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I rivoluzionari altrui

di Andrea Zhok - 12/01/2026

I rivoluzionari altrui

Fonte: Andrea Zhok

Ho appena fatto la mia passeggiatina quotidiana sui social.
Il numero delle persone che con toni di volta in volta pensosi o barricaderi, coscienziosi o da curva sud, auspicano una rivoluzione popolare in Iran, che cambi l'attuale regime è impressionante.
In gran parte sono persone con un onesto pedigree progressista, talvolta di destra antislamica.
Ora faccio fatica a non riflettere sul fatto che queste persone - della cui buona fede non dubito - sta auspicando, dal comodo del proprio tinello postprandiale, una rivoluzione (cioè un rovesciamento violento, con inevitabile spargimento di sangue) dell'attuale cornice istituzionale iraniana.
Se gli si chiede, en passant, cosa sanno della Costituzione iraniana, le riposte sono imbarazzanti: il nulla sotto vuoto spinto.
Se gli si chiede dei dibattiti interni tra partiti in Iran (sì, perché è un sistema pluripartitico, non una dittatura), si spalanca the sound of silence.
Ciò che "sanno" e su cui si erge l'auspicio di un bel massacro in un paese remoto sono quattro banalità attaccate con lo sputo sulla "repressione dei costumi",  estrapolate spesso da notizie di dieci o venti anni prima.
Qualche episodio divenuto virale sui social.
Qualche storia edificante letta dal parrucchiere.
E tutte queste "pezze d'appoggio" informative sono in effetti solo giustificativi d'occasione per poter formulare in pubblico la propria fede ideologica.
Se sei progressista sei contro i conservatori.
Se sei liberale sei contro i reazionari.
Se sei democratico sei contro gli autoritari.
Se sei cristiano sei contro gli islamici.
E via gigionando con schemini mentali da scuola primaria.
Ecco, quando vedo queste persone agitarsi, auspicando rivolgimenti, rivoluzioni, sognando vittoriosi eroi della libertà dall'altra parte del globo, non posso fare a meno di notare che non sono in grado neanche di ottenere una riduzione delle accise sulla benzina a casa propria.
A casa propria subiscono le vessazioni del fisco, soggiacciono a disfunzioni burocratiche infinite, sopportano la giustizia politicizzata, tollerano il canone TV per ricevere liquami a domicilio, patiscono pensioni da fame, si rassegnano alle repressioni di piazza, accettano che cambino i governi senza che niente cambi, ecc. ecc.
Perché, si sa, da noi "è complicato".
Invece dall'altra parte del mondo, lì è tutto semplice.
Con quattro nozioni orecchiate e un cugino di secondo grado che c'ha la fidanzata espatriata, eccoci - finalmente - a tifare una bella rivoluzione!
Una rivoluzione giusta, doverosa, emancipativa.
E d'altro canto, se non ci fossero le fiction su Netflix e la tifoseria per il Bene Mondiale sui social, come sopportare la propria impotente quotidianità?