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Se la situazione è rivoluzionaria, bene. Se no, il disordine colpisce sempre il Popolo perchè i ricchi sanno come cavarsela

di Antonio Catalano - 22/10/2026

Se la situazione è rivoluzionaria, bene. Se no, il disordine colpisce sempre il Popolo perchè i ricchi sanno come cavarsela

Fonte: Antonio Catalano

Così rispondeva a un certo punto il vecchio comunista al più giovane di lui dirigente che lo prendeva in giro per il suo essere uomo d’ordine. Dal romanzo la “Confusione morale” di Lodovico Festa.  
I fatti di sabato e domenica ci permettono di mettere a fuoco (eh!) una verità che emerge con forza, tranne accontentarsi di spiegazioni incerte e confuse, intrise di sociologismo a buon mercato, alla Ilaria Salis tanto per intenderci. La verità di una società “aperta” del tutto fallimentare… altro che le bellezze del mondo multiculturale!
Come ci si poteva pensare che far entrare ogni anno centinaia di migliaia di immigranti non regolari, ai quali vanno aggiunti quelli regolari previsti dal decreto flussi dell’attuale governo, fosse del tutto indifferente ai fini del mantenimento di un sano e corretto equilibrio?
Un corpo sociale sano “digerisce” ingressi stranieri, entro limiti non valicabili, solo a condizione di mantenere ben salda la propria identità, intesa come quell’insieme di regole, usi e costumi che caratterizzano una determinata società e popolo. Ma quando questa identità si sfalda, perché i processi di globalizzazione lo impongono, e addirittura viene derisa dai cantori della inclusione a prescindere, è chiaro che si crea la condizione di mancanza di rispetto verso gli autoctoni, i quali a un certo punto (specialmente nel Nord) avvertono la strana e non piacevole sensazione di essere “ospiti a casa propria”.
Se si perde il senso della propria identità, annacquata da ideologie accoglientiste-arcobaleniche, diventa inevitabile che si instauri un clima di forte tensione inter etnica, che produce non l’affermazione di un nuovo ordine, ma la “barbara” supremazia di comportamenti strafottenti e indifferenti sugli ormai deboli richiami a un ordine che non si capisce più quale debba essere.
Le nostre società super porose sono impregnate di ideologia "inclusiva", vissuta come accoglienza indiscriminata del “migrante”, mito fondativo della società globalista senza confini, no border. E se poi mettiamo che lo spazio della vita pubblica è colonizzato dalla “iper moralità”, dalla tendenza cioè a tradurre ogni questione – che sia economica, politica, ambientale eccetera – a questione morale, bene, allora salta ogni perimetro, ogni argine, si annulla ogni possibilità di giudicare e decidere ciò che è bene e ciò che è male. 
Un relativismo totale che conduce alla “immoralità” del giudizio (“scusami se ho avuto un tono giudicante”) e alla scomparsa di qualsiasi barriera tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato fare. Un vuoto, naturalmente, che non rimane tale, ma che viene saturato da un nichilismo distruttivo che non chiede il permesso a nessuno per esprimersi in tutte le sue manifestazioni “trasgressive” e spesso tracotantemente violente.
Quel nichilismo così ben raccontato dai “Demòni” di Dostoevskij, che magistralmente lo descrive come forza distruttiva e disgregatrice, da lui spiegata col rifiuto e dalla morte di Dio, inteso come garante di quei valori spirituali tradizionali.
Ebbene, se noi non abbiamo da offrire un’identità culturale, sociale, fatte di regole ben precise da far osservare senza se e senza ma, possiamo meravigliarci che nelle nostre città crescano umori, comportamenti del tutto indifferenti a qualsiasi richiamo d’ordine? 
Possiamo mai pensare che i maranza, educati non tanto dalle sure del Corano, ma dai versi di una trap che istiga alle peggiori porcherie (violenze, stupri, ostentazione di una ricchezza pacchiana…), possano poi essere richiamati ai giusti e civici comportamenti quando si danno appuntamento in piazza? 
E come possono pentirsi della propria amoralità quando sfilze di intellettuali, di progressisti, di politici si sperticano per offrire un quadro giustificativo ai loro comportamenti, ripetendo la stanca litania del disagio sociale? 
Pensate un po’ a quello che ha detto il responsabile della comunicazione della Feltrinelli, Massimiliano Tarantino, dopo la devastazione fatta dai maranza incappucciati della propria libreria di Porta Nuova a Torino. «I ragazzi sono entrati semplicemente perché inseguiti dalla Digos, terrorizzati dalla polizia, per questo hanno vandalizzato, lo hanno fatto sì, ma perché mossi dall’impeto». «Non odiano noi… Avrebbero scassato una banca americana o una magari Mondadori!... Non si tratta di ringraziarli, né di condannarli, ma di capirli… Non ci metteremo certo a piangere perché ci hanno buttato giù due libri…». (Una magari Mondadori…)
Questo è il clima di comprensione, che riguarda tutto quel mondo che in un modo o nell’altro rivendica la primazia della lotta per la giustizia sociale ma che nella realtà difende a spada tratta l’ordine politico e istituzionale europeo che fa da cornice alla globalizzazione. 
Basti pensare che si è scomodato lo stesso Mario Draghi. Il quale, in un’intervista, ieri spiegava che “i giovani si sentono esclusi da una società anziana”. Mario Draghi, l’emblema della disciplina euro, del rigore economico, il paladino delle sanzioni e del riarmo contro la Russia …! Mentre sugli agricoltori, i pescatori, gli autotrasportatori del Sud l’ex presidente della banca europea nessun cenno, perché lì dovrebbe parlare in difesa delle politiche antirusse europee…
Lo scarto abissale che c’è tra il nostro “accogliente” e “inclusivo” mondo e il resto del Pianeta, dove di questa fuffa non sanno che farsene, ce lo dà un fatto fresco fresco accaduto la settimana scorsa in Arabia Saudita. Due cittadini del Bangladesh (quindi mussulmani) sono stati giustiziati dopo essere stati riconosciuti colpevoli di un “atto immorale” avvenuto in moschea, così come spiegato dal Ministero dell’Interno saudita. Il quale ha inoltre avvertito che chiunque tenti di commettere reati simili dovrà affrontare conseguenze legali.
Mentre noi che non abbiamo uno straccio di condizioni da porre, di regole da far rispettare, di valori da indicare concediamo tranquillamente la libertà a tutti di essere blasfemi, di irridere ai simboli della cristianità, rinunciamo per “rispetto”, per non “offendere”, per non “discriminare”, a servire carne di maiale nelle mense scolastiche o addirittura a pronunciare l’augurio di buon Natale… 
Il problema non è l’Islam che vuole conquistarci, siamo noi che non abbiamo nulla da difendere. Si vadano ad ascoltare le parole profetiche pronunciate nel 2004 dall’allora cardinale Ratzinger a proposito di un’Europa preda dei suoi sensi di colpa (qui: https://www.youtube.com/shorts/uDx2Bt83rc4)
[La foto del post riporta l’incendio della torre del Municipio di Limoges, poi crollata]