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Il cosiddetto "D-Day economico"

di Daniele Perra - 27/08/2026

Il cosiddetto "D-Day economico"

Fonte: Daniele Perra

Il cosiddetto "D-Day economico" dell'amministrazione Trump contro l'Iran, paradossalmente, avrà effetti piuttosto ridotti sulla Repubblica Islamica, visto che questa per decenni ha costruito una vera e propria "economia di resistenza" su più livelli, con sì enormi contraddizioni ma capace di garantire un minimo livello di sostentamento per la larga parte della popolazione (da considerare pure la recente scoperta di un enorme giacimento di gas). Il "D-Day economico" (nome ridicolo, tra l'altro, ma questo è un altro discorso) è rivolto soprattutto a quelli che fanno affari con l'Iran; quelli che comprano gas e petrolio dall'Iran e che, curiosamente, coincidono quasi interamente con i Paesi verso i quali gli USA hanno un grosso deficit commerciale. Nell'ordine: Cina, Giappone, Corea del Sud e Taiwan (Sic!). A cui si aggiungono India (economia in crescita verso la quale gli USA mantengono un atteggiamento ambivalente - ad esempio, prima di firmare un accordo di amicizia e partnership nel 2015, l'amministrazione Obama cercò di frenare l'ascesa al potere di Narendra Modi) e Turchia (da tempo ormai nel mirino di Israele, che sta bombardando le basi della Siria settentrionale dove potrebbero installarsi i militari turchi). La Turchia, inoltre, diffida apertamente della NATO; sa che questa non interverrà in caso di attacco israeliano, visto che Tel Aviv è una sorta di membro non partecipante che tramite gli USA sfrutta le strutture dell'Alleanza Atlantica. Per questo Ankara ha spinto per l'accordo con Pakistan e Arabia Saudita.
Un altro Paese che vanta una bilancia commerciale attiva con Washington è la Germania, che ha subito passivamente la distruzione delle reti commerciali con la Russia (quelle che alimentavano la sua industria).