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La questione Ucraina non è un capitolo dell’eterno conflitto tra libertà e oppressione

di Marcello Veneziani - 27/02/2022

La questione Ucraina non è un capitolo dell’eterno conflitto tra libertà e oppressione

Fonte: Marcello Veneziani

La questione Ucraina non è un capitolo dell’eterno conflitto tra libertà
e oppressione. Questa rappresentazione ideologica e moralistica esclude
la questione centrale che è di natura geopolitica con i suoi corollari
storici, economici e sociali. Il problema è che l’Ucraina non è
Occidente, per natura, cultura, storia e religione ma lo è solo rispetto
alla Russia. Anche se il mercato globale e le oligarchie locali spingono
verso ovest. Ma la Russia non può essere assediata dall’Occidente, ha
bisogno di zone franche.
Collochiamo la storia dell’Ucraina nel suo destino geopolitico: essendo
una terra di frontiera, border line, come dice il suo stesso nome,
l’Ucraina ha vissuto sulla linea di confine tra oriente e occidente,
esposta all’impero ottomano, ai mongoli, alla Polonia, e alla grande
Russia. L’Ucraina è stata nazione diversa dalla Russia ma unita alla
Russia, non solo dal legame religioso ortodosso. Del resto Rus si
chiamava anche la nazione di Kiev già mille anni fa, all’ombra della
chiesa di Costantinopoli-Bisanzio. Per secoli l’impero russo dominò
sull’Ucraina, e nel suo periodo estremo gli zar cercarono di
russificarla. I russi furono e sono una corposa minoranza nel Paese,
anche se l’Urss impose come lingua ufficiale il russo anzichè l’ucraino.
Poi dopo le turbolenze seguite alla Rivoluzione bolscevica, cent’anni
fa, Lenin impose la repubblica socialista sovietica ucraina. E dopo
alcuni decenni Kruscev impose di donare all’Ucraina la Crimea che mal
sopportava l’annessione sentendosi pienamente russa. E’ per questo che
alcuni anni fa la Crimea riuscì a liberarsi della Ucraina e tornò russa.
Nel ’90 l’Ucraina si affrancò dall’Urss in caduta, dopo aver vissuto la
tragedia di Cernobyl del 1986. I fatti recenti sono noti.
Cambiamo scenario. La Russia non è più come ai tempi dell’Unione
sovietica un impero mondiale alla pari degli Stati Uniti, ma non è
nemmeno solo una potenza regionale, periferica o una potenza in
disfacimento come prima di Putin; si dovrebbe riconoscere un’area
circostante di rispetto in cui evitare di stringere la Russia in assedio
da tutte le parti. E invece, oltre a prefigurare l’entrata dell’Ucraina
nell’Unione europea, importante per loro dal punto di vista
economico-commerciale, significa già entrare come altri paesi ex
sovietici, sotto l’influenza dell’Alleanza Atlantica; ma ora si stavano
bruciando le tappe per collocare la basi militari della Nato in Ucraina.
Vi ricordate che successe a parti invertite quando a Cuba l’Unione
Sovietica stava puntando i suoi missili contro gli Stati Uniti? Come
sempre fu il “pacifista”, umanitario e democratico Kennedy che usò la
forza e sfiorando il conflitto mondiale evitò quella minaccia
contrapponendone un’altra. E vi ricordate gli interventi militari in
Kosovo, le bombe umanitarie di Clinton, la Libia, l’Iraq, la Siria?
Perché non dovrebbe fare la stessa cosa Putin? Certo, Putin non è un
simpatico liberal-democratico, la sua è un’autocrazia con tratti
illiberali, inquieta il suo curriculum, il suo modo di comportarsi, la
guerra.
La soluzione ideale sarebbe stata: la Nato rinuncia alle basi in
Ucraina, il processo d’integrazione europea non può prevedere una rapida
integrazione ucraina. E la Russia rinuncia a invadere l’Ucraina e
sottometterla al diktat russo, limitandosi a chiedere rispetto mondiale
per una potenza di area così importante e garanzie per la minoranza
filorussa e il Donbass. Le diplomazie sono complesse ma si può trovare
un punto d’equilibrio se c’è questa volontà. Ma se si parte dalla
pretesa che il mio allargamento è nel nome della Libertà e del Progresso
e il tuo è solo aggressivo e regressivo, non si raggiunge nessun
accordo. Che direbbero gli Usa se il Messico schierasse davanti a loro
basi russe?
La follia di questa situazione è che le sanzioni colpiscono poco la
Russia e molto l’Europa; e l’Unione europea, per fedeltà all’alleanza
atlantica, dovrebbe accettare di perdere una sponda fondamentale ad
oriente, perdere affari, energie, gas, solo per assecondare lo spirito
pio dei democratici e del loro malfermo fantoccio, Joe Biden.
Il danno aggiuntivo è quello di spingere la Russia nelle braccia della
Cina, comunista e colonialista, un nuovo impero in espansione che ormai
dilaga dappertutto, in Europa come in Africa e in Asia. E la Cina mostra
di ritenere (giustamente) inefficaci le sanzioni pur ritenendo
deplorevole la minaccia di Putin e guarda come va la situazione perché
freme dalla voglia di occupare Taiwan. Mai le sanzioni, a mia memoria,
hanno migliorato le situazioni; hanno inacidito i rapporti, inasprito le
relazioni, legato i popoli ai regimi sanzionati. E hanno prodotto alla
fine ciò che dicevano di evitare: guerre, invasioni, attacchi
terroristici, bombardamenti anche sulle popolazioni civili come l’infame
embargo ai medicinali in Iraq e in Medio Oriente.
So che in Italia tutti hanno paura di non dire in premessa che sono
zelanti e proni all’Alleanza Atlantica, capeggiati dal più zelante e
guerrafondaio Pd; ma si tratta di avere il coraggio, almeno accennato da
francesi e tedeschi, di non mettersi contro se stessi, contro la realtà
geopolitica per far piacere agli Stati Uniti, dando pure vantaggi
insperati alla Cina. Draghi è sempre angloamericano, allineato, gli
altri sono al seguito, Mattarella non si è ancora ripreso dalla
rielezione, il ministro degli esteri Di Maio gioca ai soldatini e i
tutori non vogliono che vada in Russia. Si dovrebbe andare in altra
direzione, ridiscutere la Nato come delega agli Usa della sovranità
mondiale, far valere sul serio le sovranità, i patti e le unioni
europee. E invece andiamo alla chiamata alle armi americane tirando il
freno e sorridendo alla Russia, per cercare di salvare il salvabile. Ma
ora è troppo tardi, è già tempo di guerra.