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Maranza

di Martino Mora - 15/06/2026

Maranza

Fonte: Martino Mora

Qualche tempo fa ho assistito a un servizio del TG4 dedicato alla’invasione dei “maranza” a Mandello del Lario, ridente centro lacustre  quasi manzoniano del lecchese, dove per più di trent’anni passai parte delle mie estati.
I maranza  ora vi arrivano in massa in treno dalla vicina Brianza, sporcano, schiamazzano, imbrattano, spesso minacciano gli abitanti e gli altri turisti, vandalizzando il lungolago.
In quell’occasione, Marco Rizzo, ospite del Tg4, sostenne che gli immigrati di seconda generazione sono un effetto nefasto del capitalismo, che per avere forza lavoro non sindicalizzata vuole da decenni le frontiere spalancate.
Effettivamente,  se andiamo a vedere ciò che asserivano tra gli anni Novanta e Duemila esponenti di Confindustria come Guidi e Cipolletta, troviamo la conferma delle affermazioni di Rizzo.
Ma il discorso è più complesso. E' impossibile negare seriamente l’esigenza storica del capitale di  trovare negli immigrati la sua armata di riserva, ma c’è di più: l’economia ipertrofica porta con sé una concezione del mondo (l’economia al comando) e un’antropologia (l’individuo intercambiabile), e tutto ciò ha degli effetti sociali profondi.
Tra l‘altro ricordo di essermi intrattenuto anni fa, proprio sul ridente lungolago di Mandello, non ancora preda  delle bande dei maranza, in una discussione  telefonica  con lo storico Giampietro Berti. La discussione rigiuardava propro gli effetti nichilisti del capitalismo, anche nell’ambito della secolarizzazione. Ma non voglio allargare troppo il discorso.
Per il pensiero economicista, che è calcolo, gli uomini sono  intercambiabili. Uno vale l’altro, (ricchezza  e capacità di consumo a parte) e non importa la loro origine, la loro identità, la loro fede, la loro cultura di provenienza,
Basta che producano, vendano, consumino. Il regno del denaro  é’ il regno della quantità. 
E’ la stessa visione  - Marx su questo aveva visto giusto – dell’uomo astratto e atomizzato (astratto perché atomizzato) dei diritti dell’uomo.
E non a caso è proprio l’ideologia dei diritti dell’uomo fatta propria dalla politica, dalla giurisprudenza, dalle sentenze della magistratura, persino dalla Chiesa liberale e modernista  del Vaticano II e seguenti ( che confonde truffaldinamente il dirittumanismo con la legge naturale) a impedire qualsiasi forma di contenimento del fenomeno migratorio.
Altro che remigrazione!  In nome dei diritti dell’uomo non si possono respingere masse di persone senza documenti, figuariamoci se sarebbe possibile "remigrare" qualcuno. E’fantascienza.
Come ha scritto, parafrasando l'apostolo Paolo, l'amico storico Roberto Bonuglia, "l'economia che diventa ideologia é la radice di tutti i mali".
Pensare gli uomini come atomi intercambiabili – non importa se perché dotati di diritti, o perché  granelli del meccanismo capitalistico – è uno dei principi più falsi dell’ideologia liberale dominante, che impedendo qualsiasi  azione comunitaria e qualsiasi comprensione del  bene comune, condanna a morte i nostri popoli e la nostra civiltà.
Senza un ripensamento radicale dei falsi principi introiettati dal’uomo moderno, non c’è salvezza.
Nemmeno dai “maranza”.