Il dominio della menzogna e quello della paura sono le chiavi dell’Imperialismo occidentale
di Sayyed Majid Emami - 28/02/2026

Fonte: Come Don Chisciotte
Mentre da un mese i media mainstream, per quanto concerne la crisi e i disordini del gennaio 2026 in Iran, rilanciano i numeri privi di significato di 40.000 e 60.000 vittime, recentemente Trump, senza presentare alcuna prova, ha rivendicato una cifra ancora diversa, a dimostrazione del fatto che i “nuovi spropositi” possono costituire di per sé una notizia, e che nell’era dei nuovi media è diventato predominante un nuovo “valore della notizia”, che potremmo definire come l’ossessione per “l’essere più nuovo”! Ma la cosa ancora più assurda è che tutti questi numeri e queste affermazioni contraddittorie vengono diffusi in rete simultaneamente.
Su questa base, nella filosofia politica e nell’etica politica neomoderna – ormai del tutto sottomesse agli algoritmi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione – occorre ribadire costantemente due parole chiave: “Pseudocrazia” (Dominio della Menzogna) e “Dominio della Paura”.
La Pseudocrazia si riproduce attraverso i seguenti strumenti:
- Pseudo-politica,
- Populismo e demagogia,
- Bugie Blu (Blue Lies): Menzogne raccontate dai politici per alterare la narrazione e la storia, ad esempio al fine di ricostruire o indirizzare la solidarietà di gruppo contro nemici immaginari o “ospiti indesiderati”.
D’altra parte, Montesquieu, nel suo libro Lo spirito delle leggi, guardando criticamente alla paura, riteneva che ogni tipo di governo abbia un proprio “movente”: il movente della repubblica è la “virtù”, mentre quello dei governi dispotici è la paura. Egli ne identificò anche il processo, ovvero la paralisi della volontà: in un sistema basato sul dominio della paura, l’obiettivo del potere è ridurre la capacità di pensiero e di azione dei cittadini al fine di trasformarli in sudditi obbedienti.
Nell’era moderna, e in particolare nel XX secolo, il concetto di Dominio della Paura nell’analisi dei sistemi totalitari (come nel pensiero di Hannah Arendt) ha assunto nuove dimensioni: Arendt si riferiva alla creazione di nemici immaginari attraverso l’esagerazione delle minacce esterne o interne (come i gruppi minoritari); tuttavia, una sua rilettura nell’era del cyberspazio e dell’egemonia mediatica ci impone di prendere in considerazione ogni meccanismo volto a mantenere la società in uno stato di perenne ansia sì da giustificare la repressione.
Il dominio globale della paura – non a livello nazionale, ma nell’arena del militarismo transfrontaliero con le decine di basi fisse e galleggianti (navali) degli Stati Uniti – mira alla “gestione dei nervi” e ad hackerare ogni questione politica antecedente alla paura stessa. Persino Hobbes, il filosofo della paura per eccellenza, non avrebbe mai immaginato che le “realtà politiche oggettive”, come lo Stato e la Nazione, potessero diventare così fluide e svuotate dall’interno.
Le paure ultra-strategiche mirano a dissolvere la coesione delle società, la volontà e il principio stesso della sovranità nazionale sul proprio destino.
Gli attuali leader degli Stati Uniti e del regime di occupazione sionista sono i principali portavoce di questo nuovo sistema basato sulla menzogna e sulla paura, laddove qualsiasi forma di opposizione e resistenza contro questo sistema, dalla Palestina all’Iran, rappresenta un ostacolo al declino assoluto della dimensione politica e della razionalità moderna nella deplorevole condizione in cui versa oggi l’umanità. Una resistenza che comporta un costo elevatissimo e che ha piegato, e continuerà a piegare, la schiena di grandi nazioni.
Sayyed Majid Emami è direttore dall’istituto culturale iraniano in Italia.

