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Morire di democrazia

di Valerio Alberto Menga - 22/05/2014

Fonte: L'intellettuale dissidente

 

Arriva puntuale questo pamphlet di Sergio Romano intitolato “Morire di Democrazia. Tra derive autoritarie e populismo”.

Alla vigilia della vittoria del Movimento 5 Stelle di Grillo, è uscito per Longanesi il saggio in questione dal titolo significativo e ammonitorio.

La democrazia, per come la conosciamo oggi, sembra aver perso di vista gli obiettivi e aver smentito gli stessi principi sulla quale ha giurato di erigersi. Dal “governo del popolo, dal popolo, per il popolo” – per citare uno dei padri della democrazia moderna – si è arrivati ad “Una democrazia senza popolo – e disposta ad agire contro di esso, negandogli più che mai ogni forma di autogoverno”, come scrive infatti il politologo Marco Tarchi nell’editoriale di “Diorama Letterario 317”.

Il noto storico, diplomatico ed editorialista del “Corriere della sera”, voce onesta e istituzionale, pubblica a ferro caldo un pamphlet, per descrivere il vortice verso il quale l’attuale democrazia sembra precipitare.

L’astensionismo crescente, lo scontento popolare dilagante, la sfiducia nell’Unione Europea e la vittoria  del populismo sono al centro di questo agile e utile saggio.

“Sembra che l’elettorato abbia ritmi sussultori e si stanchi rapidamente delle persone e dei partiti per cui aveva votato pochi anni o pochi mesi prima” ammonisce.  Questo è uno dei tanti segnali di allarme che mettono in discussione la democrazia come sistema.

Ma anche l’UE pare avvertire gli stessi sintomi di crisi: “Ogni elezione europea segnala l’esistenza di almeno un partito che non crede nel funzionamento del sistema, denuncia l’intera classe politica, propone soluzioni estreme che mettono in discussione persino l’esistenza dello Stato.”

In merito ai nostri rappresentanti in Europa si sottolinea infatti che: “Quando vanno a Bruxelles… parlano europeo, stanno all’ordine del giorno, accettano la responsabilità e assumono impegni. Ma quando tornano in patria parlano la lingua del nazionalismo e dell’euroscetticismo perché è quella che può maggiormente garantire il consenso dei loro elettori…Fanno l’Europa a Bruxelles e cominciano a disfarla nel momento in cui rimettono piede in patria.” Questa è una schizofrenia comune a tutte le democrazie europee, precisa, e aggiunge inoltre che “da questo gioco di comportamenti contraddittori e di promesse non mantenute la democrazia non può che uscirne screditata.”

 “Ci sono…democrazie stataliste e democrazie ‘mercatiste’. Ma sono tutte, pur sempre, democrazie, e gli elettori possono, se vogliono, cambiare i governi senza cambiare il sistema.”

 La democrazia sembra quindi l’unico sistema di governo possibile esistente. Ma pare essersi trasformata in qualcosa di diverso. E l’ipotesi sulle cause proposta dall’autore è la seguente: “E’ possibile che la lunga pace, la società dei consumi e la maggiore prosperità delle società europee abbiano progressivamente trasformato la politica in un altro business, vale a dire in un affare di denaro e ambizioni.”

I costi della politica, la globalizzazione, la finanza feroce e virtuale, il conflitto tra Politica e Magistratura, la Rete come nuovo strumento di informazione e la politica estera dell’Occidente, sono gli aspetti su cui Sergio Romano, autore di questo saggio, pone la nostra attenzione.
 Ma offre anche una soluzione: il modello svizzero.

Un’Europa neutrale, federale e più referendaria che mai sembra essere l’alternativa affinché si possa non morire di suicidio democrazia