Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Usa, il caso Lindsay Clancy

Usa, il caso Lindsay Clancy

di Roberto Pecchioli - 26/08/2026

Usa, il caso Lindsay Clancy

Fonte: EreticaMente

Dagli Stati Uniti arrivano tutte le follie che ci stanno distruggendo. Una tra le più devastanti è la proliferazione di nuove malattie per alimentare il potere di Big Pharma e della classe medica, specialmente psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, una delle caste più potenti della postmodernità occidentale. In questo mesi negli Usa si è acuito il dibattito sulla depressione post parto, un problema reale enfatizzato ad arte non solo per interessi economici, ma per l’irruzione del femminismo più radicale, che odia la maternità.

 Le violentissime polemiche in corso riguardano un episodio terribile, al quale occorrerebbe accostarsi con il rispetto, l’equilibrio e il silenzio dovuto alla tragicità dei fatti. E’ il caso di Lindsay Clancy, a processo per avere strangolato e ucciso, nel gennaio 2023, i suoi tre figli, di cinque e tre anni, mentre l’ultimo aveva solo otto mesi. La sventurata si è poi gettata dal balcone. Rimasta paraplegica per le conseguenze del gesto autolesionistico, è adesso davanti ai giudici. La straordinarietà del caso non riguarda solo i drammatici fatti, ma la sua dichiarazione di non colpevolezza per infermità mentale dovuta alla depressione post parto, che sarebbe dunque una vera e propria esimente. Lindsay è la vittima, non i suoi bambini dalle vite spezzate, urlano Erinni sovreccitate: un capovolgimento non nuovo in questa degradata fase storica . Sembra che la donna avesse consultato vari medici senza assumere i farmaci prescritti, o forse i suoi disturbi si sono acuiti a seguito dell’assunzione di uno di essi.

 Solo una civiltà agonizzante può seriamente discutere la punibilità di Lindsay Clancy. O la donna era in grado di intendere e allora la pena che deve scontare è la più pesante, o è impazzita e va quindi esclusa dalla società. Al contrario, da giorni nel mondo parallelo dei social media , centinaia di donne americane pubblicano video con le immagini dei figli e la scritta “ same, Lindsay”, ovvero anch’io ho le tue stesse pulsioni. Sgomenta che la nostra epoca produca un numero significativo di donne la cui reazione davanti a una madre che strangola i figli è l’identificazione con l’assassina e con una malattia. Si svolgono manifestazioni a favore della Lindsay, considerata innocente, anzi vittima . Una giornalista italiana ha svolto una riflessione non banale: se ai tempi del delitto di Cogne ( l’omicidio del piccolo Gioele da parte della madre nel 2002 N.d.A.) avessi pubblicato un video mentre abbracciavo mio figlio con la didascalia “provo lo stesso, Annamaria Franzoni”, sono sicura che qualcuno avrebbe chiamato la neuro e mi avrebbe fatto internare.

 In America è nato un piccolo, combattivo movimento Mom Lives Matter ( le vite delle mamme contano) che diffonde video di donne col pugno alzato, organizza raduni in divisa da infermiera ( la professione della Clancy) e pubblica video generati dall’Intelligenza Artificiale in cui l’assassina è circondata da donne che la proteggono. Da che cosa? Alcune pubblicano video in cui lanciano ghiaccio nella vasca da bagno “per sublimare la depressione”. Altre si filmano mentre piangono con un neonato in braccio e lo scuotono violentemente. Comunque vada il processo, registriamo una nuova tappa dell’odio per la vita che sta distruggendo dalle fondamenta la decrepita civilizzazione occidentale.

 Non riusciamo ad esprimere giudizi: ciò che sgorga dalle labbra non è in sintonia con lo spirito del tempo. Autocensura per estraneità radicale. Che una madre uccida i propri figli è una tragedia orribile,ma non è un evento senza precedenti. Straordinario è che, sulla scia di questo caso, sia emersa un’ondata di opinioni favorevoli all’omicida; una corrente che giustifica il crimine, considera vittima l’autrice e arriva a presentare l’uccisione dei figli come segno di potere femminile. Dopo la notizia, i media – in particolare le reti sociali, dannato sottoprodotto della postmodernità tardiva– sono stati invasi da donne che difendono Lindsay, da madri che maltrattano i figli e da qualche teorica femminista allucinata che eleva l’infanticidio a gesto rivoluzionario.

 Sono emerse madri che hanno imitato Lindsay Clancy: il potere mimetico della comunicazione. In Italia non ha avuto il rilievo che meritava il caso della giovane parmigiana che ha ucciso e occultato i cadaveri dei suoi due figli neonati, una tragedia in cui la crisi devastante della famiglia e l’evaporazione colpevole dei padri hanno fatto da tristissima cornice ai delitti. Non è fuori luogo collegare tutto ciò ad altri eventi che rappresentano lo spirito dei tempi ostile alla vita. Nel Regno Unito è stata promulgata l’estensione dell’ aborto fino al momento della nascita, mentre il Massachusetts – undicesimo Stato Usa a farlo – ha appena approvato analoga legge. Le immagini della governatrice Healey ( cattolica !) e di un folto gruppo di donne in posa euforica al momento della firma sono inquietanti.

 Lo fu l’entusiasmo dei deputati francesi che inserivano in costituzione il diritto universale all’ aborto e lavorano instancabili all’eutanasia di Stato. Il messaggio di fondo è lo stesso di chi sostiene Lindsay Clancy, il diritto di uccidere e l’indifferenza per la vita. In un celebre passo di Così parlò Zarathustra, Friedrich Nietzsche introdusse la figura dell’ultimo uomo. “Prossimo è il tempo in cui l’uomo non potrà più generare nessuna stella! Ahimè! Prossimo è il tempo del più spregevole tra gli uomini, che non saprà neanche più disprezzare se stesso. La terra sarà allora divenuta piccina, e su di essa saltellerà l’ultimo uomo che rimpicciolisce ogni cosa. La sua razza è tenace come quella della pulce; l’ultimo uomo vive più a lungo di tutti. Noi abbiamo inventato la felicità, dicono, ammiccando, gli ultimi uomini. “ E ancora: “di quando in quando un po’ di veleno: ciò produce sogni gradevoli. E molto veleno alla fine, per procurarsi una piacevole morte. “

 La caratteristica dell’ultimo uomo occidentale è l’estrema mediocrità del suo spirito che cerca solo comodità e sicurezza a norma di legge, rifuggendo ogni rischio. Un essere stanco della storia che ha trasformato il proprio io minimo nella misura universale del mondo; piccolo e grigio, edonista ed egoista, allergico a tutto ciò che sa di grandezza o di passione, indifferente alla bellezza e al dolore, che chiama felicità la sua meschinità. L’ultimo uomo è l’archetipo del nichilismo passivo, che distrugge attraverso l’ indifferenza e la negazione generalizzate. L’intuizione nietzschiana fu incompresa. Oggi la capiamo perché è sotto i nostri occhi: viviamo in società plasmate dal nichilismo degli ultimi uomini.

 La vicenda di Lindsay Clancy conferma che il presente è non solo l’epoca dell’ultimo uomo, ma anche dell’ultima donna. L’ uno esprime l’estinzione dei valori classici della virilità, l’altra incarna la scomparsa dei valori femminili. Il discorso femminista, soddisfatte da tempo le richieste di uguaglianza materiale e giuridica, si è spostato su temi che celano i germi dell’annientamento. In primo luogo l’idea che chiunque possa essere donna se si percepisce come tale (l’impostura queer), che implica la scomparsa della donna reale, materiale, in carne ed ossa. Poi la nozione secondo cui l’emancipazione consiste nell’odiare ciò che fonda la specificità femminile, il potere immenso di dare la vita, sino all’ infanticidio.

 Se la tua identità consiste nel cancellare i tratti oggettivi che la definiscono; se la tua libertà risiede nel distruggere ciò che soltanto tu puoi generare, uccidere il frutto del tuo grembo, allora tu, donna, cessi di esistere. La narrazione femminista estrema ha finito per portare alla morte della donna, manifestazione suprema di un’ideologia che ha già dissolto l’universo maschile. L’aspetto positivo di ciò che segna una fine è la speranza di un nuovo inizio. Nessuna società può sopravvivere con uomini che hanno smesso di essere uomini e donne che hanno smesso di essere donne. Goethe chiamò Mefistofele “ spirito che sempre nega”, una definizione magistrale del nichilismo. La vorace sequenza di negazioni del mondo moderno ci ha condotti al punto in cui non si può più negare nulla perché tutto è già stato negato. Dobbiamo ricostruire sul vuoto e recuperare le nozioni antropologiche fondamentali — uomo, donna, bene, male—uniche condizioni per la rinascita.