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Perón, Evita e Milei: quando l'Argentina smette di essere colonia e quando ci ritorna

di Francesco Petrone - 27/08/2026

Perón, Evita e Milei: quando l'Argentina smette di essere colonia e quando ci ritorna

Fonte: Francesco Petrone

Il peronismo nasce come incontro tra due mondi che in Argentina non si erano mai parlati. Da una parte un gruppo di militari nazionalisti, dall'altra la nuova classe operaia. Due categorie molto diverse che trovano una convergenza di interessi contro un nemico comune: l'oligarchia filo-inglese.
L'Argentina è un Paese ricchissimo ma negli anni trenta è di fatto una semi-colonia inglese. Il grano, la carne, le ferrovie, i frigoriferi, le banche e le assicurazioni sono inglesi. Il potere è nelle mani dell'oligarchia terriera. E' il periodo che gli storici chiamano Decennio Infame, dal golpe del 1930 al golpe del 1943. I brogli elettorali sono la norma con la cosiddetta "frode patriótica", votano i morti, la polizia porta la gente al seggio, e l'esercito fa da guardiano degli interessi britannici.
In quegli anni arrivano dai campi alla periferia di Buenos Aires milioni di operai senza diritti. Sono le teste nere del nord. Non esiste un codice del lavoro. Il Partito Comunista e il Partito Socialista sono partiti di immigrati italiani e spagnoli che parlano di rivoluzione ma non capiscono i bisogni del nuovo operaio argentino, che è cattolico, nazionalista e desidera un lavoro stabile.
Il cambiamento avviene dentro l'esercito. Cresce un gruppo di giovani colonnelli nazionalisti, il GOU, Grupo de Oficiales Unidos. Hanno letto sul fascismo europeo ma soprattutto conoscono la storia argentina e vogliono industrializzare il Paese per non dipendere più dall'Inghilterra. Tra loro c'è Juan Domingo Peron.
Il 4 giugno 1943 il GOU fa un colpo di stato contro i conservatori. Peron, che è colonnello, si fa dare un ministero che nessuno voleva perché considerato insignificante: il Dipartimento del Lavoro. In pochi mesi lo trasforma. Firma i primi contratti collettivi nazionali, crea i tribunali del lavoro, impone le ferie pagate, la tredicesima, l'indennità di licenziamento, l'orario di otto ore, legalizza i sindacati e li unifica nella CGT la Confederazione Generale del Lavoro. Va personalmente nelle fabbriche, cosa che nessun militare aveva mai fatto. Gli operai che prima votavano socialista o non votavano diventano peronisti.
Per questo si arriva al suo arresto. Contro di lui si forma un blocco di tre forze. La prima, l'oligarchia della Sociedad Rural e della Bolsa, che raccoglie i proprietari di 20 milioni di ettari. Peron ha creato l'IAPI, l'Istituto Argentino di Promozione dell'Interscambio, che compra tutto il grano a prezzo controllato e lo rivende all'estero tenendosi il margine per finanziare l'industria. I latifondisti perdono il 40 percento dei profitti in un anno e finanziano i partiti conservatori per farlo cadere.
La seconda, l'ambasciata degli Stati Uniti guidata da Spruille Braden. Miliardario proprietario di miniere in Cile, era stato ambasciatore a Cuba dove aveva fatto cadere un governo. Odia Peron perché l'Argentina non è entrata in guerra fino all'ultimo giorno e perché vende carne alla Spagna di Franco e all'URSS. Nel settembre 1945 Braden crea e finanzia l'Unione Democratica, stampa il Libro Azzurro contro Peron, il Blue Book on Argentina, dove lo accusa di essere nazista. Peron risponde facendo scrivere il Libro Azzurro e Bianco e lancia lo slogan che vincerà le elezioni del 1946: Braden o Peron. E' la prima ingerenza documentata degli USA in Argentina.
La terza, i partiti di sinistra. Qui avviene il paradosso più grande. Il Partito Comunista guidato da Victorio Codovilla e il Partito Socialista guidato da Americo Ghioldi si alleano con l'ambasciata americana e con l'oligarchia. Lo fanno perché seguono la linea di Mosca del 1945: tutti i governi che non hanno dichiarato subito guerra a Hitler sono fascisti. La Vanguardia socialista scrive: meglio perdere i diritti sociali che cadere nel fascismo. I comunisti fanno scioperi contro Peron insieme ai padroni. Da quel momento la classe operaia lascia il PC e il PS e diventa peronista al 90 percento.
All'interno dell'esercito c'è una grossa fazione filo-inglese guidata dal generale Eduardo Avalos, capo di Campo de Mayo. Saranno gli stessi del golpe del 1955. Chiedono al presidente Farrell di destituire Peron, che è vicepresidente, Ministro della Guerra e Segretario del Lavoro. Farrell cede. Il 9 ottobre 1945 Peron viene arrestato e portato sull'isola di Martin Garcia.
Non avevano capito che senza Peron gli operai della CGT non avevano più nulla da perdere. Il 17 ottobre succede l'impensabile. Senza partiti, senza giornali, senza camion, 300 mila operai a piedi da Berisso, Ensenada e Avellaneda attraversano il Riachuelo e occupano Plaza de Mayo sotto la pioggia chiedendo Vogliamo Peron. Le donne con i piedi nell'acqua perché non hanno scarpe. L'esercito cede e libera Peron che dal balcone della Casa Rosada dice: “Abbiamo fatto una rivoluzione pacifica”. In quell'occasione nasce il peronismo. Non come dottrina, ma come lealtà. Solo dopo Peron teorizza il giustizialismo: Justicia Social, il capitale deve servire il lavoro; Independencia Economica, niente FMI, industria nazionale; Tercera Posicion tra USA e URSS.
Dal 1946 Peron applica la terza posizione. Lo Stato pianifica con l'IAPI ed Evita distribuisce con la Fundacion Eva Peron senza burocrazia. Nazionalizza le ferrovie inglesi, paga tutto il debito estero nel 1952, non entra nel FMI, vende grano all'URSS quando gli USA la boicottano. Per Washington è un problema, per Mosca è un nazionalista utile ma sospetto.
Nel 1955 contro di lui si forma un fronte unico che sembrava impossibile: militari liberali e anglofili, Chiesa cattolica, Unione Civica Radicale, Partito Conservatore, Partito Socialista, Partito Comunista. Il 16 giugno 1955 l'aviazione della Marina bombarda Plaza de Mayo per uccidere Peron: 308 morti accertati, 800 feriti, bombe sulla folla. E' il primo bombardamento su una capitale in tempo di pace. Tre mesi dopo, il 16 settembre, la cosiddetta Revolucion Libertadora lo rovescia.
La giunta di Lonardi e poi Aramburu fa tre cose: dichiara illegale il peronismo, dichiara illegale anche il Partito Comunista che l'aveva aiutata, ripristina la pena di morte, riapre il carcere di Ushuaia chiuso da Peron e consegna l'economia al FMI. Aramburu riporta l'Argentina nel FMI dopo dieci anni di autarchia.
Da quel momento si apre un ciclo che arriva a oggi. Nel 1955 l'Argentina non aveva debito estero. Aramburu si iscrive al FMI e si indebita. Nel 2018 Mauricio Macri, di cui Milei è stato consulente, fa il prestito più grande della storia del FMI: 44 miliardi di dollari. Nel 2024-2025 Milei ne chiede altri 20 miliardi per tenere il peso ancorato al dollaro. Ogni governo non può più fare politica estera senza Washington.
Nel 1955 i generali dicevano che l'Argentina doveva tornare a essere il granaio del mondo e bisognava abbassare i salari industriali creati da Peron. Oggi Milei dice che deve tornare a essere una potenza agricola esportatrice, licenzia 33 mila statali, taglia le pensioni, toglie i sussidi a luce e trasporti. Il salario reale crolla del 30 percento in un anno ma l'inflazione scende perché nessuno compra.
Il nemico cambia nome ma il bersaglio resta lo stesso. Nel 1955 era il peronista sindacalizzato, nel 1976 il guerrigliero, oggi Milei chiama casta e comunisti tutti: peronisti, radicali, sindacati, movimenti, giornalisti. Ma come nel 1955 il PC storico è irrilevante mentre il peronismo resta l'unico con base operaia. Il bersaglio reale è ancora la CGT.
Anche la politica estera si rovescia. Peron vendeva grano a URSS e Cina e non riconosceva Israele. Milei fa l'opposto: dice di volersi convertire al giudaismo, sposta l'ambasciata a Gerusalemme, rompe con Cina e Brasile primi partner commerciali e vuole entrare nella NATO come partner globale. E' l'uscita definitiva dalla terza posizione. La differenza è che nel 1955 c'era un'industria da smantellare. Oggi dopo cinquant'anni di FMI ne è rimasto poco. E Milei non può promettere il modello agricolo inglese del 1900 perché le terre sono già in mano a cinque fondi americani: BlackRock, Vanguard, Cargill e Bunge.
La rottura con la borghesia fu anche scontro di mentalità. Lo mostra Eva Duarte. Buenos Aires negli anni quaranta è capitale mondiale della tratta delle bianche. La Zwi Migdal, mafia ebraico-polacca, gestiva duemila bordelli con trentamila ragazze portate dall'Europa dell'Est. La polizia prendeva tangenti, l'oligarchia ci andava. Le prostitute erano l'ultimo gradino, non potevano votare né entrare in ospedale, se morivano le seppellivano in cimiteri separati.
Quando Eva crea la Fundacion nel 1948 apre a tutti quelli che la beneficenza cattolica delle Dame di Beneficenza rifiutava: madri single, figli illegittimi, omosessuali e prostitute. Le chiamava mie ragazze. Le Dame avevano rifiutato Eva perché figlia illegittima e attrice. Lei si vendica togliendogli i fondi e dando tutto alla Fundacion.
Nel 1952 legalizza la prostituzione con due obiettivi scritti nei suoi appunti: togliere le donne dai ruffiani e darle allo Stato come lavoratrici con libretto sanitario, pensione e diritti, e permettere loro di votare. Nel peronismo la prostituta non è peccatrice ma lavoratrice sfruttata dal lenocinio borghese. E' un linguaggio socialista detto da una cattolica. Nel suo libro La razon de mi vida del 1951 Eva scrive: amo più una prostituta che ha fame che un oligarca che prega. Per Chiesa ed esercito era intollerabile. Il voto femminile è del 1947, voluto da Evita.
Peron diceva: l'economia non è mai libera, o la gestisce lo Stato a beneficio del popolo o la gestiscono le corporazioni a beneficio proprio. Milei rovescia il principio: per lui il mercato libero è l'unica libertà e lo Stato genera povertà e corruzione.