Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Analisi logico-fattuale del commentificio sull'orrore di Modena

Analisi logico-fattuale del commentificio sull'orrore di Modena

di Alessio Mannino - 17/05/2026

Analisi logico-fattuale del commentificio sull'orrore di Modena

Fonte: Alessio Mannino

La premessa è d'obbligo, altrimenti ti danno del complice o quasi: il massacro di Modena ha fatto vittime innocenti che gridano vendetta al cielo e il colpevole è un 31enne figlio di immigrati marocchini, nato in Italia, che al netto di qualsiasi motivazione, dovrà essere perseguito secondo la legge. A parte la vendetta, che è un modo di dire per esprimere rabbia e indignazione, fin qui siamo all'ovvia presa d'atto. Veniamo alle considerazioni su ciò che è stato scritto, a sangue ancora caldo, fra ieri e oggi.

1) "E' il prodotto dell'immigrazione indiscriminata". Posto che discriminare l'immigrazione di tipo economico, nel senso di dosarla e governarla secondo gli interessi nazionali è un diritto-dovere di uno Stato (spartendo invece, magari, la gestione dei richiedenti asilo, che non sono migranti economici, con gli altri Paesi: citofonare Paesi del centro-nord Europa), si tratta in sostanza dell'equazione "immigrato uguale problemi". Ora, siccome perfino chi sostiene la remigrazione, almeno stando alla proposta di legge, non intende espellere TUTTI gli immigrati presenti in Italia, per poter scegliere chi far entrare e chi no bisogna affidarsi a parametri che possono essere sostanzialmente di due tipi: o, appunto, economici (quanta forza lavoro serve in quel dato settore scoperto), o etnici (preferenza per quella o quest'altra etnia). Entrambi, ripeto, al netto di chi chiede asilo perchè in fuga da guerre e, a loro volta, discriminazioni qui in Italia vietate. Il primo criterio è quello che ispira i vigenti decreti flussi, il secondo invece incontrerebbe l'ostacolo della Costituzione. Il primo non può quindi prevenire a priori gli inevitabili disagi da convivenza fra culture diverse, essendo basato sulle esigenze del mercato, mentre il secondo implicherebbe cambiare la carta costituzionale in senso, usiamo pure la parola adatta, razzista (o razziale, al limite). Ergo, prendersela con l'immigrazione in quanto tale è una semplificazione che con la realtà non ha niente a che fare. A meno di non pensare, modello legge dei grandi numeri, che tagliando di brutto il numero di ingressi e portando via di peso un certo numero di immigrati già presenti si possa eliminare il pericolo di un solitario stragista, o anche di un gruppo terrorista. Si manifesterebbero comunque.

2) "E' un attentato islamista". La dinamica ricorda effettivamente quella degli attentati a Nizza, Berlino e Barcellona: un autoveicolo che investe come birilli i passanti in strada. Ma affermarlo prima che qualsiasi evidenza sia emersa, significa soltanto riempire il vuoto di ciò che non si può ancora sapere con una certezza pregressa, detta anche pregiudizio. Si può ipotizzarlo, ma non si può affermarlo, tanto meno con sicumera. Potrebbe essere, anche se dai primi controlli fatti ieri, a casa dell'assassino non è stato trovato nulla che possa farlo pensare, e per il resto bisogna attendere l'analisi del telefono cellulare e la verifica del motivo per cui tempo fa Meta gli avesse chiuso i profili social.

3) "E' un cittadino italiano di seconda generazione, ma resta pur sempre una 'risorsa', ovvero uno straniero". Qui si incontra la questione dell'identità. Secondo chi giudica l'uomo per la sua origine, il fatto di essere nato, di aver vissuto, e di aver acquisito la cittadinanza in Italia non conta, perché a contare è la sua appartenenza di sangue. In genere, il discorso va a parare sul precedente punto 1, già esaminato. Ma in realtà si tratta di razzismo bello e buono, fine. Ora, farà dispiacere a qualcuno, ma personalmente sono contrario da sempre alla legge Mancino e a tutti i reati d'opinione: in una democrazia coerente con sé stessa, anche le opinioni più estreme, com'è il razzismo, dovrebbero poter esprimersi. Il confine invalicabile è l'imposizione violenta, è l'uso della forza: puoi odiare e ritenere inferiore chi ti pare, ma se lo tocchi con un dito devi finire in galera. L'alternativa è la guerra civile (eventualità occorsa nella Storia, ma perfino quella americana impiegava l'argomento della razza come paravento di interessi sociali ed economici, come sanno anche i sassi). Detto questo, porre una gerarchia fra esseri umani sulla base della sola discendenza, e non semmai della cultura antropologica (usi e costumi), è una radicale mistificazione, perché vanno giudicati i comportamenti, non i caratteri somatici. Il razzismo è un'idiozia etica. Essere italiani, nel senso di essere figli e nipoti di italiani, non garantisce qualità morali positive (e naturalmente non le esclude: il signore che ha inseguito il colpevole, e che per questo si è beccato le coltellate, è stato coraggioso, come coraggiosi sono stati individui etnicamente non italiani che in passato hanno compiuto azioni simili). E' solo una scorciatoia cognitiva (e politica) per autorappresentarsi come migliori, come il Bene, mentre i diversi sarebbero, almeno potenzialmente, il Male. Infantilismo logico puro.

4) "Come mai cinesi o sikh, per fare due esempi, non creano guai e mostruosità di questo genere?". Qui entra in campo il fattore culturale. Ci sono etnie che mantengono, anche all'interno del Paese che li accoglie, una strutturata organizzazione comunitaria, perché debitrici di una religiosità, come nel caso dei Sikh, o di una mentalità, come per i cinesi, molto responsabilizzante verso il collettivo. Il proprio collettivo, e anche solo per convenienza e tranquillità, quello generale. Ciò che gli anti-multiculturalisti non capiscono è che è proprio la custodia di abitudini condivise e di micro-società coese a fare da deterrente contro la devianza di singoli o di gruppi sparsi. Far da deterrente non significa abolire il rischio di crimini, fanatismi ecc (come prova l'esempio dell'Inghilterra), ma è senz'altro una difesa in più rispetto all'astratto assimilazionismo di tipo francese, che livella tutti sulla carta, per poi veder esplodere la violenza delle seconde generazioni (rivolta banlieues). Si può per questo accettare una sorta di auto-apartheid di fatto? No di certo, perché la legge del Paese in cui si vive è superiore a qualsiasi altra fonte di legittimità. Ma riconoscere le specificità compatibili con essa aiuta l'integrazione. Integrare vuol dire rendere integro, in questo caso il corpo sociale: non vuol dire rinunciare ai propri valori (posto che ve ne siano ancora, e non siano stati sostituiti, come invece è, dal vero valore assoluto traducibile in capacità di generare denaro, reddito, fatturato), ma rendere compatto l'organismo collettivo cercando di sminare i conflitti non necessari, per quanto possibile.

5) "Sottolineare che è affetto da disturbi psichiatrici minimizza l'orrore". Non minimizza niente, dal punto di vista sociale. Semmai, aggrava il giudizio. Perché il palese stato confusionale in cui si trovava la mente dell'omicida mette in livida luce quanto la malattia psichica, che è una malattia vera e propria e perciò non dovrebbe suscitare nessuno stigma, costituisca una ferita dimenticata e rimossa. Basta parlare con l'ultimo degli psicologi e vi dirà in che stato di abbandono è questo fronte, la cui vastità è in aumento a causa del diffondersi a macchia d'olio dell'isolamento, dovuto allo sbrecciarsi e disgregarsi dei legami affettivi in una società digitalizzata, artificializzata, virtualizzata. Dice: ma non sarà mica colpa della società se uno va fuori di melone e fa una strage. Non è tutta colpa della società, perché la responsabilità individuale è primaria. Ma è anche colpa della società, ovvero della politica e della cultura di massa, perché se uno schizofrenico, borderline o quel che è non viene seguito, è più facile che ceda a colpi di testa. Per la cronaca, pare che Salim El Koudri fosse stato dimesso dalle cure due anni fa perché ritenuto un soggetto psicologicamente autosufficiente. Diagnosi incauta, a quanto sembra. Ma sotto questo aspetto, l'imprevedibilità della psiche umana è dietro l'angolo. Certo, tutti vorremmo che quel che è accaduto non fosse accaduto, e si può capire chi adesso invoca pene esemplari (già meno chi agita la pena di morte, la quale, come è noto, non impaurisce i pazzi né men che meno i serial killer, Stati Uniti docent). Tuttavia, quando si maneggia il tema insidioso delle patologie mentali, tranciare giudizi con l'accetta serve solo a rassicurare la propria, più o meno solida, sanità di mente, e a sfogare l'istinto vendicativo.

6) Conclusione. Fatti di inconcepibile atrocità come quello di ieri a Modena scatenano la canea di commenti affrettati, febbrili, irti di preconcetti, zeppi di idee fisse. Comprensibile. Ma non giustificabile. Che sia stato un italiano di origine marocchina o un marocchino tout court, o qualunque altro genere di persona, prima si attende di avere gli elementi sufficienti a tirare delle conclusioni, e poi si emette sentenza, se prude così fortemente il bisogno di fiondarsi a sputare la propria. Per rispetto della realtà, oltre che delle vittime.