La teosofia sciita e le sue aspettative escatologiche
di Dario Chioli - 01/03/2026

Fonte: Dario Chioli
Chiunque abbia letto le opere di Corbin o di altri sul pensiero sciita, nutre quasi inevitabilmente un certo rispetto verso la teosofia sciita e le sue aspettative escatologiche. Sente in essa all'opera potenti Archetipi che parlano alle radici stesse della natura umana, del tutto contrapposti alla degenerescenza del mondo peggio che profano che sperimentiamo in occidente oggi.
I valori simbolici sono eloquenti: da un lato l'Imam nascosto, della stessa categoria del Mahdi, del Cristo Venturo, del Saoshyant, del Kalkyavatar, del Bodhisattva Maitreya; dall'altro lato lo squallore di una vita sempre più materiale, con le sue deviazioni orribili, talvolta sataniche, un'illusione di libertà che non è che arbitrio del più forte. Da un lato l'aspettativa di un mondo rinnovato, armonico col mondo dello Spirito e le sue meraviglie; dall'altro una specie di infernale ospizio dove i grandi demoni si nutrono senza piacere del dolore e dei dolorosi pensieri dei demoni più deboli, invitandoli a fare altrettanto con coloro che non rientrano nel loro inferno.
*La bandiera rossa issata sulla Moschea di Jamkaran, nei pressi di Qom, è un segno carico di memoria storica e significato religioso per l’Iran sciita. Nella tradizione sciita il rosso richiama il sangue versato ingiustamente e la richiesta di giustizia, un simbolismo che affonda le radici nel martirio dell’Imam Husayn a Karbala nel 680 d.C., evento fondativo dell’identità sciita.

