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Olocausto: tre menzogne e nessuna verità

di Massimo Mazzucco - 13/12/2006

 

La storia ogni tanto ci regala dei paradossi davvero sorprendenti. Chi avrebbe mai pensato che la Germania di Norimberga si sarebbe ritrovata, solo una sessantina di anni dopo, a difendere a spada tratta una "verità storica" che fino quel momento avrebbe tanto volentieri evitato di riconoscere?

Eppure ieri quella di Angela Merkel è stata una delle voci che maggiormente si è fatta sentire nell'esprimere la propria "indignazione" per le affermazioni sull'olocausto fatte dal presidente iraniano Ahmadinejad. Ma anche Blair non si è fatto pregare, definendo l'episodio "incredibilmente scioccante", mentre il nostro Massimo D'Alema ha preferito il grigio neutro di "una cosa inqualificabile". Grandiosa poi la Santa Sede, che ci ha fatto sapere che l'olocausto "è stata una immane tragedia, dinanzi la quale non si può restare indifferenti".

Ma in realtà questa ridicola sceneggiata che si sta svolgendo sul palcoscenico internazionale è costituita da tre grandi menzogne, che stanno perfettamente incastrate una nell'altra.

La prima menzogna sta nel modo in cui i media occidentali hanno riportato la notizia, mettendo l'accento soltanto sull'aspetto estremista e provocatorio del discorso di Ahmadinejad. Rileggendo le sue parole notiamo infatti …

… che Ahmadinejahd ha detto (BBC): "Just as the USSR disappeared, soon the Zionist regime will disappear," "esattamente come la Russia è scomparsa, presto scomparirà il regime sionista". Ne ha fatto cioè un discorso di cicli storici, e non di popolo, e non si fatica certo a concordare con lui che il sionismo abbia fatto il suo tempo. Vedere un Ariel Sharon, costretto a far rientrare a viva forza gli stessi coloni che lui aveva mandato in avanscoperta oltre trent'anni fa, è stato un esempio che dovrebbe bastare per tutti.

Ahmadinejad qundi non ha fatto un discorso "antisemita", tanto è vero che in Iran vivono più di 25 mila ebrei, che lo stesso Ayatollah Komehini dichiarò a suo tempo una minoranza religiosa da proteggere e rispettare. Gli ebrei in Iran vivono tranquillamente mescolati alla popolazione di maggioranza musulmana, frequentano le loro sinagoghe, e uno di loro è addirittura stato eletto al parlamento. E alla stessa conferenza "revisionista" sull'olocausto hanno partecipato 67 storici ebrei dalla testa ai piedi.

La seconda grande menzogna sta, appunto, nella reazione da gran teatro dei nostri governanti europei, che grazie al solito copione stracollaudato hanno accuratamente evitato di affrontare il vero problema posto da Ahmadinejad (BBC): "Whether the Holocaust occurred or did not or whether it had vast dimensions or not, it has become a pretext to create a base for aggression and threats for the countries of the region." "Che l'olocausto ci sia stato meno, o che sia stato o meno di vaste dimensioni, è diventato un pretesto sul quale basare l'aggressione e le minacce contro i paesi di questa regione".

Alzi la mano chi sostiene che questo, almeno in parte, non è vero.

Ma la terza menzogna, la più grande di tutte, sta nel fatto che l'olocausto è esistito eccome, ma sono per primi i sionisti a non potersi dire del tutto innocenti per quello che è accaduto.

L'odio verso gli ebrei è stato coltivato da 2 mila anni di cultura antisemita che trova il proprio seme nello stesso vangelo cristiano - a proposito di "santa" sede, appunto - e una volta che questo odio, giunto al suo culmine, ha dato origine al nazismo, sono stati gli stessi sionisti a collaborare con i tedeschi affinché l'olocausto venisse a prendere le massime dimensioni possibili.

Cerchiamo quindi di non cadere anche noi nel giochino "ebrei buoni" o "ebrei cattivi", che fa tanto comodo a chi ha tutto l'interesse di occultare i veri problemi: qui non si tratta di stabilire se i morti nei campi di concentramento siano stati due milioni, quattro oppure sei, ma chi quei milioni li ha inizialmente voluti, e chi poi ha fatto di tutto perché quella cifra risultasse la più alta possibile.

Finché "Israel", il popolo ebraico nel suo insieme, non avrà il coraggio di aprire i libri di storia - quelli veri, non quelli che mette sui loro banchi di scuola il Ministero dell'Istruzione di Tel Aviv - e di fare pulizia al proprio interno, i problemi per loro, e quelli da loro creati, non finiranno mai.