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Le conseguenze della cancellazione del diritto internazionale

di Enrico Tomaselli - 26/02/2026

Le conseguenze della cancellazione del diritto internazionale

Fonte: Giubbe rosse

La cancellazione unilaterale del diritto internazionale, persino nella sua pur limitata parvenza formale, è ovviamente qualcosa che ha una serie di implicazioni di vasta portata, e che richiederanno un tempo non breve prima che possano essere in qualche modo risolte. È abbastanza evidente, ad esempio, che alcune regole, poiché erano sempre state rispettate da tutti, non hanno mai richiesto che venisse anche solo ipotizzato come comportarsi in caso di una loro violazione. Basti pensare alla libertà di navigazione. Sostanzialmente, nessun paese - a meno che non ci si trovasse in una condizione belligerante di fatto - ha mai cercato di abbordare e sequestrare navi in acque internazionali, per di più sulla base di decisioni politiche interne e senza alcun avallo da parte di un organismo sovranazionale come l'ONU. Ciò era quindi considerato come una zona sicura, che non richiedesse misure cautelative. La pirateria, insomma, era roba limitata alle bande di predoni somali nel Golfo di Aden. Ma nel momento in cui diventa invece pratica di uno stato, e per di più di una grande potenza marittima, è chiaro che ciò spariglia radicalmente le regole del gioco, e mette in difficoltà gli altri. E questo spiega perché la Russia non abbia ancora definito un protocollo di comportamento al riguardo, mentre gli Stati Uniti si danno allegramente al sequestro di navi che trasportano petrolio russo. E chiaramente non è soltanto una questione pratica, diciamo così, di scorta armata a bordo o navale, ma è innanzitutto una questione politica, di posizionamento rispetto al problema. E ovviamente, il passaggio da un corpus di regole condivise e rispettate ad una condizione in cui conta solo la forza, pone una serie di problematiche ad ampio spettro, a partire da quella di fondo: se una grande potenza straccia le regole, è possibile affrontare la situazione che ciò determina restando all'interno delle regole, o si rende necessario uscirne simmetricamente a propria volta? E quale sarebbe il costo, in tal caso?
Altrettanto ovviamente, un'altra conseguenza del rifiuto delle regole internazionalmente stabilite è la certificazione di fatto di una condizione di impunità.
Non che vi sia mai stata una effettiva ed adeguata conseguenza penale, per i soggetti - anche individuali - che commettevano violazioni, anche gravi, del diritto internazionale. Anzi, questo è stato sempre in effetti un'ulteriore strumento di dominio dell'occidente verso il sud del mondo, e in ogni caso di 'gerarchizzazione' tra stati. Basti pensare per un verso alla tragedia del Cermis, quando un Grumman EA-6B Prowler statunitense che faceva manovre spericolate per gioco tranciò i cavi della funivia, uccidendo 20 persone. In base al trattato Status of Forces Agreement, la giurisdizione fu sottratta all'Italia ed i piloti furono giudicati negli USA: assolti in primo grado dall'accusa di omicidio, in appello vennero condannati per ostruzione alla giustizia (avevano distrutto le prove che stessero violando le regole di volo), scontando solo pochi mesi. Oppure alla strage di My Lai in Vietnam, quando una compagnia di militari statunitensi uccise oltre 500 civili, donne, anziani e bambini, con numerosi stupri di gruppo. Di tutti i militari coinvolti, venne processato solo il tenente William Calley. Condannato all'ergastolo, fu liberato dopo solo tre anni e mezzo di detenzione domiciliare.
Ma la rottura di quel pur fragile legame che vincolava gli Stati Uniti al rispetto almeno formale delle regole, modifica radicalmente le cose anche sotto questo aspetto. Qualcuno crede che ci sarà mai un processo per le dozzine di presunti trafficanti uccisi dall'aviazione USA nei Caraibi? Omicidi senza fornire prove - né prima né dopo - e senza giudizio? Ovviamente no. Del resto, gli Stati Uniti mostrano chiaramente di volersi spingere anche oltre, applicando addirittura sanzioni contro i magistrati della Corte Penale Internazionale, per aver osato incriminare militari statunitensi per crimini di guerra commessi in Afghanistan, ed i vertici politici e militari israeliani per il genocidio a Gaza.
Appare evidente che questo pone l'umanità intera di fronte ad un bivio. O accettare l'impunità, e quindi di fatto la possibilità per alcuni di commettere qualsiasi crimine senza pagarne le conseguenze. Oppure, come fu per i criminali nazisti, andarli a prendere a casa loro e trascinarli in giudizio. Non è una scelta da poco, ma non potrà essere elusa.