In questa apocalisse, noi chi siamo? (Escatologia dominante vs. escatologia autonoma)
di Riccardo Paccosi - 03/03/2026

Fonte: Riccardo Paccosi
Alexander Dugin sostiene che la natura del conflitto geopolitico globale, consti innanzitutto di una costruzione escatologica.
I governanti di Israele hanno certamente il merito di avere esplicitato il loro eskathon: la Grande Israele, il Terzo Tempio e via dicendo.
Adesso, con l'uccisione della massima autorità religiosa, almeno la parte sciita del mondo musulmano si trova a dover parimenti interpretare il conflitto in termini di guerra finale contro l'Anticristo islamico.
L'America, oltre alla subordinazione alla narrazione sionista, esprime altresì una propria visione neocon che non è religiosa, ma invoca quel "destino" nazionalista e suprematista che, da sempre nella storia, svolge un ruolo equipollente a quello della religione.
I governanti europei, invece, perseguono la guerra per disperato automatismo; la loro fallita visione mercatista, il loro grado di nichilismo conseguente, non consentono loro di poter proporre neppure una narrazione apocalittica.
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I sionisti e i neocon da una parte, gli islamici dall'altra e infine i russi, stanno dando un senso e un significato al loro ruolo nel conflitto. E quel significato s'impone di riflesso su un'Europa priva di senso e quindi anche di narrazione.
Il punto cruciale, la domanda che come italiani pertanto dobbiamo porci, è la seguente: IN QUESTO SCENARIO, NOI CHI SIAMO?
Essere patrioti e, di conseguenza, affermare che nessun teatro di conflitto oggi acceso nel mondo corrisponde agli interessi dell'Italia, è certamente un buon inizio. Ma rivendicare la propria diserzione valoriale dalla guerra, non definisce il ruolo che abbiamo dentro una narrazione che comunque pervade tutto, non qualifica quale sia la soggettività storica che dovremmo riconoscere e perseguire.
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Potremmo allora iniziare a rispondere a tali interrogativi definendo in primo luogo, alla Montale, ciò che non siamo.
Poi, potremmo raccogliere in elenco quali siano i nostri retaggi - il cristianesimo, il Mediterraneo, il retaggio greco-romano, eccetera - e capire quale di essi possa essere il perno sul quale immaginare e costruire un destino autonomo.
Infine potremmo chiederci se non ci sia, anche e soprattutto, qualcosa da ricercare ancora più a fondo: ovvero la sfera dell'umano in quanto tale, ovvero il sentimento di comunione fra gli esseri umani oggi azzerato.
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Questo perché la definizione stessa dell'umano - a causa della tecnologia e della filosofia postumanista che ne sta indirizzando lo sviluppo - è la posta in gioco finale di tutta la baraonda che sta travolgendo il mondo.
Riguardo a questo specifico aspetto, va detto che, comunque vada, il mondo potrà continuare a esistere, certo; ma per l'umano, quella che si prospetta è davvero e a tutti gli effetti una Battaglia Finale.
La possibile epifania d'una rinascita dell'umano, quindi, potrebbe essere la chiave per una costruzione escatologica autonoma da quella dominante.

