L'Italia tradita: quando i puritani hanno consegnato il Mediterraneo alla grande finanza
di Francesco Petrone - 22/10/2026

Fonte: Francesco Petrone
Esiste un profilo psicologico e culturale dell'uomo mediterraneo. È la distinzione più antica della geopolitica italiana, viene dallo storico francese Fernand Braudel e poi da Carl Schmitt. L'uomo mediterraneo vive di contrattazione, di porto, di trattativa. Da Venezia a Napoli a Palermo, la ricchezza è fare da intermediario tra Oriente e Occidente. Il suo è un tempo ciclico perché legato all'agricoltura, alle stagioni, alla raccolta, al riposo. Non vive un tempo lineare.
È un uomo con una cultura fortemente comunitaria. Ha molto spiccato il senso della famiglia, addirittura come clan, paese, clientela, campanile. Non è un individuo. La fiducia non è riposta nel contratto, ma nella persona. Apparteneva a quella cultura della stretta di mano, a un'economia di relazione che dà credito perché c'è un legame, non per il rating. Non per nulla antiche divinità come Mitra e Marduk erano detti gli dei della stretta di mano. Anche il potere è personalistico. Il capo è padre. Alcuni politici italiani hanno rispecchiato questo tipo umano: Mattei, Fanfani, Moro, anche Berlinguer, inconsapevolmente, erano prototipi di questa umanità. Devono vedere, toccare, distribuire. IRI, Cassa del Mezzogiorno, ENI sono stati gli strumenti caratteristici di questa cultura mediterranea in cui il centro distribuisce alla periferia per tenerla legata. Come la religione, che sia cattolica, ortodossa o islamica. È incarnata. Dio si fa pane, si fa festa di paese. Non è astratto.
I liberi Comuni e le Signorie sono la prima forma compiuta di questo modello. Il Comune medievale non è lo Stato moderno atlantico, astratto e procedurale. È una famiglia allargata: arti, corporazioni, contrade, famiglie che si giurano fedeltà. La ricchezza non viene dalla fabbrica anonima, ma dalla bottega, dal porto, dalla banca di famiglia. La Signoria poi è l'evoluzione naturale: quando il Comune non regge più le faide, non chiama una costituzione, chiama un padre come i Medici a Firenze, gli Sforza a Milano, gli Este a Ferrara, i Malatesta a Rimini. Un uomo che tiene insieme con la relazione, non con la norma. È lo stesso schema di Mattei e di Andreotti, mille anni dopo. Per questo l'Italia dal 1945 al 1975 rispecchia un'anima mediterranea. Anche nella cultura comunista, è mediterranea: con Gramsci, Togliatti, Berlinguer, tutti pensano a un comunismo di comunità, di sezione, di festa dell'Unità.
È l'esatto contrario dell'uomo atlantico, proiettato verso la lontananza, verso il rischio, come in Inghilterra, Olanda, USA. Il loro tempo è lineare, progressivo. Ritengono il futuro sempre migliore del passato. Produrre, investire, crescere all'infinito. Il tipo di uomo è individualista e protestante. Contratto, non relazione. La fiducia è nel sistema, non nella persona. Rating, borsa, tribunale. Non occorre la conoscenza diretta. Il potere è anonimo, procedurale. Non un padre, ma la regola. Banca Centrale indipendente, mercato, Commissione Europea. Non occorre vedere il capo, ma rispettare la procedura. La morale è protestante, calvinista. Dio è lontano, è norma. La ricchezza è segno di elezione, la povertà è colpa.
Quando Andreatta compie con Ciampi il divorzio dalla Banca d'Italia, quando Prodi smonta l'IRI, quando Ciampi entra nello SME, stanno facendo una mutazione antropologica e culturale. Stanno convertendo l'Italia da paese mediterraneo a paese atlantico. Da economia di relazione a economia di contratto. Da famiglia-impresa a S.p.A. quotata. Da energia negoziata con Gheddafi a energia comprata sul mercato spot olandese. Da lira che si svaluta per aiutare l'esportatore a euro forte che premia il rentier. Il problema consiste nel fatto che l'italiano medio è mediterraneo. Sa lavorare benissimo in un sistema di relazioni, di fiducia personale, di piccola impresa, di flessibilità. Non sa lavorare in un sistema atlantico di grandi corporation anonime, di finanza, di procedure. Per questa ragione dopo il 1992 si spacca tutto. Mentre l'economia diventa atlantica, l'uomo resta mediterraneo. E quindi smette di produrre e inizia a vivere di rendita, di turismo, di sussidi.
Se prendiamo dei personaggi a caso, possiamo fare dei profili culturali e psicologici e guardarci allo specchio. Mussolini, ad esempio, è il prototipo della mentalità mediterranea. Romagnolo, socialista, poi affascinato dall'Impero. L'idea stessa di Stato corporativo è mediterranea: non il mercato che regola, ma le corporazioni, i mestieri, le famiglie di mestiere che si mettono d'accordo sotto un padre. L'IRI nasce con lui nel 1933, per salvare le banche, non per liberismo. E la politica estera è tutta Mare Nostrum: Libia, Balcani, Etiopia. Vuole il petrolio, non l'Atlantico. Gramsci è sardo, mediterraneo per eccellenza. Il suo comunismo non è quello di Lenin con la fabbrica. È quello dei contadini meridionali, del folklore, del senso comune. L'egemonia non è prendere il Palazzo d'Inverno, è conquistare la chiesa del paese, la scuola, il bar. Il Quaderno sul Mezzogiorno è il manifesto del comunismo mediterraneo: alleanza tra operai del Nord e contadini del Sud, non dittatura del proletariato. Del Noce, filosofo torinese ma molisano d'anima, cattolico, ma il suo cattolicesimo è agostiniano, non tomista, dice una cosa che spiega tutto: il fascismo e il comunismo in Italia non sono parentesi, sono conseguenze del Risorgimento incompiuto. L'Italia non ha mai avuto una rivoluzione protestante, è rimasta cattolica e comunitaria. Per questo sia Mussolini che Gramsci sono possibili solo qui.
Fanfani, aretino, il suo piano INA-Casa è mediterraneo puro: non dare soldi, dare una casa dove mettere la famiglia. La sua idea di DC non è partito liberale, è ordine francescano: i laureati cattolici che vanno a gestire l'IRI come monaci che gestiscono un monastero. Andreotti è il più mediterraneo di tutti dopo Mussolini, ma in versione romana. Andreotti non ha idee, ha relazioni. Il potere non è programma, è rubrica telefonica. Sa chi è il cugino di chi, chi ha sposato chi, chi deve un favore a chi. Governa l'Italia per 40 anni senza mai vincere un'idea, solo tenendo insieme i pezzi. È il capobastone del porto. Berlinguer è sardo come Gramsci, cattolico come Fanfani. La sua austerità non è protestante. È francescana. Quando dice "siamo una società che spreca", non sta parlando da banchiere centrale. Sta parlando da prete di Barbagia che vede i pastori che comprano la Fiat 128 a rate. La questione morale è mediterranea: il politico deve essere come il prete, povero.
Perché risultano essere tutti mediterranei? Perché nessuno di loro crede davvero nel mercato autoregolato o nello Stato procedurale atlantico. Tutti credono che l'economia sia politica, che la politica sia relazione personale, che il capo debba essere visto e toccato. La rottura atlantica arriva dopo di loro, con la generazione di Andreatta, Prodi, Ciampi, Draghi: gente che non ha più il paese, la sezione, la parrocchia, ma ha l'università americana, il master, la Banca Centrale al posto della Cassa rurale.
Non esiste un'Europa. Esistono due Europe, due universi quasi opposti, due civiltà inconciliabili: una mediterranea che vive di comunità, di relazione e di padre, e una atlantica che vive di contratto, di procedure e di mercato. L'errore storico è stato credere che la seconda potesse governare la prima senza distruggerla.
