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Clemenza (Clemente) e Giustizia

di Marco Travaglio - 23/05/2006

 
I natali a Ceppaloni, la poltronite acuta, la piscina a forma di cozza non c'entrano. Sono folklore. Però, ora che è addirittura ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella ci farà la grazia di spiegarci la sua attrazione fatale per chi è nei guai con la giustizia.
Per esempio che cosa ci faceva anni fa a Villabate (Palermo) al matrimonio del mafioso Francesco Campanella, di cui era testimone di nozze insieme all'ex compagno di partito Totò Cuffaro: perchè Campanella, ora pentito, è colui che nel 2003 procurò i documenti falsi a Bernardo Provenzano per una trasferta ospedaliera a Marsiglia.

Poi magari spiegherà perchè il 15 dicembre 2004, presiedendo una seduta alla Camera, non mise ai voti una proposta del centrosinistra che avrebbe rinviato l'approvazione della salva-Previti, fra gli urli dell'opposizione.
Poi, per una questione di squisitezza istituzionale, chiederà scusa a Gian Carlo Caselli e ai suoi pm per le brutte cose dette contro di loro quando, insieme a Piercasinando, presenziò alla prima udienza del processo ad Andreotti per accreditarlo come martire della malagiustizia, mentre poi fu riconosciuto colpevole dalla Cassazione (reato commesso, ma prescritto) di associazione a delinquere con la mafia fino al 1980.

Infine, per precauzione, butterà un occhio nel suo partito, l'Udeur, per allontanarne i dirigenti nei guai con la Giustizia che lui ora è chiamato ad amministrare. Sono parecchi. C'è l'ex capogruppo alla Camera Nuccio Cusumano, arrestato a Catania nel '99 e ora imputato a Palermo per gli appalti truccati dell'ospedale etneo. C'è l'ex presidente d'Abruzzo Rocco Salini, pregiudicato e appena trasvolato da FI all'Udeur. C'è il presidente del consiglio comunale di Brindisi Ermanno Pierri, arrestato con l'ex sindaco Antonino per un paio di mazzette. C'è il segretario campano Antonio Fantini, già presidente della Regione, arrestato nel '94 e nel '95, ora imputato in Corte d'Appello di Napoli per le tangenti sulla ricostruzione del dopo-terremoto. C'è il consigliere campano Vittorio Insigne, indagato per concorso in camorra. C'è il consigliere pugliese Leonardo Maffione, arrestato per frodi comunitarie. C'è il consigliere calabrese Ennio Morrone, indagato per le infiltrazioni della 'ndrangheta nella Salerno-Reccio Calabria. C'è il consigliere provinciale di Caltanissetta Salvatore Di Giacomo, arrestato a Gela per voto di scambio.

Si potrebbe continuare, ma le pagine gialle degli inquisiti Udeur Mastella le conosce meglio di tutti: non gli resta che provvedere al necessario repulisti, onde evitare che uno dei suoi venga condannato, mettendo in imbarazzo il nuovo Guardasigilli. Certo, se oggi lo chiamassero "il Moggi del centrosinistra", Mastella farebbe querela. Ma qualche anno fa lo diceva lui di se stesso.

Era il 21 aprile 2000, all'indomani delle regionali perse dall'Ulivo con dimissioni del governo D'Alema. "All'avvocato - filosofeggiava lo statista di Ceppaloni - Moggi non piaceva, ma poi ha visto che vinceva ed era l'unico in grado di bloccare lo strapotere di Berlusconi. Io sono il Moggi del centrosinistra, anche se non mi utilizzano nel modo migliore. Senza di me, voglio vedere se vincevano in Campania, Basilicata e Molise". Lucianone ringraziò commosso del nobile accostamento: "Sono un amico di Mastella e il complimento di un amico fa sempre piacere. Lo ringrazio per l'apprezzamento e la fiducia. Avrà voluto dire che io sono bravo nel calcio come lui lo è in politica".

L'amico Clemente si sdebitò un anno fa, attaccando il presidente dell'Ancona Ermanno Pieroni che aveva denunciato, inascoltato, la cupola moggiana: "Trovo poco corretto lanciare accuse, peraltro senza l'onere dela prova, attraverso i giornali. Il calcio vive una lunga e grave crisi e le insinuazioni contro il direttore generale della Juventus rischiano di infliggere un altro colpo mortale a uno sport sull'orlo del tracollo. I media peccano di eccessivo sensazionalismo" (9.2.2005)
L'amicizia tra i due era talmente inossidabile che Berlusconi, per ricondurre Mastella all'Ovile delle Libertà, gli mandò a casa Lucianone in veste di ambasciatore. "Consigli a Mastella?", disse un giorno Moggi: "Nessuno. Spero solo di poter continuare a lavorare bene per la mia squadra, come lui lavora bene per la politica".

E, vista la carriera che ha fatto, il giureconsulto sannita deve aver lavorato parecchio nel campo del diritto.
Peraltro, all'insaputa dei più.