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Il vero legame tra l'11 settembre e l'Iraq

di Tom Engelhardt - 28/09/2006

 

Avrete già sentito il Presidente Americano George W. Bush ed il vice Presidente Dick Cheney ripetere più volte ed in vari modi: c’è stato un nesso tra gli avvenimenti dell’11 Settembre 2001 e l’Iraq. Ora prendiamo questi fatti seriamente e analizziamo qualche fatto che lega i due avvenimenti.

Cifre e paragoni

• Almeno 3.438 iracheni sono morti in modo violento nel mese di Luglio (in giugno ed agosto ci sono stati circa lo stesso numero di morti), molti di più dei 2.973 morti negli attacchi dell’11 settembre.

• Secondo gli ultimi dati della camera mortuaria di Baghdad, un totale di 1.536 Iracheni sono morti nel solo mese di agosto. Più della metà dei morti dell’11 Settembre, in una sola città e in un solo mese. Secondo il Washington Post, queste cifre non includono le vittime dei suicidi-bomba e altri che sono stati trasferiti negli ospedali in città e nemmeno i morti dei villaggi vicini alla capitale.

• All’inizio di questo mese erano 2.974 i morti tra i membri delle forze armate americane in Iraq e nella “guerra globale contro il terrorismo” dell’amministrazione Bush, più dei morti dell’11 settembre (altri 22 soldati americani sono morti nei primi nove giorni di settembre ed almeno 3 in Afghanistan).

• Secondo Emily Gosden e David Randall del quotidiano britannico “The Independent”, cinque anni dopo gli attachi a New York ed al Pentagono, “la guerra globale contro il terrorismo” dell’amministrazione Bush ha fatto, come minimo 20 e come massimo 60 volte più morti rispetto all’11 Settembre. “Ha ucciso almeno 62.006 persone, ha creato 4.5 milioni di rifugiati ed è costata, agli Stati Uniti, più della somma necessaria a liquidare i debiti di ogni nazione povera della terra. Se si aggiungono le morti incalcolabili dei ribelli, dei militari iracheni durante l’invasione del 2003, tutti quelli che non sono stati contati individualmente dai media occidentali, e tutti quelli che sono morti in seguito alle ferite, il numero dei morti può arrivare fino a 180.000”

Secondo il giornalista australiano Paul McGeough, i funzionari iracheni (ed altri) calcolano che dal 2003 il numero dei morti del paese “è di 50.000 o più, che corrisponderebbe all’equivalente proporzionale di circa 570.000 americani”.

• La settimana scorsa, il Senato americano ha trovato opportuno concedere altri 63 miliardi di dollari per le operazioni militari in Iraq ed Afghanistan, il cui costo, quest’anno, è stato di circa 10 miliardi al mese. Tutto ciò porta il costo (per i contribuenti) delle guerre di Bush a circa 469 miliardi di dollari con un probabile aumento. E’ l’equivalente di 469 volte il prezzo pieno per la costruzione dei monumenti a Ground Zero ( è chiamato cosi’ il luogo dove si trovava il World Trade Center); il doppio se il monumento fosse costruito adesso ai recenti costi ricalcolati a 500 milioni di dollari. (Bisogna ricordare che il costo stimato di queste due guerre non tiene conto dei futuri indennizzi, come per esempio le cure ai veterani che potrebbero fare salire la cifra ai trilioni).

• Nel 2003, terminata l’invasione dell’ Iraq, l’amministrazione di Bush aveva circa 150.000 truppe nel paese. Dopo meno di tre anni e mezzo, circa il tempo che ci è voluto per vincere la Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico, nonostante i numerosi reportage dei mass media riguardo “la riduzione” delle forze militari, il numero di truppe sta attualmente crescendo, è aumentato di 15.000 il mese scorso. Adesso le truppe sono 145.000, solamente 5.000 in meno del numero calcolato all’inizio dell’occupazione. (Gli ufficiali maggiori dell’amministrazione pre-invasione, come ad esempio il vicesegretario della Difesa, dava per scontato che il numero delle truppe americane sarebbe sceso a 30.000 entro i tre mesi successivi alla presa di Baghdad.)


[Soldati USA nel luogo dell'esplosione di un'autobomba]

Ricostruzione

Mentre gli americani stanno progettando di costruire quattro grandi torri ed un enorme e costosissimo monumento a Ground Zero a Manhattan, in ricordo degli attacchi, gli abitanti di Baghdad stanno pensando a cose più pratiche. Stanno investendo i loro già scarsi fondi, nella costruzione di due nuovi settori di obitori (con unità frigorifere) nella capitale per ospitare ciò che è più presente nel paese: cadaveri. Prevedono di aumentare la capacità dell’obitorio in città di 250 corpi al giorno. Se usato a piene capacità, accoglierà circa 7.500 corpi al mese. Pensatelo come una protezione contro un sempre più probabile futuro.

Mentre le costruzioni di monumenti a New York non cominciano, a causa dei litigi sui costi di costruzione troppo elevati, ciò che potrebbe essere considerato il vero monumento americano a Ground Zero sta esplodendo nel cuore di Baghdad.

Secondo Paul McGeough, l’ambasciata da 787 milioni di dollari, un complesso di 21 edifici fortificati (indipendenti dai sistemi inefficienti di elettricità ed acqua della città), varrà tale prezzo. Oltre alle sue postazioni per il lancio di missili terra-aria ci saranno punti di vendita Starbucks e Krispy Kreme, un istituto di bellezza, una piscina ed un centro sportivo. In pratica un “sobborgo di Washington”, con un modesto numero di 3.500 impiegati, è un progetto che fa capire, con tutta l’arroganza che l’amministrazione Bush puo’ avere, che non se ne andranno. Mai.

I mesi che hanno battuto il record

• Le “roadside bombs” (o IED, ordigno esplosivo improvvisato) “il principale killer delle truppe americane”, quest’estate hanno raggiunto cifre record. Secondo il Washington Post 1.200 in Agosto, 4 volte di più del numero calcolato nel gennaio 2004, mentre il numero degli attacchi e delle bombe da parte degli iracheni sono scesi drasticamente. Sono precipitati dai 5.900 del mese di aprile ai 3.700 di luglio. (“Cresceranno quando non sarà più maledettamente pericoloso uscire in strada” fu l’osservazione ottimista di Montgomery C. Meigs, un generale dell’esercito americano ormai in pensione, e direttore della Joint Improvised Explosive Device Defeat Organization [organizzazione contro gli ordigni esplosivi improvvisati n.d.t.])

• Secondo il recente bilancio trimestrale del Pentagono al Parlamento, i morti in Iraq sono saliti del 51% negli ultimi mesi, quadruplicandosi in solamente 2 anni.

• Secondo lo stesso bilancio, gli attacchi mensili contro gli americani e contro le forze alleate dell’ Iraq sono arrivati a circa 800, il doppio in confronto all’inizio del 2004. Nella provincia di Anbar, l’area dove ha avuto luogo la rivolta dei Sunniti ( dove un “pessimistico” bilancio segreto del corpo dei marines americani indica che “non siamo stati sconfitti a livello militare ma a livello politico, cioè dove le guerre vengono veramente vinte o perse”), gli attacchi erano una media di 30 al giorno.

• Un record secondario nella “guerra contro il terrorismo”: si prevede che il già abbastanza abbondante raccolto di oppio dell’Afghanistan, crescerà del 50% quest’anno e raggiungerà quindi un sorprendente 92% dell’offerta globale. Secondo Antonio Maria Costa, il Direttore Esecutivo dell’Ufficio ONU contro la Droga e il Crimine, l’offerta supera del 30% il consumo globale, quindi si profilano altri record. (Nel frattempo, secondo il Washington Post, le ricerche su Osama Bin Laden non vanno da nessuna parte. Sono sparite tutte le sue tracce….i commando americani il cui lavoro è quello di catturare o uccidere Osama bin Laden non hanno ricevuto nessuna direzione credibile per più di due anni”)


[Guerriglieri iracheni]

Le condizioni degli iracheni

Oltre alla guerra civile, la pulizia etnica dei quartieri, la rivolta sempre più forte e l’infernale situazione di sicurezza, gli iracheni stanno anche conoscendo un inflazione crescente, che potrebbe raggiungere il 70% quest’anno (più del doppio della crescita del 32% dello scorso anno), degli stipendi stagnanti (quando esistono), un sistema bancario “inerte”, un aumento del 270% in un anno dei costi di elettricità e acqua ed una forte corruzione (“in una verifica fatta la settimana scorsa dalle Nazioni Unite è stato scoperto che, l’anno scorso, centinaia di milioni di dollari derivanti dai guadagni iracheni sul petrolio sono stati contati erroneamente o sono stati completamente persi”)

Gli iracheni stanno anche affrontando una mancanza di erogazione adeguata di elettricità ed acqua potabile, un tasso di disoccupazione molto alto, tra il 15% e il 50-60%, a seconda delle stime (il recente resoconto del Pentagono al Parlamento dà le stime del governo iracheno di un tasso di disoccupazione del 18% e del 34% di sottoccupazione), una forte carenza di benzina, cherosene e gas da cucina in un paese dove ci sono le terze maggiori riserve di petrolio al mondo. Ciò costringe il governo iracheno a consacrare 800 milioni di dollari americani, degli già scarsi fondi, all’importazione di petrolio raffinato dai paesi vicini, creando file infinite per la benzina e attese che durano anche una notte per l’essenza della vita di tutti i giorni (“Oggi fare la scorta richiede la paga di più giorni o una grande pazienza oppure entrambi”)

Come se tutto ciò non fosse abbastanza, l’attività dell’industria del petrolio dell’Iraq, che è già logorata dai tempi delle invasioni, continua a scendere in modo costante ( le tre principali raffinerie funzionano ora alla metà della loro capacità, trattando la metà di barili trattati prima delle invasioni, mentre la più grande raffineria, che si trova a Baij, qualche volta funziona solamente al 7.5% della sua capacità).Inoltre i sussidi del governo per il gas sono stati fortemente ribassati (sospinti dal Fondo Monetario Internazionale), la malnutrizione è in aumento e, secondo il resoconto del Pentagono al Parlamento, il 25.9% di bambini iracheni hanno una crescita ritardata.

In altre parole, economicamente, l’Iraq è stato smontato.

Tuffo in Iraq

Il 9 dicembre 2001, Cheney comincio’ a sostenere pubblicamente, nel programma televisivo, “Meet the Press”, che c’erano dei legami tra l’Iraq e gli attacchi dell’11 settembre. Al conduttore del programma, Tim Russert, disse che “era praticamente sicuro” cha Mohamed Atta, il principale dirottatore, avesse incontrato a Praga, nell’aprile precendente gli attacchi, l’ “ufficiale maggiore dei servizi segreti iracheni”. L’8 settembre 2002 ritornò ancora al programma e riaffermò con ancora più decisione queste supposizioni. (Atta, “apparentemente si recò a Praga in diverse occasioni. Ed almeno una volta, ci è stato riferito sia stato visto a Praga con un ufficiale maggiore dei servizi segreti iracheni, qualche mese prima degli attacchi al World Trade Center”).

Tutto ciò sono letteralmente delle stupidaggini - e c’è molto altro detto da Cheney da Bush e da altri ufficiali maggiori, i quali lasciavano sempre l’Iraq e l’11 settembre, o Saddam Hussein e al-Qaeda, o Saddam e Abu Musab al-Zarqawi nelle stesse retoriche vicinanze, lasciando immaginare all’ascoltatore il nesso finale.

Queste erano accuse smontate dai servizi segreti prima, durante e dopo l’invasione dell’Iraq. Solamente l’altro giorno abbiamo appreso da un resoconto parziale del Comitato dei servizi segreti al Senato, arrivato in ritardo, che gli analisti dei servizi segreti contestavano le presunte connessioni tra Saddam Hussein e al-Qaeda mentre gli ufficiali maggiori dell’amministrazione Bush dichiaravano veri questi legami per giustificare l’invasione in Iraq.

Abbiamo anche appreso che i servizi segreti americani sapevano che Saddam Hussein aveva cercato di catturare Zargawi e che l’accusa che lui e Zargawi fossero in un certo modo in combutta fosse stata completamente rinnegata, lo scorso autunno, dalla CIA. Nulla di tutto ciò impedi’ al vice presidente o al presidente, il quale fino al 21 Agosto insistette che Saddam “avesse relazioni con Zarqawi”, di continuare a fare questi collegamenti impliciti o espliciti proprio mentre loro stessi negavano le accuse.

Come nella maggior parte dei casi, dietro a queste bugie si nasconde sempre una profonda verità. In questo caso, chiamiamola la verità dell’adempimento del desiderio. Purtroppo i legami tra l’11 settembre e l’Iraq sono veri. L’amministrazione Bush li fece diventare verità nello shock che seguì gli attacchi.

Pensate a questo legame in questo modo: subito dopo l’11 settembre 2001 il presidente americano ed il vice presidente dirottarono gli Stati Uniti usando, retoricamente, gli equivalenti di taglierini e gas soporiferi; poi, con la maggior parte dei passeggeri a bordo e senza il buonumore che c’era nel volo 93 della United, dopo un breve sorvolo dell’Afghanistan, schiantarono l’aereo dello stato direttamente sull’Iraq, causando l’equivalente di un Uragano Katrina che non finisce mai di trasformare il paese, da Bassora nel sud fino ai confini col Kurdistan, nell’equivalente di Ground Zero.

Tom Engelhardt è curatore di Tomdispatch e autore di The End of Victory Culture. Il suo romanzo The Last Days of Publishing, è recentemente uscito in paperback.

Tom Engelhardt
Fonte: http://www.atimes.com/
Link: http://www.atimes.com/atimes/Front_Page/HI14Aa01.html
14.09.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA M.