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La guerra cognitiva e l’attendismo italiano

di Lucio Caracciolo - 21/06/2026

La guerra cognitiva e l’attendismo italiano

Fonte: La Repubblica

L’appassionante duello dialettico Meloni-Trump sta volgendo in commedia la tragedia della frattura dell’Occidente. Anzi, delle sue fratture multiple: fra Europa e America, ma anche nel corpo della scoppiatissima “famiglia” europea e nella rissa originaria d’Oltre Atlantico. Perché questo caos senza precedenti discende da quella che a tutti gli effetti è guerra civile stars and stripes a intensità ogni giorno meno bassa.

L’attuale civiltà mediatica, isterizzata dalla dittatura del “tempo reale”, dall’anarchia disinformativa dei social e dalle propagande di guerra, solleva un fumo irrespirabile che oscura l’orizzonte, accorcia il pensiero. Impressiona il volume dei bit dedicati alle battute dei nostri leader, quasi avessero un qualche rapporto con quanto accade nei teatri bellici che incombono sui nostri confini. Nella migliore ipotesi, profonde dispute geopolitiche vengono delibate alla superficie delle cronache, esse stesse volte in strumento bellico sotto l’accattivante insegna della guerra cognitiva.

La personalizzazione del conflitto, quasi le guerre senza limiti fossero replica di antichi duelli dei capi, contribuisce a farci perdere l’orientamento. In chiaro: qui rischiamo di finire tutti in guerra senza accorgercene. Il rumore delle bombe potrebbe coglierci con lo sguardo fisso sullo smartphone, rapiti dall’ultimo tweet di Trump travestito da sé stesso.

Ora, che compito di qualsiasi governo responsabile sia quello di curare la tranquillità del popolo, di non eccitarne paure o altri pericolosi istinti, sottoscriviamo. Ma se tanto giusta precauzione si riduce a mettere la testa nella sabbia per non vedere, dunque confessarsi di non saper che dire e fare, rischiamo grosso. Prendiamo dunque per buona la parola di Meloni che dichiara chiusa la bizzarra polemica con Trump e aggiungiamo, per quel che (non) conta, di poter sopravvivere all’incertezza su chi e cosa sia stato all’origine di tanto vano clamore. Notiamo solo che non sposta di una virgola l’emergenza in cui ci dibattiamo, consapevoli o meno.

vero che la storia non procede lineare. Ma è anche vero che a sguardo per quanto possibile freddo osserviamo il formarsi di un uragano che presto potrebbe coinvolgerci molto direttamente. E che già lo fa in via sempre meno indiretta. Intendiamo il convergere tra la guerra di Ucraina e le guerre di Israele. Ormai una sola equazione. Congiunte non solo nel traffico di armamenti, informazioni e mercenari fra i vari fronti mediorientali e l’ucraino, ma dalla totale assenza di prospettive di pace. Nemmeno di veri cessate-il-fuoco. Ci vuole davvero una forte dose di incoscienza per prendere sul serio le tregue proclamate da questa o quella parte. O le finte diplomatiche di russi e ucraini, nessuno davvero disposto a cessare un massacro di cui si è perso il senso su entrambi i fronti – le rispettive difficoltà di reclutamento (eufemismo) ne sono testimonianza.

In tutto questo, noi italiani spicchiamo per attendismo. Non è ben chiaro chi o cosa aspettiamo, ma ci siamo assegnati lo status di osservatori, peraltro disattenti e comunque ininfluenti. Una scossa ci è venuta nelle ultime settimane scoprendo gli effetti ancora limitati del blocco di Hormuz sulle bollette energetiche – potenza dell’economicismo nostrano. Senza per questo spingerci ad agire.

In sette parole: Italia, se ci sei batti un colpo. Lancia una tua iniziativa diplomatica, con chi ci sta o anche senza. Sfrutta lo slancio della Roma vaticana, con il papa che si spende sul fronte non solo comunicativo, con lingua piana, idee forti e lingua semplice. Possiamo smetterla di rifugiarci dietro paraventi inesistenti, di invocare il diritto internazionale che non c’è, appellarci allo zero delle Nazioni Unite, nasconderci dietro la cosiddetta Europa plurifratturata, nella sua parte nord-orientale già sul piede di guerra contro l’imminente invasione russa? E’ troppo immaginare che la Roma italiana proponga anche solo un’apertura di dialogo a Ucraina e Russia, Israele e Iran, prima che quelle stragi involvano al grado atomico? Ogni tanto è bene testimoniare la propria esistenza in vita, prima che altri ti certifichino defunto.