.